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Manips. Draco Malfoy
Manips: Draco Malfoy:
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Illustrazione per la fanfiction: Harry Potter e il mistero del Biancospino. (Illustration for fanafiction: Harry Potter and mystery of the hawthorn.)
Fanfiction or Fanfic link II
Cap I Il filo del Destino
(...)- Ti avevo dato un ordine semplice e tu... - gli occhi rossi dell'uomo ridotti a due fessure pericolose, un ghigno sinistro a deformargli viso da rettile.
- Non solo non sei riuscito a compierlo, ma hai persino tentato di ostacolare chi lo ha adempiuto al tuo posto! - disse prendendo il giovane per i capelli per costringerlo a guardarlo in faccia.
Draco non rispose e con coraggio sostené lo sguardo accusatore del suo Signore.
- Sai cosa ti aspetta, vero? - sibilò Voldemort malevolo spingendo con un calcio Draco lontano da sé.
Il ragazzo restò silente guardando con sfida il suo Signore puntargli contro la bacchetta e sibilare: - Avada Kedavra!(...)
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Titolo: HARRY POTTER e il mistero del Biancospino
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero;
Personaggi: Sirius Black, i Malfoy, i Black, Voldemort, oc, Viktor Krum, Mangiamorte, Ordine della Fenice, Trio, Blase Zabini, Tutti;
Pairing: Bill/Fleur, Draco/Hermione/Ron, Harry/Ginny/OC, Remus/Tonks;
Era: Post-HBP, Harry a Hogwarts (1991-1998) e post.
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali;
Sintesi:
Storia: A Capitoli.
Conclusa: No
Capitoli: prologo - Capitolo I - II -III - IV - V - VI - VII - VIII - IX & X - XI - XII - XIII

Capitolo XIII
Tela di inganno e sofferenza
Parte III
Con i capelli e il respiro ancora accelerato, Draco era seduto sul letto lo sguardo rivolto al cielo stellato oltre la grande vetrata ad arco della sua stanza.
Aveva appena avuto un incubo e il sudore brillava come rugiada sul pallido viso baciato dalla luna.
Sebbene la sua espressione fosse, era sereno.
Hermione, impegnata nella preparazione di una pomata cicatrizzante, ogni tanto gli lanciava fugaci occhiate per sincerarsi delle sue condizioni psicologiche.
Quando ebbe terminato la pomata, lo raggiunse.
Draco non si accorse di lei e vedendolo così assorto nei suoi pensieri, Hermione sorrise.
Si inginocchiò davanti a lui e gli prese dolcemente la mano sinistra per visionare se la fasciatura al polso aveva fermato l'emorragia.
- Mudblood…?
Hermione alzò lo sguardo verso lo Slytherin e lo guardò severa.
- Che…? – chiese incerto. La guardò in un modo strano, come se faticasse a riconoscerla.
Hermione trattenne il fiato mentre il ragazzo aggrottava i sopraccigli come se stesse cercando di ricordare qualcosa; poi, improvvisamente, un lampo attraversò il suo sguardo e la sua espressione mutò radicalmente.
- Che fai? – questa volta non c’era incertezza in quella domanda, e il tono con cui l’aveva pronunciata lei lo conosceva fin troppo bene. - Mi cadi ai piedi?
Hermione assottigliò gli occhi riducendoli a due piccole fessure in cui ardeva il fuoco dell’esasperazione unita alla rabbia.
Draco aveva stampato sul viso il suo solito ghigno sprezzante e il tono della sua voce era volutamente insolente e derisorio.
- Non preoccuparti, Malfoy… - sibilò truce. - Non cadrei ai tuoi piedi neanche se inciampassi!
Contemporaneamente alla risposta acida che la Serpe gli aveva strappato di bocca, Hermione lo afferrò per il braccio ferito, stringendo con l’intenzione di fargli male… molto male!
- Ahia! Hai la delicatezza di un Troll, Mudblood!
Hermione lo ignorò e rigirò il braccio esaminandolo con attenzione.
Ammetto che lo preferisco così... pensò continuando il suo esame.
Questa versione di Malfoy la so gestire meglio, e se si comporta così significa che, per il momento, sta bene!
- Devo cambiarti le fasciature e medicarti le ferite, togliti la camicia. - ordinò prendendo la ciotola con la pomata e le bende pulite che aveva appoggiato sul comodino.
Draco ghignò. - Mudblood... non pensavo che ci tenessi tanto a vedermi nudo! – sussurrò, lascivamente, guardandola negli occhi.
Hermione arrossì, ma non abbassò lo sguardo. - Non ci tengo affatto! - sibilò diventando ancora più rossa quando Malfoy si leccò provocantemente le labbra.
- Bugiarda! - rispose sorridendole sornione.
Vai al diavolo, Malferret! Imprecò Hermione roteò gli occhi al cielo. - Piantala e togliti la camicia!
Sebbene volesse mostrarsi indifferente e persino scocciata per i capricci di un bamboccio insolente, la sua voce risuonò acuta ed isterica.
Piena di rabbia verso se stessa per aver fatto trapelare il suo imbarazzo, serrò con forza le dita intorno alla ciotola e lo fissò rabbiosamente.
- A me sembra che tu ci tenga particolarmente, invece! – replicò Draco mellifluo, un sorriso vittorioso sul viso.
Hermione lo fulminò con lo sguardo mentre la risata allegra dello Slytherin risuonava nella stanza.
- Quindi… sussurrò il ragazzo diventando improvvisamente serio. – perché non me la togli tu?
Una luce strana gli illuminava lo sguardo ed Hermione rabbrividì.
Solo un’altra volta l’aveva guardata così.
***
Desia, incatenata e scortata da quattro guardie, attraversò l'ingresso dell'aula del tribunale.
La sala brillava di una morbida e soffusa luce diramata da due grandi bracieri posti ai lati di un grande trono, e dalle fiaccole appese alle colonne corinzie di marmo bianco.
Il soffitto era decorato con scene del giudizio universale e un profumo dolce pervadeva l'aria, un'essenza che a Desia risultò stomachevole, odiava l'odore dell'incenso e degli oli profumati.
I Cavalieri, di guardia lungo le pareti, la osservavano con timore e circospezione, mentre gli anziani, dall'alto dei loro scranni, posti ai lati del trono, bisbigliavano tra loro con evidente eccitazione.
La ragazza li guardò sprezzante mentre veniva "gentilmente" sospinta verso il palchetto posto di fronte al trono.
Appena salì su di esso si attivò un incantesimo che fece apparire un pentagono sotto ai suoi piedi da cui si diramò, avvolgendo l’intero palchetto circolare, una colonna di luce che la imprigionò.
Incantesimo Protettivo ed Incarcerante… e meno male che questi Incendiari di Streghe odiano la magia!
Desia tese una mano verso il muro di luce e ricevette una scossa.
Si accigliò fissando le punte delle dita arrossate dall'elettricità. Osservò con aria scocciata ma strafottente gli Anziani che la stavano scrutando con attenzione dall'alto dei loro seggi.
Sembrano tanti avvoltoi che non vedono l’ora di divorare la carogna che marcisce al sole.
Sorrise malevola vagando con lo sguardo sulla Sala del Giudizio. I suoi occhi individuarono facilmente la fluente chioma vermiglia del generale Tatiana Vazov seduta, con aria trionfante, nel suo seggio.
Guardala come si pavoneggia... peccato che non potrò godermi la sua espressione quando riuscirò a fuggire a lei e al suo stupido Ordine!
Il suono acuto e prolungato di corni riecheggiò nella sala.
Tutti gli Anziani e i membri del Priorato si alzarono all'unisono volgendo lo sguardo verso il trono.
Con l’espressione fiera e il suo miglior ghigno ad increspargli le labbra, Desia osservò la Rosa fare il suo ingresso nel Tribunale Inquisitorio.
***
La luna brillava nel cielo e la sua luce filtrava dai vetri colorati della piccola finestra gotica creando strani giochi di luce.
Seduta sui gradini della stretta scala a chiocciola in pietra, Hermione stava distrattamente spostando, con la magia, dei fogli che qualche studente distratto aveva lasciato cadere a terra.
Si sentiva sciocca ed umiliata,i suoi occhi erano gonfi ed arrossati, la sua espressione afflitta.
In un impeto di rabbia aveva scagliato contro Ron gli uccellini che aveva creato con la magia.
Non pensava che potesse perdere così il controllo di se stessa ma vederlo con Lavanda… era stata l’ultima goccia che aveva fatto traboccare il vaso.
Per fortuna Harry era lì e sfogarsi con lui le aveva fatto bene.
Ma ora era di nuovo sola e le lacrime erano tornate ad offuscarle la vista.
Stupida! Sono una stupida!
Poggiò la testa sulle ginocchia e riprese a piangere.
- Weasley è un idiota!

Hermione sobbalzò e si voltò verso la direzione da cui proveniva quella voce scura e strascicata che conosceva fin troppo bene.
Draco Malfoy era in cima alla scala a chiocciola. Il suo corpo magro ma muscoloso era avvolto in un completo nero dal vago stile fine 1900, i suoi biondi capelli gli ricadevano morbidamente sulle spalle e, alla luce della luna, la sua pelle appariva di un pallore etereo.
- E non merita le tue lacrime. – continuò mentre, con passi silenziosi ed eleganti, scese i pochi gradini che li separavano.
Hermione rimase in silenzio e un’espressione di puro stupore si dipinse sul suo viso quando la luce illuminò quello del ragazzo.
Non solo non c’era derisione nella voce dello Slytherin, ma la sua espressione era seria e… insolita.
Hermione si aspettava che la serpe ne approfittasse per umiliarla ed invece sembrava che volesse consolarla.
Guardandolo meglio la Gryffindor notò che era ancora più pallido del solito e anche i suoi occhi erano gonfi ed arrossati.
Deve aver pianto…
Quel pensiero le provocò una strana sensazione. Non riusciva ad immaginare Draco Malfoy rintanato in un’ala buia e poco frequentata di Hogwarts a versare lacrime come una ragazzetta ferita.
Eppure… era normale che fosse così. Dopo gli avvenimenti al Ministero della Magia la vita di Malfoy era cambiata drasticamente: suo padre marciva ad Azkaban, tutti i giornali del Mondo Magico versavano litri di inchiostro velenoso su di lui e la sua famiglia e tutti lo evitavano come se fosse strato un lebbroso.
Improvvisamente Hermione si sentì ancora più sciocca.
Piangere per un ragazzo quando…
Il pensiero che stava formulando venne interrotto da un gesto che non si sarebbe mai aspettato da Draco-A-Me-I-Mudblood-Fanno-Ribrezzo-Mal
Draco aveva fatto depositare una delle sue lacrime sul suo dito, lo aveva alzato all’altezza dei suoi occhi e la stava facendo riluce alla luce della luna.
- Meriti di meglio di uno sciocco che non è in grado di distinguere un diamante in mezzo agli zirconi! – sussurrò con rabbia.
- Qualcuno come te?
Non aveva nemmeno finito di formulare quella domanda che già si era pentita di averlo fatto. La sua voce era risultata persino alle sue orecchie fin troppo sarcastica e crudele, ma le era venuto naturale.
Normalmente le loro “civili discussioni” erano a base di insulti e sarcasmo, cercare di ferirlo era stato… automatico.
Si aspettò una risposta tagliente ma ottenne solo silenzio.
Lui la stava guardando dritta negli occhi. Non c’era alcuna ostilità nel suo sguardo ma una gamma di emozioni contrastanti che si alternavano freneticamente.
- Qualcuno come me? – chiese dolcemente lo Slytherin. – Io sono il meglio del peggio, Granger…
La ragazza lo guardò senza capire. Draco le sorrise, un sorriso gentile che mai avrebbe immaginato potesse rivolgerle.
- Sebbene sappia riconoscere un diamante quando lo vedo, non so apprezzarlo come si dovrebbe.
Un sorriso amaro si increspò sulle sue labbra. – Se Weasley è un idiota… io sono il re degli idioti!
Hermione fece per dire qualcosa ma Malfoy le diede le spalle e risalì, facendo i gradini a tre a tre, la scala di pietra.
La Gryffindor lo seguì, ma quando raggiunse il corridoio in cima alle scale, di Malfoy non c’era più alcuna traccia.
- Hai paura che ti morda, Mudblood?
La voce divertita del ragazzo riportò Hermione al presente.
Esasperata fece scivolare dalle spalle del ragazzo la camicia di seta nera già sbottonata.
Draco rabbrividì sotto il tocco, nervoso ma gentile, della Mudblood e la guardò dolcemente.
Hermione arrossì ancora di più, lo aveva visto nudo un sacco di volte, ma quando lui era cosciente era tutta un'altra cosa.
Perché diavolo mi guarda così? Si domandò mordendosi le labbra per l'imbarazzo.
Draco sembrava apprezzare il tocco delle sue mani, e quando lo medicava non le era sfuggito quel lieve tremore sotto le sue dita e il suo respiro accelerato. E poi il suo sguardo, quello sguardo freddo e disgustato diventava dolce e gentile e lei si sentiva morire.
In quei momenti non sapeva più che fare, il suo istinto le urlava di abbracciarlo, ma la ragione le ricordava che era un Malfoy e i Malfoy disprezzavano quelli come lei.
- Malfoy... - sussurrò, sfilandogli del tutto la camicia. - Alza le braccia così posso toglierti la benda attorno al busto!
Il ragazzo obbedì senza fiatare. Hermione srotolò lentamente la fasciatura e quando la schiena fu libera dalle bende, non poté fare a meno di intristirsi davanti la miriade di cicatrici e ferite che la deturpavano.
Alcune erano vecchissime, non potevano essere state provocate dalle recenti torture cui era stato sottoposto. Con le dita seguì delicatamente la linea di una cicatrice suscitando nel ragazzo un brivido e un sospiro. Seguendone la traiettoria, dalla spalla sinistra, raggiunse il fianco destro del ragazzo che, rapido, fermò la sua mano poggiandole sul dorso la sua.
Hermione poggiò il mento sulla spalla di Malfoy e respirò il suo odore.
Cosa sto facendo?
Allarmata fece per allontanarsi dal ragazzo ma prima che potesse riuscirci, Draco serrò la presa sulla sua mano e la costrinse a restare in quella posizione.
- Mudblood? - sussurrò Draco.
Il ragazzo chiuse gli occhi, gettò la testa all’indietro in modo che le labbra della ragazza gli sfiorassero la guancia.
- Cosa c'è? - domandò avvertendo il tremore della ragazza poggiata alla sua schiena.
- Chi è stato? - chiese lasciando scorrere le dita della mano libera sulle cicatrici del ragazzo.
Draco sospirò. – V… Voldemort! - sussurrò con una nota di timore ed incertezza nella voce.
Hermione aggrottò, dubbiosa, le sopracciglia. - Alcune sono troppo vecchie per esserti state inflitte di recente... Non è stato Voldemort a procurartele...
Via, via che formulava la sua domanda poteva percepire il corpo di Draco irrigidirsi.
- Chi è stato?
Draco lasciò la sua mano e si voltò verso di lei.
Gli occhi grigi erano ridotti a due fessure minacciose, la mascella serrata con forza, la rabbia quasi palpabile attorno a lui.
- Il prezzo del Paradiso... del mio Paradiso, Granger! – sibilò, velenoso allontanandola da sé.
Hermione lo guardò con occhi tristi stringendo convulsamente le bende sporche del sangue del ragazzo.
- Smettila di guardarmi così! Non ho bisogno della tua pietà, Mudblood! - tuonò Malfoy scattando in piedi.
Hermione si sentì dilaniare da quegli occhi di ghiaccio che sembravano volergli fare a brandelli l’anima. In silenzio si alzò e lo abbracciò.
- C... che cosa fai? – chiese, stupito, non aspettandosi una reazione simile dalla Gryffindor.
- Non è pietà la mia, Malfoy! - sussurrò aumentando la stretta del suo abbraccio. - Ho stima di te... - continuò scostando la testa dal petto del ragazzo per poterlo guardare negli occhi.
Draco rimase in silenzio assorbendo quelle parole che furono un balsamo curativo per la sua anima e ricambiò quello sguardo di muta comprensione con una pallida imitazione di un sorriso gentile accennato sulle labbra mentre, con le nocche della mano, accarezzava la guancia della ragazza.
Hermione rimase ferma mentre, con mano tremante, Draco sfiorava la sua pelle. Sembrava che con quel gesto il ragazzo volesse sincerarsi di non avere di fronte un'illusione.
Era un gesto strano, fatto da uno come Malfoy, un gesto intimo... ma allo stesso tempo formale...
Hermione sorrise vedendo che, visto il modo in cui la guardando, anche lui sembrava stupito del suo stesso gesto.
Infatti Draco non riusciva a capire perché si stava comportando in quel modo con lei. Quella era sempre la stessa arrogante so tutto io di sempre, eppure lui non riusciva ad odiarla come aveva sempre fatto.
- Devo medicarti, Malfoy. – sussurrò scostandosi, a malincuore, dallo Slytherin.
- Draco. - disse il ragazzo sedendosi sul letto.
- Cosa? - chiese la Gryffindor, mentre stendeva la pomata sulle sue ferite.
- Non sono più un Malfoy! Chiamami Draco... soltanto Draco! - sussurrò guardando fieramente dritto davanti a sé.
- Come vuoi, Draco. - rispose Hermione sorridendo imbarazzata.
Era strano chiamarlo per nome, però era contenta di quella richiesta. Significava che si stava fidando e aprendo con lei.
Con efficienza gli medicò e fasciò ogni ferita e quando ebbe si diresse verso il camino, prese la pozione che vi bolliva sopra e la versò in una tazza che porse a Malfoy.
Mentre Draco beveva lentamente la pozione, Hermione faceva scorrere la bacchetta lungo il suo corpo al fine di controllare le condizioni delle sue lesioni interne.
L'occhio non risponde come dovrebbe alle cure, dovrò informarne il Medimago. Pensò rinforzando la benda con la magia.
Quando Draco finì la pozione lo fece distendere e gli rimboccò le coperte.
L'effetto della pozione fu rapida, Draco sprofondò quasi subito nel mondo dei sogni. Quando il suo respiro divenne regolare, la Gryffindor si alzò e, sedendosi sulla poltrona accanto al caminetto, aprì il pesante Grimorio di magia oscura del casato Black, sprofondando nello studio.
***
La Rosa entrò e tutti si prostrarono in profondi e riverenti inchini al suo passaggio.
I lunghi capelli bianchi ondeggiavano ad ogni passo, i freddi occhi a mandorla, verdi come i boschi d’Irlanda, rivolti verso l'imputata. Desia osservò attentamente l'elegante Elfo Alto dei Boschi, fasciato da una sfarzosa veste rosso porpora e nera decorata da fregi in oro e pietre preziose.
Sapeva che quelle leggiadre creature erano immortali, ma faceva sempre una certa impressione incontrare qualcuno per cui il tempo si era fermato.
Aveva l'aspetto di un trentenne umano e la bellezza di una Veela.
Desia non aveva dimenticato la notte in cui il Priorato era penetrato a Malfoy Manor per rapirla, ne il dolore che provò quando Lord Xavier, che quei fanatici chiamavano riverentemente la Rosa, l'aveva marchiata con quei numeri che la qualificavano come la Bestia.
La Rosa si sedette sul trono, senza cessare per un istante di osservare la Bestia rinchiusa nella barriera. Con gesti lenti e studiati la Rosa sguainò la spada e la poggiò sulle gambe, il segnale che il processo aveva inizio.

Che cattivo gusto!
Pensò Desia esaminando la mise dell'Elfo e il trono di marmo bianco e cristalli.
È così che questi "sant'uomini" venerano la sobrietà e la purezza?
Scoccò disgustata la lingua mentre i suoi indugiavano sul suo nemico.
Dalla base dello schienale, si diramavano prismi trasparenti che, colpiti dalla luce dei bracieri, rilucevano donando un aspetto ultraterreno al superbo essere che, con espressione sempre più soddisfatta, squadrava la Malfoy dall'alto in basso.
Desia sostenne con sfida lo sguardo trionfo della Rosa e quando questa fu avvicinata da un suo accolito, che ne richiamò l'attenzione mostrandogli una pergamena, la ragazza spostò lo sguardo sulla la folla che affollava l'aula del processo.
In prima fila, alla sua destra, vide Crow; il ragazzo sembrava tranquillo e per niente preoccupato mentre parlava con Tatiana.
Un attore nato!
Pensò sorridendo malignamente.
Tatiana, convinta che fosse rivolto a lei, ricambiò il sorriso di Desia con un ghigno, Crow si limitò a osservarla, impassibile, come sempre.
- Desia Mozev Malfoy! - tuonò l'Elfo attirando su di sé l'attenzione di tutti i presenti.
- Siete accusata di essere la Sposa delle Tenebre, l'incarnazione della Bestia degli Inferi e di cospirare contro la sicurezza di tutto il mondo magico e non, con Lord Voldemort e i suoi Death Eaters.
Desia scrollò le spalle con nonchalance e alzò la testa in segno di sfida.
- Ci è stato riferito che siete diventata a vostra volta una Death Eater... cosa avete da dire in vostra discolpa? - chiese la Rosa sfogliando distrattamente il fascicolo della Malfoy.
- Cosa ho da dire? - chiese divertita incrociano le braccia al petto.
- Nulla! - ringhiò socchiudendo gli occhi minacciosamente.
- Qualunque cosa io dica non servirà a mutare il mio destino, non ho alcuna intenzione di farmi prendere in giro, sua magnificenza Rosellina! – continuò, con voce carica di sarcasmo, sfoderando il più accattivante dei suoi sorrisi.
- Se volete arrosto di demone datevi da fare... la carne è dura e ci vuole tempo per farla cuocere a puntino!
A quelle parole la Rosa si alzò di scatto dal trono e la fulminò con lo sguardo. Serrando la mascella si avvicinò alla ragazza con passo elegante, uniforme e consone alla dignità della sua posizione, alla statura della sua razza e alla magnificenza del suo ordine.
- State attento signore... non sottovalutatela! - sussurrò un Anziano dall'alto del suo seggio.
- L'ho vista personalmente liberare la Bestia e macellare otto cavalieri in altrettanti secondi! - rispose Xavier ridendo. - Conosco il suo potere... abbiamo già giocato insieme, te lo ricordi, vero, Desia? - chiese puntando i suoi verdi occhi sul marchio che spiccava, nero e sinistro, sulla candida pelle della ragazza. - E ricordo che tremavi come una foglia innanzi a me!
Desia ghignò passando le dita sul numero 666.
- Allora avevo solo cinque anni... non sono più una bambina, Xavier! - sibilò velenosa.
La Rosa annullò la distanza esistente tra di loro e la schiaffeggiò.
Il colpo fu ben assestato e per non perdere l'equilibrio la Malfoy dovette aggrapparsi con forza alla balaustra del palchetto.
A quanto pare la barriera funziona solo per me!
Irata puntò i suoi occhi grigi in quelli smeraldo dell'Elfo.
Un rivolo di sangue le colò da un lato della bocca.
Non sai quanto desideri torcerti il collo Lord Xavier! Pensò asciugandosi con le dita il sangue.
- Lord Xavier... sapete di certo fare di meglio! - sibilò sorridendo divertita.
- Vorrei che tu non negassi la tua colpa! - sospirò l'Elfo guardandola con sufficienza. - Lo trovo sempre noioso.
- Dovrei dichiararmi colpevole di una accusa che è solo un mucchio di ipocrite menzogne?
- Non essere seccante! - rispose, stizzito, la Rosa . - Hai accolto nel tuo corpo Belial, e servi la setta di quell'esaltato che si crede un Dio! Sei una Death Eater oltre che un immondo aborto della natura!
- Quindi… come affermavo pocanzi, questo processo è una mera messinscena! Voi avete già decretato la mia sentenza, Xavier! - sibilò la ragazza a denti stretti.
- Come osi rivolgerti a me in questo modo picc ...
- Non intendevo mancarvi di rispetto, ma nutro una particolare avversione nell’essere condannata ingiustamente!
- Ingiustamente? - chiese, ridendo, la Rosa.
- Sì! - rispose lapidaria, Malfoy.
- E i cadaveri che hai lasciato al tuo passaggio? Non sei stata tu ad averne reciso le vite?
- Sì! Ma... non sono io quella che va in cerca di sangue, ma voi! - gridò carica di rabbia. - Ed è naturale che io mi difenda se vengo attaccata. Ci tengo alla mia pelle e se qualcuno vuole farmela io mi difendo!
- Tu non ti difendi, tu massacri!
- Non ho né paura né remore ad uccidere qualcuno se non c'è altro modo per salvarmi. - sibilò contrariata la ragazza. - So che esistono altri modi per rendere inoffensivo qualcuno, ma i tuoi Cavalieri non sono tipi da ritirarsi durante uno scontro, sono abbastanza esaltati da immolarsi per la gloria del Priorato! - snocciolò con enfasi sostenendo lo sguardo accusatore della Rosa.
- Quindi, Xavier, se devo scegliere tra la mia vita e la vita dei tuoi nobili Cavalieri. - un ghigno si disegnò sulle sue labbra. - Beh! Meglio loro che io!
L'Elfo serrò con forza i pugni osservando con rabbia omicida la Malfoy.
Con un gesto della mano fece cenno a Crow di avvicinarsi alla sua persona e, senza distogliere lo sguardo da Desia, disse con voce solenne e autoritaria.
- Desia Mozev Malfoy! Siete accusata di cospirazione, di esercitare stregoneria oscura, fornificazione col demonio e assassinio. La pena è la morte, l'esecuzione sarà immediata e per mezzo del rogo.
Sorridendo malignamente estrasse dal mantello una pietra nera dai riflessi violacei, la punto verso Malfoy e recitò una nenia in lingua elfica.
Immediatamente la barriera di luce che avvolgeva Desia sfrigolò e scariche di energia colpirono in pieno il corpo della ragazza.
Desia urlò, percepiva una miriade di scariche elettriche percorrerle lungo ogni terminazione nervosa generando un dolore fortissimo che si amplificava da solo.
Tutto divenne buio e avvertì la sua anima essere ghermita e risucchiata da quelle tenebre.
"Desia!"
Il grido angosciato Belial nella sua mente fu l'ultima cosa che Malfoy percepì prima di perdere conoscenza.
Lord Xavier sorrise soddisfatto vedendo che l'Incantesimo dell'Oblio aveva avuto effetto. Compiaciuto si voltò verso Crow e, sferrando un calcio nello stomaco della ragazza, ordinò:
- Portatela alla collina sacra e datele fuoco! Prima del sorgere del sole il mondo verrà liberato da questa mostruosità!
Continua…
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Malfoy is...
Titolo: HARRY POTTER e il mistero del Biancospino
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero;
Personaggi: Sirius Black, i Malfoy, i Black, Voldemort, oc, Viktor Krum, Mangiamorte, Ordine della Fenice, Trio, Blase Zabini, Tutti;
Pairing: Bill/Fleur, Draco/Hermione/Ron, Harry/Ginny/OC, Remus/Tonks;
Era: Post-HBP, Harry a Hogwarts (1991-1998) e post.
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali;
Sintesi: La ruota del destino si è messa in moto e Draco Malfoy è stato colui che l’attivata.
Dumbledore è morto ed Harry dovrà portare al più presto al termine ciò che ha lasciato in compiuto per sconfiggere il Dark Lord.
Ma Voldemort e i suoi servi non sono l’unico ostacolo che Harry troverà sul suo cammino.
Misteriose organizzazioni segrete entrano in scena minando ulteriormente il delicato equilibrio delle forze e persone che si credevano nemiche si riveleranno preziosi alleati.
Riuscirà Harry Potter a fermare i folli piani del crudele e spietato Dark Lord, e chi è il misterioso Biancospino di cui parla la leggenda?
Storia: A Capitoli.
Conclusa: No
Capitoli: prologo - Capitolo I - II -III - IV - V - VI - VII - VIII - IX & X - XI - XII
Capitolo XII
Tela di inganno e sofferenza
Parte II
Una settimana... è trascorso una settimana da quella maledetta notte!
Passi lenti, quasi strascicati, risuonavano nel vuoto ed asettico pavimento di marmo.
L'odore pungente di disinfettante, medicinali e malattia gli aggrediva dolorosamente l'olfatto.
Nella mente si accavallavano le immagini concitate di quella notte.
Fenrir balzare sulla sua piccola Ginny, il sangue di lei macchiare il pavimento di Grimmauld Place.
Le grida straziate della signora Weasley e la disperata corsa al San Mungo.
E quelle interminabili otto ore di attesa prima che il Medimago, uscendo dalla sala operatoria, gli comunicasse che le condizioni della ragazza erano disperate e che solo un miracolo l'avrebbe potuta salvare.
Non doveva finire così non doveva...
Harry si malediceva mentre procedeva, arrancando e soffocando, verso la stanza occupata dalla ragazza.
Una morsa d'acciaio serrava il suo stomaco e le sue gambe sembravano, improvvisamente, così pesanti che ogni singolo passo era una agonia che generava una valanga di emozioni contrastanti che lo dilaniavano senza tregua.
Ovunque andasse, ovunque si nascondesse non poteva evitare gli sguardi di muta accusa che i Weasley gli rivolgevano. Ron non gli aveva permesso di vedere Ginny nemmeno una volta da quella notte.
I lividi per i pugni presi bruciavano ancora e pulsavano sulla sua pelle. Lui non si era difeso, aveva lasciato che Ron lo colpisse fino allo sfiancamento.
Dovevo esserci io al suo posto!
Quando Harry raggiunse la stanza si immobilizzò all'istante; la porta era aperta e, con religioso timore, rimase immobile sulla soglia ad osservare la sua Ginny.
Era dolcemente abbandonata sul letto dalle candide lenzuola. Doveva essere sotto sedativi dato che il suo viso pallido era privo di dolore.
Era intubata, lo stato quasi vegetativo in cui si trovava non le permetteva di respirare da sola. Certo era strano vedere macchine mediche Babbane in un posto come il San Mungo, ma non se ne stupì, Hermione gli aveva parlato della nuova politica applicata dall'ospedale: un incrocio di medicina Babbana e magica che da pochi anni l'ospedale. I Medimago aveva introdotto la medicina non magica notando che, ambo i metodi di cura, si compensavano perfettamente a vicenda.
Naturalmente occorreva il permesso del paziente, o di chi ne aveva l’autorità in caso il ricoverato non fosse in grado di intendere e volere, per l’applicazione della terapia ibrida dato che non sempre poteva essere applicata, soprattutto nel caso di membri appartenenti a famiglie dalle ideologie, come dire, conservatrici.
La gola di Harry era secca e, più volte, inghiottì a vuoto. Avrebbe voluto parlarle, invocare il suo nome, ma la bocca non rispondeva ai suoi desideri e quindi restò fermo e silente, mirando la ragazza come se fosse stata una fragile e sacra reliquia.
Volevo proteggerla e per farlo ho rinunciato ad amarla... credevo che se Voldemort e i suoi Death Eaters avessero scoperto che l'amavo, l'avrebbero torturata o uccisa per colpire me!
Invece… sono stato io la causa delle sofferenze che sta passando.
La colpa è solo mia! Ron ha ragione, è colpa della mia arroganza e della mia inettitudine! Se non fossi andato a liberare Malfoy ora Ginny...
Serrò la mascella per fermare le lacrime che, beffandosi di lui, iniziarono a scorrere copiosamente sulle sue guance.
Si avvicinò timoroso al letto e serrò i pugni sulle sbarre di ferro fino a rendere bianche le nocche. Tremava, scosso dalla rabbia e dal disgusto verso sé stesso.
Il lieve rumore di passi attirò la sua attenzione. Harry sollevò lo sguardo e incontrò gli occhi azzurri di Charlie.
- Harry... - sussurrò stupito. - C... che ci fai qui? - chiese rimando fermo sulla porta.
Harry, sorrise stancamente e a Charlie non sfuggirono le profonde occhiaie sotto i suoi occhi.
Non ha chiuso occhio nemmeno sta notte! Constatò il ragazzo fissando il volto stanco dell'amico.
Harry non si mosse dal capezzale di Ginny e lo guardò con una muta supplica negli occhi… quella di non mandarlo via e di concedergli ancora qualche istante.
Charlie sorrise e, dopo essersi accertato che il corridoio fosse deserto, disse: - Io non ti ho visto! Ma fai presto, il mio turno sta per finire.
Harry gli sorrise grato.
L'Ordine aveva deciso di fare dei turni di sorveglianza qualora dei Death Eaters volessero portare a termine quello che Fenrir aveva lasciato incompiuto.
Harry tornò a guardare Ginny che dormiva profondamente.
Sorridendo amaramente le accarezzò il viso.
Ho sbagliato tutto! Perdonami amore mio.
All’improvviso Ginny emise un basso rantolo ed iniziò a sudare mentre il suo viso si contorceva in una smorfia di dolore. Era in preda alle convulsioni.
Un suono acuto si levò dai macchinari che la tenevano in monitoraggio.
- Ginny... Ginny! - urlo Harry in preda al panico. - Ginny non lasciarmi! Amore ti prego non lasciarmi!
I Medimaghi si precipitarono nella stanza e intimarono al ragazzo di togliersi dai piedi mentre si affaccendavano attorno alla paziente.
Harry fu trascinato di peso da Charlie che dovette faticare parecchio per portarlo fuori dalla stanza.
- Ginny! – singhiozzò Harry accasciandosi sulla panchina posta lungo il corridoio, la testa tra le mani, il corpo scosso dai singhiozzi.
Charlie non disse nulla. Si limitò a sedergli accanto e gli poggiò una mano sulla spalla.
- Ginny è una ragazza forte, Harry... - sussurrò con voce ferma. - Ne ha superate tante… Supererà anche questa!
Harry levò lo sguardo verso l'amico senza nascondergli la sua disperazione.
- Non posso perderla.. non posso…
Le parole gli morirono in gola mentre le lacrime gli offuscarono la vista.
- Andrà tutto bene. - sussurrò Charlie volgendo lo sguardo alla porta chiusa della stanza della sorella.
Non credeva affatto alle parole che aveva appena pronunciato. Certo… Ginny era una ragazza forte, ma sarebbe stato molto difficile che lo fosse abbastanza per superare la crisi. Il suo corpo era troppo debole. Ma Harry aveva bisogno di sentirsi dire che Ginny ce l’avrebbe fatta, che tutto sarebbe andato per il meglio e, soffocando la sua disperazione, continuò a sussurrare quella bugia.
***
Voldemort stava pigramente giocherellando con la sua bacchetta. Nonostante si fosse sfogato cruciando Lucius, Fenrir e gli altri inetti dei suoi servi che si erano lasciati sfuggire Potter e i suoi compagni da sotto il naso, la sua rabbia non si era placata.
Era furente perché aveva perso entrambi i fratelli Malfoy. Se non li avesse recuperati al più presto i suoi piani sarebbero andati in fumo.
Chiuse gli occhi riportando alla mente l'incontro avuto con Belial.
Il demone lo aveva giocato per bene. Gli aveva fatto credere di essergli fedele, che i suoi comportamenti insolenti fossero causati dall’instabilità emotiva del suo guscio e invece…
Quel maledetto aveva pianificato tutto!
Rabbiosamente rovesciò il tavolinetto accanto alla sua poltrona e Nagini sibilò strisciando a debita distanza dal suo padrone.
Non so cosa tu abbia in mente, Belial. Ma troverò il modo per incatenarti nuovamente alla mia volontà. Catturerò Desia e ti estirperò dal suo corpo spedendoti nuovamente nella prigione in cui il Priorato ti aveva rinchiuso!
Un sorriso folle distorse il suo volto serpentesco.
Vedrai Belial, la mia vendetta sarà tremenda! Certo… perderò una potente arma ma… pensò, meditabondo, tornando a sedersi. la soddisfazione di saperti agonizzante per l’eternità mi ripagherà a dovere!
Una risata agghiacciante scaturì dalla sua gola mentre le luci delle candele proiettavano ombre grottesche sul suo volto.
Il sordo crac di una Materializzazione lo distrasse dai suoi propositi di vendetta.
- Al vostro servizio, mio Signore!
Voldemort si voltò verso la figura avvolta in un nero mantello che elegantemente si era inchinato al suo cospetto.
- Ben arrivato, Crow! - sibilò Voldemort sorridendo compiaciuto mentre il suo servo era intento a baciare l'orlo della sua tunica.
Terminato il rito del saluto, il ragazzo si alzò in piedi e calò il cappuccio del mantello mostrando il volto al suo signore.
La luce tenue delle candele riluceva sui suoi capelli corvini donandogli riflessi azzurri.
- Cosa posso fare per compiacere il mio Signore? - sussurrò il ragazzo tenendo, rispettosamente, gli occhi color dell’ametista rivolti verso il pavimento.
- Togliti la maschera, Crow... o forse dovrei dire... Blaise! - sibilò divertito calcando, con voce sarcastica, il vero nome del Death Eater. - A differenza di quegli ottusi e fanatici membri di quella setta che si fa chiamare Priorato, io non amo parlare con i miei sottoposti se non posso vederli bene in faccia. - sibilò Voldemort e, mentre Nagini sibilò strisciando tra i piedi di Blaise, si alzò e iniziò a passeggiare per la stanza.
- Allora, Blaise... - disse con voce melliflua. - Che notizie mi porti dal Priorato?
Il Death Eater alzò lo sguardo e ricambiò il sorriso del suo signore.
- Domani la Sacra Rosa effettuerà il processo a Desia Mozev Malfoy, mio Signore!
- Bene! Sai cosa devi fare, vero? - chiese il Lord, sul suo viso un sorriso malevolo.
- Sì, mio Signore! - rispose il ragazzo sentendosi colpevole verso Desia.
- Ma non la condurrai qui!
Blaise assunse un'espressione interrogativa a quella affermazione e con prudenza osò chiedere: - Come mai questo cambiamento, mio Signore?
Voldemort si avvicinò alla poltrona su cui si era arrotolata Nagini. Accarezzò il serpente sussurrandogli alcune parole in Serpentese.
- Continua a conquistare la fiducia della Malfoy, salvala dalla condanna che le infliggeranno e nascondila. – ordinò tornando a guardare il suo servo. - Questo è il primo luogo dove il Priorato la verrebbe a cercare. Sarebbe scontato ed imprudente che tornasse proprio qui, tra le mie fila, e io non posso perdere tempo con quei fanatici esaltati! - continuò con voce annoiata. - Portala dove vuoi, ma non rivelarle chi sei, non ancora. Sorvegliala per me e informami costantemente delle sue mosse e pensieri.
Poi, continuando ad accarezzare il serpente, aggiunse: - Sei l'unico tra i miei Death Eater che può farlo. L'unica persona a cui la Malfoy non può scrutare nella mente e... - ghignò divertito. - Come Crow la convincerai ad andare ad Hogwarts dove, come Blaise Zabini, cercherai di entrare nelle sue grazie. Dovrai riuscire, nonostante l’odio che nutre verso tuo padre e la tua famiglia, a diventare suo amico e confidente. Questo la terrà impegnata e le confonderà le idee rendendola instabile emotivamente e psicologicamente. Naturalmente, sotto le mentite spoglie di Crow la incontrerai segretamente e la informerai delle mosse del Priorato. - disse con tono cospiratore mentre Nagini, sibilando, si attorcigliava intorno al suo braccio.
- Un'altra cosa, Blaise. - disse il Lord giocherellando con la grossa serpe. - Quando avrai liberato Desia, informerai il signor Potter del fatto che è al sicuro ed è ospite presso un tuo fidato amico. Ricordati che né lui né Desia dovranno sapere che tu sei Crow.
- Ma Signore, è sicuro che…?
- Sì, Blaise! – lo interruppe il lord con voce irata - Sono certo che il signor Potter ti crederà. Nonostante non abbiate mai avuto alcun rapporto egli è a conoscenza della forte amicizia che ti lega al giovane Malfoy. In più ignora che tu sia un mio servo e sicuramente riferirà a Draco il tuo messaggio. Quell’idiota ha il tallone d’Achille della famiglia e sono sicuro che farà di tutto per riunire i due fratelli. Quando ciò accadrà dovrai comunicarmi il giorno, l'ora e il luogo del loro incontro.
- Ma Signore... io non so dove Potter e l'Ordine si nascondono! - protestò il ragazzo, pentendosene subito dopo quando gli occhi furenti del Lord si posarono su di lui.
- Blaise! - sibilò minaccioso. - Sei un ragazzo intelligente… sono certo che un modo per contattare Potter o qualcuno della sua cricca lo troverai. Va ora, non è prudente che ti assenti oltre dal Priorato.
Blaise si inchinò cerimoniosamente e si Smaterializzò.
Voldermort ghignò soddisfatto.
- Nagini, se tutto andrà come deve, presto l'eternità e il mondo saranno miei.
***
La crisi era grave, la vena posta vicino all'attaccatura dello stomaco aveva ceduto in più punti e i Medimaghi non riuscivano a fermare l'emorragia.
Tutta la famiglia Weasley era lì in quell'asettico e freddo corridoio.
Harry non osava guardare in faccia i membri di quella che era diventata la sua vera famiglia.
Ogni singhiozzo della signora Weasley era un pugnale che gli veniva conficcata nel cuore.
Fred e George erano in piedi vicino alla finestra. I loro volti tirati, stranamente seri e silenziosi. Harry non aveva mai visto i gemelli così, aveva sempre pensato che l'unico aggettivo che non fosse stato coniato per descriverli fosse appunto la parola "serietà".
Scavezzacollo, incoscienti, combina guai e casinisti, queste erano le parole adatte a loro. Vederli così era come osservare degli sconosciuti.
Bill, ancora sofferente per le ferite riportate e per la mutazione in licantropo della sua prima notte di luna piena, ansimava per la febbre, ma era lì, con Fleur, vigile e amorevole, al suo fianco.
Le ferite sul volto si erano rimarginate, ma era ormai sfigurato. Tre profonde cicatrici, ancora di colore rosa, seguivano una traiettoria obliqua, dall'alto verso il basso e da destra verso sinistra, lungo il viso pallido e provato.
Gli occhi azzurri erano fissi sulla porta della sala operatoria, la mascella serrata per la preoccupazione.
Fleur, con gli occhi gonfi di pianto, era compostamente seduta accanto a Bill.
Il signor Weasley cingeva con un braccio le spalle della moglie, anche i suoi occhi erano rossi per il pianto e il volto era tirato.
Sembrava essere invecchiato tutto d'un colpo, con le spalle incurvate sotto il peso dell'angoscia e quei fili d'argento che si intravedevano tra i capelli rossi.
Percy e Charlie stavano parlando con una infermiera per cercare di capire le condizioni della sorella.
Harry li osservava attentamente cercando di capire dalle loro espressioni e dai loro gesti, tutte le informazioni possibili.
- Harry, come ti senti? - sussurrò dolcemente Najin poggiando una mano sulla sua spalla. A quel lieve tocco Harry sussultò.
- St... Sto bene, Najin... – disse rivolgendole un sorriso tirato. - sto bene! –
Najin lo guardò intensamente. Dal tono della sua voce sembrava che il ragazzo parlasse più con sé stesso che con lei, come se cercasse di auto convincersi che tutto andava bene e che quello era solo un brutto sogno.
- Sicuro, Harry? Forse è meglio se esci un po' per prendere una boccata d'aria, sei pallido.
Harry scosse la testa e tornò a fissare i due fratelli che ora stavano parlando con uno dei Medimago che facevano continuamente spola tra la sala operatoria e qualche magazzino dove vi erano conservate le pozioni necessarie per l'intervento.
Percy gesticolava freneticamente mentre Charlie era sempre più pallido e teso.
- Cosa ci fai tu qui!
Harry sobbalzò e si voltò verso le scale.
Ron, accompagnato da Angel, lo stava scrutando con rabbia. Nei suoi occhi Harry poteva leggervi tutta l’odio che il Weasley provava verso di lui.
- Ron... non qui, ti prego! - lo supplicò Angel afferrandolo per un braccio.
Ron guardò la ragazza e annuì, poi tornò con lo sguardo ad Harry e il suo viso si indurì maggiormente.
- Vattene! - disse con voce fredda ed autoritaria.
Harry abbassò lo sguardo e, con estrema fatica, si alzò.
Lentamente si avvicinò al rosso Gryffindor e tornò a guardarlo negli occhi.
- Ron... Ti prego... io…
Ron lo intimò di tacere con un gesto secco della mano e gli si avvicinò minaccioso.
- E' solo colpa tua! - gli sussurrò velenoso. - Tua e del tuo stupido complesso dell'eroe se lei ora sta rischian...
Non finì la frase perché le porte della sala operatoria si erano spalancate e il Medimago si stava avvicinando ai membri della sua famiglia.
Ron corse verso di lui mentre Harry tratteneva il fiato per l'ansia.
- Ci dica! - sussurrò con voce flebile il signor Weasley.
- Mi dispiace... - disse guardando affranto i presenti. - Abbiamo tentato tutto il possibile, ma sebbene siamo riusciti a fermare l'emorragia, il cuore non ha retto. Mi dispiace tantissimo.
L'urlo straziato della signora Weasley risuonò per il corridoi mentre tutta la famiglia si raccoglieva attorno a lei.
Ron, invece, rimase impietrito al centro del corridoio. Fissava il vuoto attorno a sé serrando, fino a far sanguinare i palmi, i pugni. Poi, come animato da una forza sconosciuta, corse via da quel posto, scendendo le scale come se fosse inseguito da tutti i demoni dell'inferno.
Angel, percependo la rabbia cieca che lo guidava, gli corse dietro per cercare di calmarlo.
Harry, tremando incontrollatamente, fissava sconvolto la scena che si svolgeva davanti ai suoi occhi.
Tutto si svolse come in una sequenza a rallentatore di un film muto, nessun suono giungeva alle sue orecchie, l'unica cosa che sentiva erano le parole del Medimago che risuonavano come una condanna nella sua mente.
Ginny non lo avrebbe più rimproverato, non gli avrebbe mai più parlato, sorriso... Ginny, la sua Ginny, era morta.
Titolo: HARRY POTTER e il mistero del Biancospino
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero;
Personaggi: Sirius Black, i Malfoy, i Black, Voldemort, oc, Viktor Krum, Mangiamorte, Ordine della Fenice, Trio, Blase Zabini, Tutti;
Pairing: Bill/Fleur, Draco/Hermione/Ron, Harry/Ginny/OC, Remus/Tonks;
Era: Post-HBP, Harry a Hogwarts (1991-1998) e post.
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali;
Sintesi: La ruota del destino si è messa in moto e Draco Malfoy è stato colui che l’attivata.
Dumbledore è morto ed Harry dovrà portare al più presto al termine ciò che ha lasciato in compiuto per sconfiggere il Dark Lord.
Ma Voldemort e i suoi servi non sono l’unico ostacolo che Harry troverà sul suo cammino.
Misteriose organizzazioni segrete entrano in scena minando ulteriormente il delicato equilibrio delle forze e persone che si credevano nemiche si riveleranno preziosi alleati.
Riuscirà Harry Potter a fermare i folli piani del crudele e spietato Dark Lord, e chi è il misterioso Biancospino di cui parla la leggenda?
Storia: A Capitoli.
Conclusa: No
Capitoli: prologo - Capitolo I - II -III - IV - V - VI - VII - VIII - IX & X - XI - XII

Capitolo XI
Tela di inganno e sofferenza
Parte I
Seduta sulla scalinata di legno che portava alla porta della sua cella, i piedi immersi nell'acqua e lo sguardo puntato su di un punto imprecisato della parente innanzi a sé, Desia si mordeva nervosamente il labbro inferiore. Una strana ansia e senso di panico l'aveva colta improvvisamente distraendola dal tentativo di dare un nome ed un volto a quel misterioso Cavaliere che le aveva rivelato di essere un amico di suo fratello.
Per un istante la sua cella si era trasformata in un'ampia stanza in cui si stava svolgendo un combattimento. Aveva percepito il potere di Belial penetrarle in ogni cellula del corpo e il vincolo di Voldermort spezzarsi ed essere sostituito da un legame generato da un'aurea dolce e sofferente, un'aurea che conosceva fin troppo bene.
Aveva visto il volto di Voldemort bloccarsi in una smorfia di pura sorpresa e ne aveva percepito chiaramente la collera.
Aveva scorto i volti dei membri dell'Ordine e di suo fratello tra le braccia di una ragazza che non conosceva.
Non era riuscita ad accertarsi delle condizioni di Draco, l'unica cosa che aveva potuto appurare era la soffocante cappa di dolore e di morte che aleggiava in quel luogo prima che una luce accecante la riportasse nella sua prigione.
Era certa che l'aurea appartenesse a suo fratello, eppure c'era qualcosa di diverso in essa... qualcosa che le stava procurando un'insopportabile senso di panico e disagio.
Aveva cercato di stabilire un contatto con Belial e chiedergli chiarimenti, ma il demone continuava a non rispondere alle sue accorate chiamate e questo non faceva altro che aumentare la sua ansia.
Belial! Ti prego rispondimi! Cosa è successo? Draco sta bene?
C'era panico nel suo ennesimo richiamo.
" Voldemort ha perduto la Pietra delle Anime!"
Desia trasalì quando la voce divertita del demone risuonò nella sua mente.
Questo lo so! Ma come ha fatto Draco a spezzare il vincolo e legarti a lui senza il Rituale del Sangue?
Il demone rise sguagliatamente.
"Vedrai, ci sarà da divertirsi!"
Belial cosa...? Belial!
Il richiamo della ragazza non ebbe risposta e un muro di silenzio si erse nuovamente tra di loro.
Un brivido di terrore le corse lungo la schiena e la disperazione prese possesso del suo animo.
- Dio ti prego fa che stia bene! - sussurrò mentre una lacrima le scivolò furtiva dalle ciglia.
Non era possibile che suo fratello fosse riuscito a fare tutto da solo, Belial doveva aver contribuito a spezzare il vicolo e a suggellarne uno nuovo.
Cos'hai in mente Belial?
***
Completamente estraniato dal mondo, avvolto da una morsa di gelo, Harry era immobile al centro del corridoi.
Il suo sguardo era spento fisso sulle sue mani sporche del sangue di colei che amava; sul volto una maschera carica di angoscia.
Non sentiva le parole cariche di accusa che Ron gli stava vomitando contro, né percepiva il calore della mano di Remus sulla sua spalla o i singhiozzi di Fleur seduta, tra le braccia di Bill, sulla scala alla sua sinistra.
Quello doveva essere un sogno, un orribile incubo da cui non riusciva a svegliarsi.
La sua Ginny era lì, inerme e la sua vita era nelle mani di uno sconosciuto che cercava di fermare il sangue dall'orribile squarcio che aveva nell'addome.
- Ginny! GINNY! - gridò Molly cercando di entrare nella stanza.
- Portatela via! - ringhiò il Medimago tamponando con un asciugamano il sangue.
- No! Voglio stare con la mia bambina... la mia bambina! - singhiozzò la donna mentre veniva trascinata via dal marito.
Ron si asciugò le lacrime con un gesto stizzito del braccio e si diresse verso Najin che, stretta nell'abbraccio di Fred, osservava con occhi vitrei il Medimago occuparsi di Ginny.
- Fai qualcosa! - urlò Ron afferrandola Diurna per le spalle.
- E cosa dovrei fare? - chiese la ragazza liberandosi dalla morsa del ragazzo.
- Sei un Vampiro, sta morendo e... Dio santo! Mordila! Falla diventare come te!
- Ron che diavolo dici! - urlò scandalizzata Tonks. - lei non...
- Sta morendo Tonks, e io non voglio perdere mia sorella! - disse Ron con le lacrime agli occhi. - Se la morde la trasformerà in un Diurno e...
- Non posso farlo! - sussurrò Najin abbassando lo sguardo.
- Perché? - ringhiò Ron avvicinandosi minaccioso a lei.
Najin non rispose.
- Lo sapevo! - sibilò carico di disprezzo il Gryffindor. - Voi Slytherin siete tutti uguali, dei bastardi egoisti che non fanno nulla in cambio di niente. Che cosa vuoi? Cosa vuoi che ti dia in cambio della vita di mia sorella?
Najin lo schiaffeggiò e in lacrime lo guardò con disprezzo.
- Non è che non voglio... non posso farlo, Ron! Credi che mi diverta vederla in quello stato? Credi davvero che se avessi avuto il potere di risparmiarle tutta questa sofferenza non lo avrei fatto? Io non ho il potere di vampirizzare nessuno altrimenti lo avrei fatto.
I due ragazzi si fissarono in silenzio per un lungo istante.
Najin abbassò pudicamente lo sguardo e serrò rabbiosamente i pugni.
- A che serve avere l'immortalità se non la si può donare a chi ci è caro? - chiese più a se stessa che a Ron. - E' assurdo, ma mai come in questo momento la della purezza del sangue è fondamentale!
- Non capisco! - sussurrò Ron guardandola.
- Io sono solo una Mezzosangue... anche se non invecchierò non sono immortale, posso sopravvivere senza nutrirmi di sangue e non vengo ridotta in polvere dalla luce del sole... ma non posso generare vampiri con il mio morso... solo un sangue puro può farlo!
Ron deglutì a vuoto vedendo le lacrime scivolare lungo le gote della Diurna e iniziò a tormentarsi le mani per l'imbarazzo.
- Anche se avesse potuto vampirizzarla, Ron... - disse Tonks interrompendo il silenzio che era calato su tutti loro. - l'avrebbe condannata a morte.
- C... Cosa? - borbottò il ragazzo allibito voltandosi verso la donna.
- È stata ferita da un Licantropo... - continuò la Metamorphomagus - e quindi è stata infettata. Il suo corpo non tollererebbe la contaminazione da morso di vampiro. Le due razze sono una all'antitesi dell'altra e incompatibili tra di loro geneticamente e, anche nel caso in cui Ginny fosse stata in ottima salute, essendo ora un Licantropo, sarebbe morta.
È per questo che tutti coloro che vengono trasformati in licantropi e i loro figli, devono assumere, oltre alla pozione anti-Lupo, una speciale pozione che inibisce la mutazione genetica da morso di vampiro. - continuò Remus.
Ron rabbrividì, non era a conoscenza di tutto questo e, sentendo i singhiozzi di Najin, si sentì terribilmente in colpa per le accuse che gli aveva rivolto e gli poggiò una mano sulla spalla.
- S... scusami, io... - bofonchiò Ron porgendo alla ragazza il suo fazzoletto.
Moody spalancò la porta della stanza di Ginny e si avvicinò a George.
- Come sta? - chiese l'uomo andandogli incontro.
- Il Medimago ha fermato l'emorragia ma deve essere immediatamente trasferita al San Murgo... le sue condizioni sono disperate.
Alle parole del ragazzo Molly emise un gemito straziante ed Arthur dovette aiutarla a reggersi in piedi dato che le sue gambe sembravano incapaci di sostenerne il peso.
- Ho già provveduto ad attivare una via sicura per l'Ospedale e ad avvisare un team di Medimaghi dell'arrivo di un ferito grave. - disse il vecchio Auror spostando lo sguardo sui coniugi Weasley. - Usate questi oggetti e trasferitevi in gruppi di tre... - disse distribuendo dei piccoli bracciali.
- Ma attendete un quarto d'ora tra un trasferimento ed un altro... Ronald!
Il ragazzo si avvicinò all'Auror e non potè fare a meno di rabbrividire scorgendo il Medimago preparare Ginny al trasferimento.
La ragazza era pallida e sofferente e lui si sentì venire salire il sangue alla testa per la rabbia e, istintivamente, cercò con lo sguardo Harry.
Lo vide in un angolo, lo sguardo assente e Ron avvertì un cieco desiderio di spaccargli la faccia a suon di pugni che lo travolse come un fiume in piena.
- Vai con tua sorella e il dottor Thuban*, il resto della famiglia ti raggiungerà più tardi.
Ron tornò a guardare l'Auror e annuì.
Un gemito sfuggì dalle labbra di Ginny e Ron si sentì gelare il sangue nelle vene.
- Ginny... - sussurrò correndo verso di lei.
- San Murgo! - tuonò il Medimago non appena il ragazzo sistemò il bracciale in modo da toccare tutti e tre e, sotto lo sguardo del resto dell'Ordine, scomparvero.
***
Crow percorreva il buio e stretto corridoio che lo avrebbe portato dai sotterranei, dove aveva appena lasciato la sua prigioniera, verso lo studio di Tatiana.
Ripensò allo sguardo preoccupato di Desia dopo che le aveva comunicato che domani si sarebbe tenuto il processo alla sua persona.
L'aveva rassicurata spiegandole dettagliatamente come si sarebbe svolta la cosa e il piano per liberarla, ma non era servito a molto.
Il sapere che la Rosa avrebbe presieduto al processo era bastato a rendere ombrosa e taciturna la ragazza.
Voleva farle capire che non le sarebbe accaduto nulla ma non lo fece, Dhesia non gli avrebbe creduto in ogni caso.
Nella mente gli apparve lo sguardo atterrito della Malfoy, lo stesso che aveva Draco poche ore prima di ricevere il Marchio, lo stesso sguardo che aveva anche lui quando a sua volta fu marchiato.
Lo sguardo di chi è sconfitto.
Con quei pensieri tetri raggiunse lo studio di Tatiana; bussò e attese che il generale lo invitasse ad entrare.
- Avanti!
La voce roca e tranquilla di Tatiana si levò al di là della porta e lentamente Crow entrò nello studio.
L'ambiente era buio, vi era solo la fioca luce di un candelabro, posto sulla scrivania, a rischiarare le fitte tenebre.
La donna non era alla scrivania e Crow fece scorrere lo sguardo lungo la stanza e alla fine intravide la sagoma del generale in piedi vicino alla finestra.
Il ragazzo si avvicinò e si sorprese di notare l'inconsueto abbigliamento femminile del generale.
Tatiana era avvolta da un elegante abito in stile duecentesco di un verde chiaro che faceva risaltare i suoi capelli rossi; sottili fili d'oro decoravano la gonna e i bordi delle maniche.
La vita era stretta in un corpetto di cuoio e i capelli, solitamente lasciati sciolti, erano raccolti in una retina di nastri e perle che lasciavano liberi solo due ciocche fulve ai lati del viso.
La donna si voltò verso il ragazzo e gli sorrise complice.
- Domani sarà il gran giorno, Crow. - gli occhi erano brillanti per l'eccitazione e l'esaltazione.
Crow deglutì a fatica mirando quello sguardo luminoso; in esso vi era la stessa luce folle che animava gli occhi dei Death Eaters alla vigilia di ogni attacco.
- Sì, mio Generale, domani è il gran giorno. - rispose con voce neutra per celare le sue emozioni.
Tatiana, scuotendo divertita la testa, sorrise.
- Non ti smentisci mai, eh Cavaliere Ombra? - non vi era rimprovero nella sua voce.
- Non perdi mai la calma ne mostri alcuna emozione... qualsiasi cosa accada niente riesce a turbarti o emozionarti... una dote che ammiro, e che ti rende l'unico adatto alla tua carica.
Crow si inchinò.
- Non merito tanta considerazione, Generale. - rispose il ragazzo.
Tatiana sorrise. Poi si diresse verso la scrivania ed aprì un piccolo scrigno d'argento.
- Ho avuto un colloquio con gli Anziani. - disse estraendo dallo scrigno due piccole croci dorate.
- E hanno appoggiato la tua promozione a Colonnello. - continuò avvicinandosi al ragazzo.
- Ho solo fatto il mio dovere. - rispose Crow mentre Tatiana gli scostava il mantello dalla spalla destra.
- Modesto... - rispose la donna appuntando i gradi sull'uniforme. - Sei riuscito dove anch'io ho fallito!.. Non è da tutti imprigionare una creatura come Belial.
Crow fissò la donna cercando di carpirne le emozioni, ma Tatiana le celava in modo magistrale dietro quella maschera di affettata cortesia.
- Attento alla Bestia, Crow... anche l'uomo più imperturbabile ne può subire il fascino! - Il volto della donna si illuminò di un sorriso strano. - Non vorrei perdere il mio uomo migliore. - sibilò sinistramente serrandogli forte il polso sinistro.
Restarono in silenzio scrutandosi a vicenda. Poi, un bruciore acuto si diramò dal braccio sinistro del ragazzo, e in breve tempo invase tutto il suo corpo.
Il Lord chiama!
Con disinvoltura, facendo finta di ammirare i gradi che, alla fioca luce delle candele, rilucevano come un sinistro ammonimento, mascherò il dolore sottraendosi alla morsa della donna.
- Generale, sono onorato di servire il Priorato e la vostra persona. - disse scattando sull'attenti.
- Quanto alla Bestia, sono cosciente del pericolo e non le concedo di insinuarsi nella mia mente e nelle mie debolezze. - disse con voce forte, sicura e solenne.
- Ricorda sempre queste tue parole. - sussurrò la donna congedando, con un gesto della mano, il cavaliere.
Crow fece un profondo inchino e uscì dallo studio.
Possibile che sospetti qualcosa? No! è solo la tensione... non sospetta nulla, altrimenti mi avrebbe già ucciso!
Un'altra fitta, più acuta della precedente, interruppe il filo dei suoi pensieri.
Accertandosi di non essere seguito né visto si Smaterializzò.
***
Draco urlò terrorizzato e fuggì dal tocco di Hermione che, inutilmente, stava cercando di cambiargli le bende. Con sguardo carico di compassione la Gryffindor osservò il ragazzo cercare rifugio in un angolo della stanza. Era atroce vedere l'altero, arrogante e presuntuoso Slytherin ridotto in quello stato pietoso.
Aveva appena avuto una crisi ed ora, seduto sul freddo pavimento, con la fronte poggiata sulle ginocchia strette al petto, tremava come una foglia.
I suoi occhi erano sbarrati e puntati verso incubi che soltanto lui poteva vedere. Improvvisamente alzò di scatto la testa e, dopo aver posato il suo sguardo sul braccio sinistro, disfò con rabbia le bende che lo coprivano e prese a sfregare furiosamente il Marchio fino a farlo sanguinare.
- Malfoy! - sussurrò con voce materna la Gryffindor bloccandogli il braccio.
Il ragazzo posò i suoi occhi vitrei e sbarrati su di lei e le lacrime le offuscarono la vista.
- Sono sporco, sono sporco! - iniziò a sussurrare ossessivamente il ragazzo mentre Hermione, sedutagli davanti, gli accarezzava dolcemente il viso.
- Non sei sporco, Malfoy. - gli rispose Hermione conscia del fatto che, in quello stato, Malfoy non era in grado di sentirla.
- Sono sporco... sono sporco!
- Shhh! Va tutto bene, va tutto bene. - continuava imperterrita a sussurrare Hermione ogni qualvolta che Draco ripeteva quella nenia ossessiva.
Erano passate tre settimane da quella notte in cui lo avevano portato alla sede dell'Ordine... tre settimane di puro inferno.
I primi cinque giorni, soprattutto per lei, che si era auto eletta guardiana e infermiera del Death Eater, furono massacranti.
Draco era in condizioni gravissime e non faceva che delirare.
Non riconosceva nessuno. Non faceva che gridare o parlottare tra sé e sé.
Era impazzito, e il Medimago che lo aveva visitato, un fidato amico di Moody ormai in pensione, aveva detto che, a causa delle torture fisiche e psicologiche che aveva subito, non avrebbe più recuperato la ragione.
Ma Hermione non si era arresa e dopo due settimane, con la sua tenacia, le sue ricerche e una pazienza che nemmeno lei credeva di possedere, era riuscita a far recuperare, almeno in parte, il senno al ragazzo.
Vi erano momenti in cui era lucido, e in quei frangenti riconosceva le persone e sembrava il solito bastardo ed arrogante Slytherin che per anni l'aveva tormentata ad Hogwarts; altri in cui era mansueto come un agnellino e, quando credeva che lei non lo vedesse, la guardava addirittura con gratitudine.
E quando Malfoy aveva sul volto quella espressione gentile, lei si sentiva a disagio.
Era felice ma allo stesso tempo confusa.
Quello non era il Malfoy che lei conosceva, ma il ragazzo triste e tormentato che l'aveva abbracciata e baciata con ardore davanti al quadro della Fat Lady sussurrandole di perdonarlo.
Ma, nonostante il miglioramento delle sue condizioni mentali, la maggior parte del tempo Draco era nello stato in cui si trovava adesso, imprigionato in una oscura e auto-flagellante prigione di incubi dove lei non era in grado di arrivare per aiutarlo.
- Madre... Dumbledore! - sussurrò il ragazzo fissando un punto al di là delle spalle di Hermione, sbarrando ancora di più gli occhi.
- E' colpa mia... assassino... sono un assassino! - gridò, piegandosi su se stesso mentre si nascondeva il volto con le mani in un vano tentativo di sottrarsi alla vista di quei fantasmi che poteva vedeva solo lui.
Dai deliri di Malfoy, Hermione aveva potuto raccogliere particolari del rituale a cui era stato sottoposto e la conferma che le parole di Piton erano vere: la cicatrice a forma di fulmine che il Serpeverde sfoggiava sul petto all'altezza del cuore, era stata provocata dal tentativo estremo di Narcissa di proteggere il figlio dalla morte.
Al pensiero di quella donna che si era sacrificata senza esitazione, provò un moto di disgusto verso se stessa.
Aveva sempre considerato i Malfoy come esseri incapaci di provare qualsiasi umano sentimento che non fosse l'odio e il disprezzo; esseri incapaci di provare amore tranne che per se stessi.
E, nell'unica occasione in cui l'aveva incontrata alla Coppa del Mondo di Quidditch, aveva immediatamente etichettato quella donna bellissima come una Malfoy: un essere pieno di sé, razzista, arrogante e sprezzante.
Invece era una donna e madre come tutte le altre; una madre che, per amore del figlio, si era umiliata, chiedendo l'aiuto del suo nemico, e si era immolata per salvare il sangue del suo sangue.
- Non sei un assassino, Malfoy... non è stata colpa tua!
Hermione ebbe un sussulto quando Malfoy la guardò dritto negli occhi.
- Non è vero... Lui dice che è colpa mia... soltanto mia!
- Chi dice queste cose? Chi è Lui? - chiese la ragazza accarezzandogli dolcemente la testa.
- L'angelo dalle ali nere... - rispose Draco con occhi impauriti e colpevoli. - Lui mi insegue e mi urla contro le mie colpe! - le sue pupille erano dilatate per il terrore, sembrava un bambino piccolo appena risvegliatosi da un orribile sogno, ma il fatto che avesse sentito la sua voce e che stesse rispondendo alle sue domande, era una vittoria per Hermione.
Nonostante cercasse in tutti i modi di attirare su di sé la sua attenzione, non era mai accaduto prima che Draco si accorgesse della sua presenza quando era in preda ai deliri.
Dolcemente gli sorrise, perdendosi in quello sguardo addolorato che donava un'aria straziante all'espressione, un po' infantile, con cui Draco la guardava.
- Mente! - rispose determinata. - Tu non sei un assassino, non hai ucciso nessuno, Malfoy. - continuò, dolcemente, abbracciandolo con trasporto.
Quando Draco era colto dalle crisi, Hermione aveva sempre il terrore che potesse fare qualche altro gesto inconsulto, come era accaduto qualche giorno prima.
Era andata a prendere la Pozione Rimpolpa Sangue e aveva lasciato Malfoy dormire tranquillamente nel suo letto.
Era la prima notte che il ragazzo dormiva serenamente, la prima senza incubi e deliri.
Era sollevata della cosa e felice per lui; per questo lo aveva tranquillamente lasciato solo.
Aveva tardato un po' più del previsto perché si era intrattenuta con Harry che, preoccupato, le aveva chiesto delle condizioni di Malfoy.
Avevano parlato anche delle condizioni di Ginny che, sebbene molto gravi, erano da diversi giorni stazionarie.
Harry, dalle ultime notizie ricevute dai signori Weasley, era convintissimo che la ragazza si riprendesse presto e che, nel giro di pochi giorni, tornasse a casa.
Era distrutto, Hermione gli aveva preparato più di una volta una pozione per dormire.
Era corroso dal rimorso, si sentiva responsabile di quello che era accaduto alla sua Ginny.
Ma quello che lo addolorava di più era il fatto che i dottori del San Mungo autorizzavano le visite solo per i familiari stretti e lui, non era riuscito ancora a vederla da quella notte.
Ma non era solo quello a tormentarlo. Nonostante il resto della famiglia Weasley non lo incolpasse di nulla e mantenesse con lui il solito comportamento, Ron non faceva altro che attaccarlo e ogni occasione era buona per litigare.
Hermione aveva rincuorato l'amico dicendogli che era naturale il comportamento di Ron, che anche lei subiva il medesimo trattamento per il fatto di occuparsi di Malfoy, e che comunque tutto si sarebbe risolto per il meglio.
Triste per quell'angosciante situazione che stava corrodendo i nervi e l'animo di tutti, si affrettò a tornare da Malfoy; ma, quando varcò la porta della stanza rimase come pietrificata davanti alla scena che si stava svolgendo sotto i suoi occhi.
Draco era inginocchiato a terra, il braccio sinistro poggiato sulle gambe e stretto nella mano destra, alzata in alto e pronta a colpire, un coltello affilato.
Il polso sinistro era già stato reciso e il sangue stava sgorgando copioso. Hermione gridò mentre Draco affondava, rabbiosamente, il coltello nella carne deturpata dal Marchio.
Le grida di Hermione fecero accorrere Harry che davanti a quella scena, scostò bruscamente la ragazza e si lanciò sullo Slytherin per disarmarlo.
Il ragazzo cercò di evitare l'attacco del Gryffindor e, quando Harry, ferendosi a sua volta, riuscì a sottrargli il coltello dalle mani, Draco lo guardò profondamente contrariato.
- Perché? - sussurrò con un filo di voce.
Il suo volto era sereno, i capelli, che ora gli sfioravano le spalle, gli coprivano in parte il viso pallido ed emaciato che rendeva, ancora più grande e profondo, l'occhio sano e libero dalle bende, privo del suo tipico ironico e sprezzante scintillio.
Harry non riuscì a parlare e restò in silenzio a fissare Malfoy che, come se non fosse successo niente, si era alzato e aveva cominciato a canticchiare e a parlare con interlocutori invisibili.
Harry fece per raggiungerlo, ma Hermione lo fermò dicendogli che era inutile e che rischiava solo di farsi e fargli male. Quando Draco era in quello stato nulla sembrava riuscire a raggiungerlo.
Lo osservarono ridere istericamente e poi accasciarsi al suolo in lacrime.
Il mugugno infantile dello Slytherin e il tocco delle sue dita fredde ridestarono Hermione dal flusso dei ricordi.
La ragazza abbassò lo sguardo verso Draco che, poggiata la testa al suo petto, sembrava essersi rilassato sotto le sue carezze.
Hermione sorrise, era riuscita a calmarlo, ma alcune ferite dello Slytherin si erano riaperte e necessitavano di nuove medicazioni.
Lo scostò da sé e analizzò, con sguardo critico, le sue condizioni.
Gli occhi indugiarono su quella cicatrice a forma di fulmine all'altezza del cuore, e non poté fare a meno di ricordare l'espressione stupita di Harry alla sua vista; poi, dopo aver aiutato il ragazzo a stendersi sul letto, raggiunse il settimino accanto alla finestra e prese le pozioni necessarie alle cure.
* Megrez Thuban: Quest'uomo avrà un ruolo molto importante in avvenire, ricordtevi di lui.
Titolo: HARRY POTTER e il mistero del Biancospino
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero;
Personaggi: Sirius Black, i Malfoy, i Black, Voldemort, oc, Viktor Krum, Mangiamorte, Ordine della Fenice, Trio, Blase Zabini, Tutti;
Pairing: Bill/Fleur, Draco/Hermione/Ron, Harry/Ginny/OC, Remus/Tonks;
Era: Post-HBP, Harry a Hogwarts (1991-1998) e post.
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali;
Sintesi: La ruota del destino si è messa in moto e Draco Malfoy è stato colui che l’attivata.
Dumbledore è morto ed Harry dovrà portare al più presto al termine ciò che ha lasciato in compiuto per sconfiggere il Dark Lord.
Ma Voldemort e i suoi servi non sono l’unico ostacolo che Harry troverà sul suo cammino.
Misteriose organizzazioni segrete entrano in scena minando ulteriormente il delicato equilibrio delle forze e persone che si credevano nemiche si riveleranno preziosi alleati.
Riuscirà Harry Potter a fermare i folli piani del crudele e spietato Dark Lord, e chi è il misterioso Biancospino di cui parla la leggenda?
Storia: A Capitoli.
Conclusa: No
Capitoli: prologo - Capitolo I - II -III - IV - V - VI - VII - VIII - IX & X - XI - XII

Capitolo IX
L'ala nera della Morte
Parte V
Arthur Weasley parò uno Stupeficium e a sua volta lanciò un Pietrificus Totalus verso il Death Eater con cui duellava.
Il Death Eater evitò l'effetto dell'incantesimo generando uno scudo protettivo attorno a sé, e ghignando perfido, fece un inchino derisorio all'avversario. Fenrir, che aveva evitato un paio di Schiantesimi lanciategli dai gemelli, balzò davanti a Lupin. Con uno scatto rapido Remus schivò la zampata del licantropo che gli lacerò il mantello.
- Impedimenta! - gridò lanciando l'incantesimo verso il licantropo che, preso alla sprovvista, fu preso in pieno.
- Harry! - gridò Lupin allontanandosi rapido da Fenrir.
Angel/Harry si avvicinò furtiva alle spalle del licantropo e gli lanciò contro una pozione che, avvolgendolo con una sostanza appiccicosa, lo inchiodò al suolo.
Un Death Eater le lanciò contro uno Schiantesimo.
- Attento, Harry! - gridò George che parò l'incantesimo diretto ad Angel/Harry e schiantò a sua volta il Death Eater. - Bel lavoro, George! - si congratulò Fred impegnato ad affrontare un vampiro che, sbucando da dietro una colonna, si era avventato sul ragazzo.
Angel/Harry schivò un Locomotor Mortis che si infranse sulla parete.
- Glacius! - gridò la ragazza verso il Death Eater che l'aveva attaccata; ma il suo avversario parò senza difficoltà l'attacco. Un grido attirò l'attenzione di tutti. Fred, preso per le spalle, era stato sollevato da terra ed un vampiro stava banchettando con il suo sangue. Lupin lanciò un lacarnum Inflamare verso la giacca del vampiro che prese rapidamente fuoco.
Il vampiro, preso dal panico, lasciò la presa sulla sua vittima che, priva di sostegno, cadde a terra libera. George ne approfittò per arrivare alle spalle del vampiro e conficcandogli il suo pugnale d'argento dritto nel cuore, lo ridusse in cenere.
- Stai bene, Fred? - chiese chinandosi sul fratello.
- Stavo meglio prima! - rispose il ragazzo massaggiandosi il collo.
- Stai giù, George! - gridò spintonando il gemello a terra.
Un'Avada passò veloce sulle loro teste.
- Stupeficium! - urlò il signor Weasley colpendo in pieno il Death Eater che aveva attaccato i suoi figli. Fred e George emisero un fischio di approvazione e si complimentarono col padre che, tra un incantesimo e l'altro li stava rimproverando per la loro disattenzione.
Nel frattempo, approfittando della confusione, Pettigrew, scivolandogli accanto furtivo, liberò Fenrir dalla sostanza appiccicosa che lo inchiodava al pavimento.
-Innerva! - pronunciò facendo rinvenire il suo compagno che, libero, si lanciò di nuovo verso Lupin. L'Auror, colto di sorpresa, fu colpito di striscio ad un fianco da una zampata del licantropo. Ansimante rotolò di lato quando Fenrir sferrò un nuovo attacco, riuscendo, questa volta, a sfuggire ai suoi artigli e, rapido gli puntò contro la bacchetta.
- Expelliarmus! - gridò Pettigrew disarmando l'Auror che, per un soffio, evitò che l'ennesimo assalto del suo avversario potesse ferirlo gravemente.
- Accio bacchetta! - gridò Angel/Harry afferrando al volo la bacchetta di Remus.
- Stupeficium! - gridò poi verso Pettigrew. Il viscido ometto parò l'attacco e, osservando, con i suoi piccoli e ottusi occhi, la ragazza sibilò: - Da lei mi aspettavo qualcosa di più efficace, Signor Potter!
Angel non rispose alla provocazione e, dopo aver lanciato la bacchetta a Lupin, sorrise maligna al Death Eater che, sotto il suo sguardo, arretrò di qualche passo.
Stava per lanciare un incantesimo verso quella serpe quando il cielo fu invaso da luci scarlatte.
- Gli altri sono in pericolo! - gridò indicando le lingue di fuoco che illuminavano a giorno il cielo.
Lupin schivò ancora un paio di attacchi di Fenrir e, puntandogli la bacchetta alle zampe, glie le congelò.
Il licantropo ringhiò frustrato artigliando il ghiaccio che gli bloccava gli arti inferiori mentre l'Auror estraeva da una tasca del mantello una tavoletta che, prima di partire per la missione, aveva incantato.
Velocemente lesse le brevi righe che apparivano magicamente su di essa:
Trovato Malfoy nella cappella del castello!
Voldemort ci sta attaccando!
Raggiungeteci, presto!
H.G.
Lupin gridò ai suoi compagni di correre alla cappella. A quelle parole i gemelli lanciarono sul pavimento un paio di fiale contenenti una pozione oscurante che, appena si infransero sul pavimento, generarono una cortina di tenebra che oscurò completamente il corridoio, celando i membri dell'Ordine ai Death Eaters e permettendo loro di dirigersi verso la cappella.
***
Crow scrollò con eleganza le spalle.
- Per ora, per la mia e la vostra sicurezza, è meglio che non sappiate chi io sia, ma ci tengo a rassicurarvi che la vostra liberazione è la mia priorità.
Desia incrociò le braccia al petto e sorrise compiaciuta.
- Non è mia abitudine fidarmi della parola di qualcuno che non mostra il viso... - sussurrò con voce ironica. - Ma se mio fratello si fida di un Senza Volto... - fece una pausa squadrando da capo a piedi il Cavaliere con espressione critica. - Allora, forse, posso fidarmi di voi!
Crow , a quelle parole, si rilassò.
- Bene, signor cospiratore... - sussurrò divertita la ragazza avanzando verso il Cavaliere. - Illustratemi il vostro piano di fuga.
Crow rise di gusto, quel repentino cambio di umore e registro gli fece venire in mente le scene madre che era solito fare Draco quando voleva carpire segreti ai poveri malcapitati che tentavano di nascondergli qualcosa.
- Non credo che sia il caso... e dammi del tu, Desia. - rispose il cavaliere trattenendo, a stento, una risata quando la ragazza assunse la classica espressione misto broncio e stizza del fratellastro. - Anche quando le cose si faranno disperate... - sussurrò guardandola con una strana dolcezza che fece rabbrividire la ragazza. - Io non permetterò che ti accada niente.
Io non permetterò che ti accada niente.
L'espressione di Desia si fece nostalgica; solo un'altra persona le aveva fatto la medesima promessa... una persona che ormai era solo polvere.
Osservò in silenzio il suo interlocutore, combattuta tra l'istinto di ridergli in faccia e ucciderlo all'istante.
Una parte di lei le diceva che non doveva assolutamente fidarsi di quell'uomo, l'altra temeva di fidarsi di lui e cercava di riportarle alla mente qualcosa ... qualcosa di estremamente importante che doveva assolutamente ricordare. C'era qualcosa di stonato, di tremendamente sbagliato in quella strana complicità che si stava instaurando tra loro e lei non riusciva a capire perché si sentisse così inquieta.
Aveva la strana sensazione di conoscere la persona che aveva davanti a sé... eppure sapeva di non conoscerla affatto.
Meccanicamente portò lo sguardo all'anello dei Malfoy al collo del Cavaliere e la sua espressione divenne nuovamente imperscrutabile.
Odiava sentirsi confusa, di essere in balia di quella strana sensazione a metà strada tra la nostalgia e l'istinto omicida.
"Puoi fidarti delle sue parole, Desia?" sussurrò languido Belial nella sua mente.
Lei non rispose alla domanda del demone e tornò a fissare negli occhi il Cavaliere.
- Ma non puoi dirmi niente per non rischiare che la tua copertura salti! - disse con voce neutra.
Crow annuì e si alzò. - Devo lasciarti ora, mia cara! - disse accompagnando le parole con un elegante inchino.
La ragazza sorrise sorrise.
- Da quando in qua sarei tua, Senza Volto?
Gli occhi di Crow brillarono di allegria. - Io ci ho provato. - rispose scrollando le spalle con voce affranta.
Desia ghignò. - Spiacente ma non concedo appuntamenti ai corteggiatori anonimi.
Crow rise di gusto. - Non ti arrendi mai, eh?
- Ci ho provato! - rispose la ragazza scimmiottando il Cavaliere.
Questa situazione continua a non mi piacermi... il mio istinto mi dice che non devo fidarmi...
Pensò irata celando la sua ira dietro un sorriso cordiale.
Quegli occhi... io conosco quegli occhi, li ho già incontrati, ma dove?
- Devo lasciarti ora, non posso restare oltre. - disse il ragazzo tornando serio. Desia annuì. - Mi mostri tranquillamente le spalle, Crow? - chiese la Malfoy avanzando silenziosa alle sue spalle. - Potrei neutralizzarti, ora che sono libera dalle catene e dalla destabilizzate presenza dell'acqua benedetta, rubarti la bacchetta e fuggire!
- Non usciresti viva da qui... senza di me! - disse il Cavaliere voltandosi verso la prigioniera. - Ti ucciderebbero seduta stante, non appena oserai mettere il naso fuori dalla cella. Sei nel cuore della sede del Priorato, e da qui, nemmeno una legione di demoni potrebbe uscirne viva superandone le difese... soprattutto se disarmata.
- Ne sei sicuro? - chiese Desia ghignando. - Con la magia e i poteri di Belial nessun tirapiedi del Priorato potrebbe fermarmi... soprattutto perché non si aspetterebbero mai la mia fuga. Gonfi della loro superbia credono di avermi reso inoffensiva incatenandomi e chiudendomi in un pozzo pieno di acqua santa!
- Non lo farai! - rispose il ragazzo per nulla turbato dalla minaccia della prigioniera.
- Mi consideri tanto leale da non provarci?
- So che vuoi delle risposte, risposte che posso darti solo io, e... - continuò il ragazzo con voce serena. - Sai benissimo che sono anche la tua unica chance di uscire viva da qui! - continuò poggiandogli una mano sulla spalla. A quel tocco qualcosa in lei scattò, una rabbia cieca un rancore profondo che affiorò così violentemente da farle male; si divincolò e guardandolo furente gridò:
- Non toccarmi!
Crow indietreggiò.
Si fissarono, in silenzio, per un lungo istante, poi il ragazzo, dopo un inchino, si avviò verso l'uscita.
- Forse dovresti rimettermi le catene. I tuoi colleghi potrebbero sospettare di te se mi trovano libera. - suggerì la ragazza mentre il Cavaliere apriva la porta.
Crow si voltò verso di lei. - Non occorre, sono io ad avere l'incarico di occuparmi di lei, miss Mozev.
Desia percepì del rammarico nella voce del ragazzo e, in silenzio, osservò il Cavaliere negli occhi, cogliendo lo stesso rammarico che la voce aveva tradito.
Anche a Crow non sfuggì l'ombra di fugace disagio e mortificazione che velò per un istante gli occhi della ragazza.
A quella vista il ragazzo sorrise, un sorriso che Desia non poté cogliere, non solo perché celato dalla maschera, ma anche perché si fermò alle labbra e non raggiunse gli occhi.
Si è resa conto di avermi offeso... Ma un Malfoy non chiede mai scusa!
Pensò dandole nuovamente le spalle.
E poi perché dovrebbe? Desia, Desia... sei così simile a Draco che per un attimo ho avuto l'impressione di avere con te la stessa complicità che mi lega a lui! Ma tu ed io siamo perfetti estranei, non avrei dovuto prendermi tanta libertà!
Senza dire una parola uscì chiudendosi alle spalle la pesante porta di ferro della cella.
Mentre percorreva il buio e angustio corridoi delle prigioni Crow si piegò su sé stesso ansimando.
Immagini indistinte di combattimenti attraversarono la sua mente.
Vide bianchi artigli calare su di lui e avvertì il dolore della carne lacerata. Appoggiò la schiena alla parete cercando un sostegno per mentre si accasciava a terra.
Artigli e sangue... qualcuno è in pericolosi vita!
***
Non tutti i colpi lanciati dal gruppo di Moody andarono a segno. Nonostante tutto un paio di frecce avevano colpito la creatura annidata nell'ombra che, grazie agli incantesimi combinati di Tonks e Moody, era ora visibile.
Moody imprecò vedendo che quello che avevano davanti era Karkarof.
Non è possibile!
Pensò vedendo il Death Eater avanzare verso di loro. È stato ucciso, come può essere qui!
- Moody! - gridò Tonks attirando l'attenzione dell'Auror. - Non può essere Karkarof, il Ministero ne ha rinvenuto il cadavere! Deve essere qualcuno che ha...
- E' uno zombi! - la interruppe l'Auror, fissando con l'occhio magico, il Death Eater.
A quelle parole Fleur e Ginny emisero un grido di orrore mentre Najin/Harry, impallidì.
Merda! Ci mancavano solo i non morti celebrolesi!
Era seriamente preoccupata, i non morti rianimati attraverso la negromanzia erano i peggiori avversari che si potessero incontrare.
Immuni al dolore, fedeli fino all'incredibile al loro signore e soprattutto, pericolosi perché, anche se ridotti a pezzi, ogni singolo arto era capace di continuare l'attacco fino all'annientamento del suo avversario.
Indietreggiò disgustata quando gli occhi vacui del Death Eater si spostarono verso di lei.
- Attenti! - gridò Tonks scagliando una barriera che fece rimbalzare la bombarda lanciata dal Death Eater.
Vedendo che il suo attacco era stato vanificato, il mago-non-morto, invece di aggredire direttamente gli intrusi, puntò la sua bacchetta contro le travi del soffitto che esplosero quando furono colpite dal raggio rosso fuoriuscente dalla bacchetta.
Moody e Fleur lanciarono un incantesimo che rafforzò la barriera protettiva di Tonks.
Karkarof lanciò un'Avada contro Najin/Harry che si gettò di lato prima che la maledizione la colpisse; ma perse l'equilibrio e cadde al suolo fra le macerie, mentre l'aria si riempiva di polvere, fumo e del rumore della pietra infranta.
Ginny lanciò uno Schiantesimo che rimbalzò sul mago non-morto.
Karkarof emise un sibilo sinistro mentre continuava ad infierire, con diverse bombarde, sul soffitto del salone, incurante degli attacchi dei membri dell'Ordine.
Il legno delle travi cedette sotto l'incessante attacco e il soffitto franò.
- Attenta! - gridò Fleur lanciandosi sulla ragazza prima che una trave le rovinasse addosso.
- Dobbiamo uscire da qui! - sibilò Najin/Harry tossendo per il fumo; la stanza ne era così piena che ormai era impossibile orientarsi per mezzo della vista e, in più, il fuoco aveva iniziato a lambire anche le suppellettili che decoravano la sala.
- Protego! - urlò Tonks parando uno Schiantesimo lanciatogli dal Death Eater, e, dopo essersi assicurata che Ginny e Fleur stessero bene, puntò la sua bacchetta verso Karkarof scagliandogli contro un'Avada che lo colpì in pieno.
La maledizione non sortì alcun effetto al suo avversario. Tonks impallidì osservando Karkarof avanzare come se niente fosse successo.
Mio Dio! pensò la donna. Neanche le maledizioni senza perdono hanno effetto!
- Gli incantesimi sono inutili contro i non morti, dobbiamo trovare un altro modo! - gridò Fleur mentre aiutava Ginny a rialzarsi.
Moody ghignò. - La magia no! Ma il sangue si! - sibilò puntando la bacchetta contro una statua raffigurante un toro. - Taurosfors!
La statua prese vita e il toro, impaurito per le fiamme, iniziò a scalpitare nel salone.
Moody puntò ancora la bacchetta verso il toro eseguendo un rapido movimento dal basso verso l'alto, simile a quello che si esegue per far schioccare la frusta.
Dalla bacchetta fuoriuscì un raggio dorato che squarciò la carne del toro.
La bestia, sotto gli occhi esterrefatti di Fleur e Ginny, si accasciò al suolo agonizzante. Moody sorrise quando il non morto si fondò sul toro morente e iniziò a cibarsi dei suoi intestini.
Najin/Harry si leccò le labbra ispirando il profumo del sangue, mentre Tonks sorrideva verso l'Auror.
Non ero sicuro che l'odore del sangue potesse distrarlo dagli ordini impartitegli!
Pensò l'Auror avvicinandosi alle due ragazze che, sconvolte, guardavano Karkarof consumare il suo macabro pasto.
- Andiamo! - ordinò Moody mentre le fiamme diventavano sempre più alte.
Il gruppo uscì dal salone e si diressero verso i piani inferiori.
Passi affrettati raggiunsero le loro orecchie.
Un gruppo di Death Eaters stava risalendo le scale che i membri dell'Ordine stavano per accingersi a scendere.
Fleur notò una porta alla fine del corridoio in cui si trovavano e, rapida e silenziosa la aprì.
La porta dava accesso ad un ampio e luminoso studio, assicuratasi che fosse vuoto, fece cenno ai suoi compagni di nascondersi lì.
Trattennero il fiato mentre i passi dei loro inseguitori si facevano più vicini.
Per loro fortuna i Death Eaters oltrepassarono il loro nascondiglio e, quando i loro passi non furono più udibili, il gruppo iniziò a perlustrare l'ambiente in cui si trovavano. Ovunque vi erano libri, pergamene e strani strumenti per calcolare i movimenti delle stelle.
Moody si avvicinò alla scrivania osservando i documenti che su di essa erano sparsi.
Erano calcoli sofisticati sul movimento delle fasi lunari e dei pianeti.
A che diavolo servono questi!
Pensò prendendo una pergamena tra le mani.
- Signor Moody, venga a vedere, presto! - la voce di Ginny distolse l'uomo dai suoi pensieri.
Si avvicinò alla ragazza che gli indicava un voluminoso volume poggiato su un leggio di granito.
- Cosa c'è Ginny? - chiese osservando il libro.
- Credo che parli di qualche strano rituale. - sussurrò la ragazza porgendo il libro all'Auror.
- Nulla di buono, credo. - rispose Moody osservando le rune demoniache in esso contenute.
Un incantesimo di Transfert... ma per chi? si domandò sfogliando le pagine.
- Guardate! - gridò Fleur indicando il cielo visibile dalle grandi finestre dello studio.
Lingue di fuoco rischiaravano le tenebre della notte, era un segnale che fece raggelare i cuori delle ragazze.
- Qualcuno dei nostri è in pericolo, Ginny! - gridò Moody mentre riponeva in una sacca i libri e le pergamene riguardanti l'Incantesimo di Transfert.
La ragazza, riprendendosi dallo stato di trans in cui era caduta fissando il segnale di pericolo, annuì e prese dalla tasca del mantello la tavoletta incantata.
Trovato Malfoy nella cappella del castello!
Voldemort ci sta attaccando!
Raggiungeteci, presto!
H.G.
Tremò leggendo le parole che comparvero magicamente davanti ai suoi occhi.
Mio Dio! Harry!
Pensò sgranando gli occhi.
- Ginny, allora? - le urlò contro Najin scuotendola per le spalle.
- Harry ed Hermione hanno trovato Malfoy nella cappella del castello e stanno combattendo contro Voldemort! - gridò mostrando il contenuto della tavoletta alla Slytherin.
- Andiamo, presto! - ordinò Moody alle sue compagne.
***
- Potter, Potter, vuoi giocare a nascondino con me? - sibilò ironico il Lord avvicinandosi alla porta della sacrestia, mentre i Death Eaters sghignazzavano.
Harry sentiva i passi del Lord farsi sempre più vicini, si piazzò davanti alla porta, bacchetta alla mano, pronto a colpire qualunque cosa oltrepassasse la porta, mentre Hermione iniziava a curare le ferite di Malfoy nascosta dietro una vecchia scrivania.
È sempre più pallido!
Pensò scostandogli una ciocca di capelli dal viso.
- Potter? Non è carino scappare senza neanche salutare!
Hermione si voltò verso Harry terrorizzata mentre la porta della sacrestia esplodeva in mille pezzi.
La ragazza fece, con il suo corpo, da scudo a Malfoy mentre Harry si lanciava dietro una statua per proteggersi dai detriti.
- Tana libera tutti! - ghignò Bellatrix fondandosi dentro la stanza.
Harry si rannicchiò dietro la statua in attesa.
- Micio, micio... vieni dalla mamma! - sibilò la donna guardandosi attorno.
Hermione, dal suo nascondiglio osservava impaurita la Death Eater avvicinarsi ad Harry, stava per sferrarle contro uno Schiantesimo, quando la scrivania sotto cui si nascondeva esplose in mille pezzi.
- Hermione! - urlò Potter uscendo dal suo nascondiglio. Bellatrix lanciò, fulminea, una maledizione verso il Gryffindor che, rotolando di fianco, evitò la Maledizione.
- Crucio! - urlò colpendo in pieno la Death Eater.
Bella si accasciò urlando a terra; ma il suo ghigno beffardo non si cancellò dal suo viso.
- Potterino! - disse scimmiottando una voce infantile.
- Non hai imparato nulla dall'ultimo nostro scontro? Devi desiderare di infliggere dolore, devi nutrirti della gioia di farlo, ma... vedo che ancora non hai imparato la lezione!
Sul viso della donna vi era un sorriso folle mentre puntava la bacchetta verso il ragazzo.
- Non devi stupirtene, Bella. - sibilò, mellifluo, Voldemort. - Il piccolo Potter è troppo stupido per apprezzare un'arte così sottile!
Harry, tenendo sotto mira Voldermort e Bellatrix, indietreggiava avvicinandosi alla scrivania, mentre, con la coda dell'occhio, cercava la posizione di Malfoy senior.
Tirò un sospiro di sollievo quando vide Hermione smuovere i detriti della scrivania dal suo corpo.
- Stai bene, Hermione? - chiese con voce preoccupata.
- S... si, sto bene Harry, non mi hanno colpito. - rispose la ragazza gemendo subito dopo.
Una scheggia di legno le si era infilata nella coscia destra provocandole un brutto squarcio.
- Ma non lo sarai ancora per molto, sporca Mudblood! - sibilò Lucius Malfoy, ghignando sadico, mentre si avvicinava alla ragazza.
- Non toccarla! - gridò Potter puntando la bacchetta verso Malfoy.
- Avada Kevadra! - sibilò Voldemort dirigendo la maledizione verso Potter.
Harry schivò la maledizione gettandosi, rapido, a terra.
Il raggio verde lo sfiorò e terminò la sua corsa contro la piccola finestra dai vetri gialli alle sue spalle.
Schegge di vetro schizzarono fino al Lord che si riparò con uno scudo mentre, approfittando della confusione, Harry strisciava, furtivo, dietro una bassa credenza in legno verniciato di scuro.
- Per essere un Gryffindor striscia come una serpe il caro Potter! - disse Bellatrix ridendo sguaiatamente.
Il Lord ghignò a sua volta, annuendo alle parole della sua Death Eater.
Intanto Lucius si era avvicinato, minaccioso, ad Hermione, squadrando lei e suo figlio, amorevolmente stretto tra le braccia della Mudblood, con rabbia cieca.
Hermione non si intimorì, sotto quell'accurato esame, e ne sostenne lo sguardo.
Un lampo omicida attraversò lo sguardo di Malfoy senior che, ghignando, assottigliò gli occhi fino a renderli due sottili fessure.
- Mudblood! - sibilò velenoso fissando, con occhi di ghiaccio, la sfrontata ragazzina che osava fissarlo con sfida.
- Allontanati da quella nullità, subito! - gridò, mentre il suo viso si contorceva in una smorfia di disgusto alla vista del gesto istintivo di protezione che la ragazza eseguì alle sue parole.
Come osa toccare, con le sue sudice mani, mio figlio!
Hermione, senza rendersene conto, aveva stretto maggiormente a sé Draco e fissava con rabbia e disgusto l'uomo che torreggiava su di lei.
- Consegnami quel traditore!
- No! - rispose, gelida, la ragazza, senza abbassare lo sguardo, mentre, tastando il terreno con le dita, cercava la bacchetta che gli era sfuggita di mano durante l'esplosione.
La trovò e la puntò contro il Death Eater, ma l'uomo fu più veloce della ragazza e le scagliò contro una Cruciatus.
Hermione urlò mentre il suo corpo, dilaniato dal dolore, era scosso da spasmi e convulsioni. Ma nonostante la tortura Hermione mantenne la sua posizione mentre, Harry, osservava sconvolto la scena. Il sangue gli ribollì nelle vene e senza rendersene conto, sentì la sua voce sovrastare le grida dalla sua compagna.
- Hermione! Everte sar... - gridò puntando la bacchetta verso Malfoy senior.
- Incarceramus! - sibilò Voldemort più rapido del Gryffindor.
Harry fu avvolto da una miriade di fasce di seta nera che, materializzandosi dal nulla, ne fasciarono il corpo come un bozzolo.
- Potter, Potter. - disse il Lord avvicinandosi lentamente al suo giovane nemico e, scuotendo sconsolato la testa, continuò con voce melliflua:
- Fai il bravo bambino...
Un sorriso sarcastico si allargò sulle sue sottili e grigiastre labbra da rettile.
- O ci toglierai tutto il divertimento!
Harry, impossibilitato a parlare, per via delle fasce che gli imbavagliavano la bocca, osservava con rabbia il Lord che gli si inginocchiò accanto tendendo la mano artigliata.
Con un gesto rapido, Voldemort afferrò il Gryffindor per i capelli, e strattonandoli gli alzò il viso per fissarlo meglio negli occhi.
Hermione continuava ad urlare sotto le Cruciatus di Lucius che, senza pietà, continuava ad infierire sulla ragazza.
Voldermort puntò al petto di Harry la sua bacchetta e leccandosi le labbra sussurrò.
- Forse il piccolo Potter vuole giocare anche lui, con noi, come la sua amichetta, Crucio! - sibilò malevolo.
Il dolore prese possesso del corpo del ragazzo diramandosi in ogni sua singola cellula. Coltelli affilati ed incandescenti come brace gli trafiggevano ogni centimetro della pelle, e il dolore era così atroce che il ragazzo credeva che gli stesse per scoppiare la testa.
A quella vista Bellatrix rise ed applaudì entusiasta.
- Che spettacolo sublime! - commentò godendosi la tortura dei due sciocchi ragazzini che avevano osato sfidare il suo Lord.
La vista di Harry si annebbiò, stava per perdere i sensi per l'intensità del dolore, ma prima che accadesse il dolore cessò.
La Death Eater si avvicinò, ancheggiando sensuale, al suo signore fissando, con il suo sguardo folle, il ragazzo steso ai suoi piedi.
- Uccidetelo mio Signore! - Sibilò la donna, leccandosi le labbra, mentre sul viso le si dipingeva un sorriso osceno.
- No, mia cara! Il signor Potter deve ancora assaggiare la mia speciale ospitalità.
Rispose il Lord accarezzando, con le ruvide e ossute dita, la morbida e setosa pelle della guancia della Black.
Bellatrix sorrise fissando il suo signore con occhi adoranti.
- Fatemi giocare con la Mudblood, mio Lord! - mugolò, la donna, con voce infantile.
Voldemort sorrise compiaciuto e accarezzandola con lo sguardo le sussurrò nell'orecchio.
- Su, bimba, la Mudblood è di Lucius, dopotutto è colpa di quella mocciosa se suo figlio ha disonorato il nome della famiglia.
Bellatrix sgranò gli occhi sorpresa.
- Cosa centra la Mudblood con la codardia di quel degenerato di mio nipote?
Voldemort sorrise malizioso. - Frugando nella sua mente ho scoperto che al piccolo Malfoy piacciono i Mudblood, mia cara! - le disse Voldemort con la voce ridotta in un sussurro così flebile che, le sue parole, furono udite soltanto dalla Death Eater.
- Ma quando Lucius avrà sbollito la sua collera, sono sicuro che ti farà giocare con lei, Bellatrix. - aggiunse a voce alta.
Lucius sorrise malevolo verso la cognata che fece una smorfia contrariata.
Quando avrà sbollito la sua rabbia il mio giocattolo sarà rotto!
Pensò la donna, incrociando le braccia al petto, mentre Lucius, afferrandola per i capelli, strascinava Hermione lontano dal figlio.
La ragazza, cercando di liberarsi, si dimenava come una furia suscitando le risate divertite di Bellatrix.
Interpretando lo sguardo coleroso di Harry come un segno di dispiacere per la perdita di attenzione, Voldemort gli scagliò contro un'altra Cruciatus.
Harry si contorse al suolo mugugnando per il dolore.
- Non si preoccupi, signor Potter, le stavo solo concedendo una piccola pausa. - sibilò divertito il Lord che, con un gesto della bacchetta, liberò il ragazzo dalle fasce che lo imbavagliavano.
- Maledetto! - ringhiò il Gryffindor.
- Oh! Che lingua velenosa avete, signor Potter! - continuò, sempre più divertito, Voldemort.
- Credo che la mia Cruciatus non sia stata abbastanza efficace.... Ne gradisce un'altra? - sibilò, acido, Voldemort, le narici da rettile dilatate per l'eccitazione.
Harry non rispose, e si limitò a intensificare la sua espressione di odio.
Sia Lucius che Bellatrix osservavano divertiti la scena, mentre, Hermione, ancora con il respiro irregolare per la tortura, strisciava verso Draco.
- Allora, signor Potter? - disse il Lord, con voce dolce, verso Harry.
- Forse non sono stato chiaro, o voi siete troppo stupido per capire la lingua di noi maghi.... - un ghigno deformò il suo viso. - Volete un'altra Cruciatus? Se non la volete basta dirlo, mio caro! - continuò, sibilando mellifluo, mentre lisciava la bacchetta con le dita ossute.
Harry rimase in silenzio, non avrebbe mai dato al suo nemico la soddisfazione di sentirlo supplicare.
I due avversari rimasero a fissarsi per un lungo istante, poi, davanti all'ostinato silenzio del Gryffindor, Voldemort si scurì in volto e puntò la bacchetta verso il ragazzo.
- Rispondi, Imperio! - gridò contrariato.
La mente di Harry fu invasa dalla voce di Voldemort che gli sussurrava dolcemente.
Dì di no...
L'istinto era quello di acconsentire ad ogni cosa che quella voce suadente gli sussurrava.
Dì di no!
Ma qualcosa nel profondo della sua mente lottava contro quella voce, era un duello che lo dilaniava dentro.
- ESCI DALLA MIA MENTE!
Voldemort fissò con i suoi occhi di brace il suo nemico che ansimava per lo sforzo appena eseguito per ribellarsi alla Maledizione.
Lucius e Bellatrix guardavano esterrefatti la scena, il loro Signore era una maschera di ira, gli occhi rossi rilucevano come magma sulla pelle grigia e squamosa.
- Tu.... Tu sciocco arrogante moccioso! - ringhiò Voldemort puntando la bacchetta verso Harry.
- L'obbedienza è una virtù che ti è sconosciuta, Potter?
Gli occhi del Lord erano sbarrati, il volto una maschera di pura collera.
- Vorrà dire che te la insegnerò prima che tu muoia! Crucio!

Capitolo X
L'ala nera della Morte
Parte V
Prima che Voldemort potesse eseguire l'incantesimo, tutti i membri dell'Ordine fecero irruzione nella cappella e, vedendosi accerchiare dagli Uomini di Potter, digrignò i denti.
- Allontanatevi dai ragazzi! - intimò Lupin puntando la bacchetta verso i tre Death Eaters che sorrisero beffardi.
- Io non prendo ordini da un cencioso vagabondo! - sibilò acida Bellatrix puntando la sua bacchetta verso Remus.
Voldemort sorrise amichevolmente avanzando verso l'Auror.
- Calma, Calma, siamo tra gentiluomini ragionevoli... non c'è alcun bisogno di adottare modi così aggressivi.
- Resta fermo dove sei! - si limitò a sibilare Remus facendo cenno a Tonks di liberare Harry dalle bende di seta nera e di controllare lo stato di salute di Malfoy junior e di Hermione.
La donna si avvicinò cauta verso i ragazzi mentre Bellatrix la scrutava con malcelato disgusto.
- Traditrice del tuo sangue! - sibilò, con disprezzo, verso Tonks che, dopo aver liberato Harry dall'Incantesimo di Incarcerazione, stava fasciando le ferite di Hermione.
La Metamorphomagus sostenne lo sguardo della parente e sorridendo beffarda le sibilò contro: - Non siete nella posizione di intimidire nessuno, Zia!
Nel frattempo, Voldemort, estendendo la sua mente, richiamò a sé i Death Eaters, Vampiri e Dementors, sparsi nel castello.
I suoi servi, udendo il richiamo del loro signore, si Materializzarono all'istante nella cappella, accerchiando i membri dell'Ordine.
- Credo che la situazione si sia capovolta! - sibilò malevolo il Lord.
- Maledizione! - imprecò Lupin guardandosi intorno.
Un basso ringhio riecheggiò nella cappella e un'ombra si avventò sull'Auror che continuava a tenere sotto mira Voldemort.
Lupin si voltò verso il suo avversario ma, prima che potesse difendersi in alcun modo, si ritrovò scaraventato a terra colpito da una poderosa zampata che tracciò un profondo squarcio sul suo addome.
Il sangue prese a scorrere copiosamente dalla ferita, ma Lupin non emise alcun gemito; facendo appello al suo sangue freddo, evocò delle fiamme che scagliò contro il licantropo che indietreggiò ringhiando.
Mentre i Death Eaters e il resto dell'Ordine ingaggiavano battaglia, Malfoy junior, scosso da spasmi convulsi, urlò per il dolore e una luce accecante si diramò dal suo corpo, avvolgendo completamente la cappella e costringendo ogni suo occupante a serrare gli occhi.
Vampiri e Dementors urlarono con agonia mentre venivano investiti dalla luce cremisi che ridusse in cenere i primi e costrinse alla fuga i secondi.
- Mio Dio... - sussurrò Harry fissando sconvolto il punto in cui la luce era più intensa. Una creatura alata dai lunghi capelli neri scossi dal vento e dai vivaci occhi rossi che rilucevano sinistri, era comparsa nel nulla e osservava divertita l'ambiente in cui si trovava.
- Belial... - sussurrò Voldemort sbalordito.
Il demone rivolse un sorriso enigmatico ad Harry e, come era apparso, scomparve nel nulla.
Voldemort tremò di rabbia fissando con odio il giovane Malfoy incosciente tra e braccia di Potter.
Lo aveva fatto di nuovo, quel piccolo moccioso intrigante aveva attinto ai suoi poteri senza nemmeno rendersene conto e, cosa peggiore, aveva piegato al suo volere persino Belial.
- Uccideteli! - ringhiò rabbioso.
I Death Eaters si lanciarono contro i membri dell'Ordine e in pochi secondi si scatenò l'inferno.
***
Crow, barcollando, procedeva lungo il buio e stretto corridoio. La testa gli girava e sentiva le gambe molli sotto il peso del suo corpo.
Aveva la vista annebbiata e, ad intervalli regolari, il corridoio si trasformava nella cappella dove si stava consumando la battaglia tra l'Ordine e i Death Eaters.
Aveva visto Draco esamine tra le braccia di Potter e Belial intervenire nello scontro e scatenare la furia selvaggia del Dark Lord.
La nausea lo sorprese e si accasciò sofferente a terra.
Facendo appello a tutta la sua forza si rialzò in piedi e si trascino fino alla sua stanza.
Non riuscì a raggiungere il letto e cadde sul pavimento schiacciato dal peso delle visioni che stavano affollando la sua mente.
La stanza si trasformò definitivamente nella cappella, i rumori della battaglia fluirono nella sua mente mentre il metallico sapore del sangue e il fetore della morte aggredirono i suoi sensi.
Era come se si trovasse anche lui in quel luogo, non aveva mai avuto visioni così forti, intense e vivide e, mentre la spossatezza prendeva possesso del suo corpo, sprofondò in un sonno senza sogni.
***
Cominciarono a girare in cerchio, uno davanti all'altro, studiando le rispettive mosse. Abbassando per un attimo lo sguardo, Remus osservò la ferita che gli era stata inferta.
Per fortuna è meno profonda di quanto credessi!
Pensò l'uomo tornando a fissare il licantropo che si leccava le zanne con la lingua, mentre la saliva, imbrattandogli il pelo sul petto, colava copiosa a terra.
Basta tenere la distanza. Ricordò, Lupin, a sé stesso.
Il licantropo si lanciò nuovamente alla carica e anche questa volta i suoi artigli calarono dall'alto.
Lupin trasfigurò la sua bacchetta in una spada d'argento e, tenendo la lama parallela al terreno, piegò le ginocchia pronto a contrastare l'attacco del suo avversario.
Lupin parò l'attacco come se gli artigli di Fenrir fossero una spada, ma gli si piegarono le braccia sotto la sua straordinaria forza.
Najin/Harry, dopo aver schiantato Nott Senior corse verso Lupin per aiutarlo, ma fu bloccata da Bellatrix che afferrandola per un braccio, la immobilizzò torcendoglielo dietro la schiena e le conficcò nel polso le lunghe unghie smaltate, perfettamente curate, ma senza ferirla, sebbene il suo sorriso tradisse che avrebbe potuto farlo facilmente.
Najin/Harry ricambiò il sorriso. - Per quanto tu sia forte bellezza, non puoi certo competere con una Diurna! - sibilò la Slytherin allargando il suo sorriso.
Bellatrix sgranò gli occhi meravigliata osservando i lunghi canini svelati dalle labbra del ragazzo.
- Ma cos... - non riuscì a terminare la frase che il finto Potter l'aveva già sbattuta contro la parete e aveva affondato le sue zanne nel collo della Death Eater.
Nel momento stesso in cui Najin degustava il sangue della Black, la Pozione Polisucco cessò il suo effetto e lei ed Angel tornarono normali.
Nel frattempo Fred e George, che avevano raggiunto Harry, Draco ed Hermione ancora sofferenti per le torture ricevute, respingevano gli attacchi dei Dementors che cercavano di succhiare loro le energie.
Angel/Harry, sebbene ferita al braccio, ridusse in polvere il vampiro con cui stava duellando piantandogli il suo pugnale d'argento dritto nel cuore.
Con la coda dell'occhio vide Najin/Harry che stava ancora bacchettando con la zia le urlò: - Najin, basta così! Si era detto che non dovevamo uccidere nessuno!
Najin sollevò contrariata la bocca dal collo di Bellatrix e ghignando guardò compiaciuta negli occhi vacui della donna.
- Davvero delizioso, grazie dello spuntino! - sussurrò languida allentando la presa sulla sua preda che, scivolando lungo la parte, si accasciò al suolo.
In quello stesso istante il signor Weasley a Fleur e Lupin erano riusciti a bloccare, con una serie combinata di incantesimi, Fenrir che immobilizzato al suolo ringhiava e si dimenava cercando di liberarsi dalle pesanti catene che lo imprigionavano.
Me la pagherai, Lupin! Me la pagherete tutti! Sembrava urlare il suo sguardo carico d'odio.
- Ritirata, ritirata! - urlò Tonks tirando fuori dalla tasca una moneta incantata e isolata dalla seta.
Era una Passaporta che l'Auror avrebbe attivato una volta che tutti i membri si fossero radunati accanto a lei.
Harry, con in braccio Draco, si avvicinò per primo alla Metamorphomagus, mentre Bellatrix, facendo appello alle ultime forze, liberava il licantropo dall'incantesimo di incarcerazione.
Libero dalle catene Fenrir si lanciò verso i membri dell'Ordine.
- Attenti! - gridò Hermione vedendo avanzare il Death Eater.
Moody e Lupin lanciarono uno Schiantesimo verso il licantropo che, con un agile balzo, schivò l'incantesimo e atterrò su Ginny.
- Ginny, NOOO! - urlò Harry vedendo il licantropo schiacciare contro una parete la ragazza.
Tonks, Arthur, Remus e Moody lanciarono una serie di incantesimi verso il licantropo, ma nessuno di essi raggiunse l'obbiettivo.
Voldemort aveva eretto una barriera attorno al licantropo, rendendolo immune dagli attacchi, e dava ordini a Tiger, Parkinson e ad altri due Death Eater, di distrarre i quattro adulti, ingaggiando con loro un duello.
Fenrir, intanto, si erse sulla ragazza, la saliva che gli colava dalle zanne, gli occhi che scintillavano al bagliore rosso delle torce.
Ginny cercò di respirare, ma non ci riuscì, il terrore la paralizzava e non permetteva all'aria di riempirle i polmoni. Voleva dire qualcosa, ma non aveva modo di articolare le parole.
La ragazza vide il licantropo infilarle una mano nel petto, poi fu assalita da un succedersi di convulsioni che non riuscì ad arrestare mentre il licantropo frugava nel suo corpo.
Per qualche istante, la vista della ragazza si fece indistinta, ma quando Fenrir ritrasse la mano dal suo corpo, i suoi occhi tornarono a fuoco per un istante; appena il tempo sufficiente perché Ginny potesse vedere il licantropo leccarsi voluttuosamente gli artigli sporchi di sangue, poi tutto divenne indistinto e nero.
***
Tatiana sedeva rigida sulla scomoda sedia di legno. Era tesa come la corda di un violino.
Una moltitudine di sguardi, soddisfatti e curiosi, erano rivolti alla sua persona.
L'intero Senato del Priorato, osservava, carico di eccitazione, il loro migliore soldato.
- Ci è stato comunicato che la Bestia e la sua Sposa sono state catturate. - disse un uomo vestito con una sontuosa toga rossa.
- Sì, sommo Anziano. - sussurrò il Generale. - Il Cavaliere Ombra è riuscito a neutralizzarne i poteri durante una azione di guerriglia.
Un brusio si levò dagli Anziani.
- Sir Crow merita un formale encomio per il successo della sua missione! - asserì il Sommo Anziano che, con un gesto della mano, intimò i confratelli al silenzio.
- Se condividete la mia decisione, era mia intenzione dargli una promozione. - rispose Tatiana alzando lo sguardo verso l'Anziano.
- Concordo, è il migliore tra i nostri giovani Cavalieri, e come non potrebbe esserlo dato che voi stessa, generale, avete provveduto al suo addestramento. - asserì l'Anziano.
Un sorriso lusingato fece capolino sul viso della donna che modestamente ringraziò per l'implicito complimento rivolto alla sua persona e ai suoi uomini.
- Quanto alla Bestia... - continuò l'Anziano. - Sarà la Rosa in persona a presiedere al processo che decreterà il suo destino e quello della Sposa delle Tenebre.
Tatiana sbarrò gli occhi per la sorpresa.
- La Rosa ci onorerà della sua presenza? - chiese senza riuscire a nascondere lo stupore nel tono della sua voce.
L'Anziano sorrise annuendo.
Se la Rosa presiederà al processo quel subdolo demonio non riuscirà ad ingannarci con i suoi trucchi. Pensò soddisfatta.
- Naturalmente sarà vostra premura assicuravi che la nostra gentile ospite non ci crei problemi.
- Sarà fatto, Sommo Anziano! - asserì la donna. - Avete altri ordini per me, signore? - chiese alzandosi in piedi.
- Nessun ordine nuovo, per adesso. Potete andare!
Tatiana si alzò in piedi, scattò sull'attenti e si congedò dal Senato.
***
La battaglia era arrivata ad un punto di stallo, Remus aveva eretto una campana di cristallo attorno ai membri dell'Ordine raccolti attorno al signor Weasley che, stringendo forte al petto la figlia, piangeva disperato invocandone il nome.
Il battito della ragazza era sempre più debole e anche la campana protettiva cominciava a cedere sotto gli attacchi dei Death Eaters.
Purtroppo la Portkeys che avevano creato per la fuga era andata persa durante la battaglia e non sapevano come fare per sfuggire da quella situazione.
Il castello era avvolto da una barriera che impediva loro di Smaterializzarsi; sicuramente, Voldemort, per evitare che i suoi avversari potessero fuggire in quel modo, prima di scomparire con quella strana creatura alata, aveva eretto una barriera simile a quella esistente ad Hogwarts.
Draco era in stato di shock e, dimenandosi per il dolore, mormorava parole sconclusionate e senza senso.
Hermione, si tolse il mantello e lo stese a terra.
- Ci occorre una nuova Portkeys! - sussurrò la ragazza puntando contro il mantello la bacchetta.
- Non è così facile, Hermione, crearne una. - disse Angel, con le lacrime scorrerle copiosamente sul viso, mentre tamponava con il suo maglione lo squarcio sul petto di Ginny. - E questa situazione non ci aiuta!
- È vero! Non sei abbastanza tranquilla per visualizzare nella tua mente il luogo di destinazione, ci dissolveremo nel vortice spazio dimensionale e, se anche riusciremo ad arrivare a destinazione, ci rintraccerebbero ovunque la Portkeys ci dovesse portare! - disse Tonks bloccando la mano della ragazza prima che terminasse l'incantesimo.
Hermione sorrise guardando la strega e spiegò il suo piano.
- Ci serve solo la Portkeys, non importa quale sia la sua destinazione. Una volta nel vortice ci Smaterializzeremo alla sede, e non riusciranno a seguirci!
Malocchio ghignò. - Certo! La Portkeys distorcerebbe le informazioni inerenti la nostra destinazione e nemmeno con gli Incantesimi di Rintraccio riuscirebbero a localizzarsi! Sei un genio piccola te lo hanno mai detto? - chiese l'Auror fissando Hermione che arrossì imbarazzata.
Un rantolo uscì dalla bocca di Ginny gelando il cuore dei presenti.
- Dobbiamo sbrigarci, o morirà dissanguata! - gridò Najin battendo il pugno sul pavimento.
- Sbrigati, Hermione! - gridò, tra le lacrime, Harry. I suoi occhi erano sbarrati e il verde dell'iride era completamente nascosto dalle pupille dilatate.
- PORTUS! - gridò Hermione incantando il mantello; e, mentre la campana di cristallo cedeva sotto l'attacco dei Death Eaters, tutti i membri dell'Ordine, toccando contemporaneamente il mantello, scomparvero nel nulla.
L'Anatema senza perdono, lanciato da Voldemort verso il gruppo di Potter, trapassò il punto ormai vuoto dove si trovavano, fino ad un attimo prima, i suoi nemici.
Il Dark Lord levò un grido di frustrazione mentre tutti i membri dell'Ordine, smaterializzatosi all'interno del vortice della Portkeys, erano già al sicuro nel salotto di Grimmauld Place n° 12.
Continua...
Note:
Najin non viene danneggiata dalla luce di Belial perché è una Diurna, un Vampiro che può sopravvivere al contatto dei raggi solari.
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero;
Personaggi: Sirius Black, i Malfoy, i Black, Voldemort, oc, Viktor Krum, Mangiamorte, Ordine della Fenice, Trio, Blase Zabini, Tutti;
Pairing: Bill/Fleur, Draco/Hermione/Ron, Harry/Ginny/OC, Remus/Tonks;
Era: Post-HBP, Harry a Hogwarts (1991-1998) e post.
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali;
Sintesi: La ruota del destino si è messa in moto e Draco Malfoy è stato colui che l’attivata.
Dumbledore è morto ed Harry dovrà portare al più presto al termine ciò che ha lasciato in compiuto per sconfiggere il Dark Lord.
Ma Voldemort e i suoi servi non sono l’unico ostacolo che Harry troverà sul suo cammino.
Misteriose organizzazioni segrete entrano in scena minando ulteriormente il delicato equilibrio delle forze e persone che si credevano nemiche si riveleranno preziosi alleati.
Riuscirà Harry Potter a fermare i folli piani del crudele e spietato Dark Lord, e chi è il misterioso Biancospino di cui parla la leggenda?
Storia: A Capitoli.
Conclusa: No
Capitoli: prologo - Capitolo I - II -III - IV - V - VI - VII - VIII -IX & X - XI - XII -

Capitolo VIII
L’ala nera della Morte
Parte IV
Correvano a perdifiato lungo lo stretto corridoio.
Aveva appena avuto la meglio contro tre Death Eaters agguerriti e un paio di creature della notte ed ora cercavano di far perdere le loro tracce ai Death Eaters che avevano alle calcagna.
Si fermarono trovandosi davanti un ampio e buio salone.
Con fare prudente Moody fece cenno al gruppo di fermarsi e, avanzando circospetto nell'ambiente, si assicurò che la via fosse libera.
- Andiamo! - disse quando fu certo che nessuno fosse nei paraggi.
Tonks, che era alle spalle di Moody, si sporse per dare un'occhiata di persona.
- Nessun segno né di Death Eaters né di Creature oscure. - osservò dopo aver scrutato con attenzione il soffitto e i possibili nascondigli tra gli stucchi e le travi lignee con cui era decorato.
- Forse ne abbiamo messi in fuga così tanti da averli indotti a lasciarci in pace. - asserì Fleur guardandosi guardinga intorno.
- Improbabile! - soffiò Moody. - Si sono ritirati per organizzare un altro assalto e attendere l'arrivo di rinforzi prima di attaccarci di nuovo.
- In ogni caso dovremmo approfittare di questo momento di respiro per fare ciò per cui siamo qui. - affermò Tonks venendo avanti a sua volta per osservare il salone.
- Avanziamo, allora! – disse Najin sistemandosi gli occhiali sul naso. Gli davano fastidio e si chiedeva come Harry potesse sopportarli. - Sicuramente Hermione ed Harry sono già all'interno del castello! – continuò ridendo.
- Perché ridi, Najin? - le chiese, incuriosita, Fleur.
- Ripensavo alla faccia di quel Death Eater che è rimasto scioccato quando ha scoperto che Harry era un mezzo vampiro. Poveretto, non lo ha sfiorato il pensiero che non fossi il vero Harry! - disse sfoggiando un ghigno che svelò i lunghi e appuntiti canini.
- Non mi sembra il caso di scherzarci sopra, per poco non ci facevano la festa! - borbottò Ginny guardando in malo modo la Slytherin.
- Per poco non ci facevano la festa! - le fece il verso Najin.
- Non provocarmi, Denti Aguzzi! - sibilò Ginny puntando un dito contro la Slytherin.
Najin ghignò e afferrandola per un polso le sibilò a due centimetri dalla faccia.
- Stai attenta, ragazzina! Potrei decidere di assaggiare anche il tuo sangue!
- Smettetela! - tuonò Fleur mettendosi in mezzo alle due ragazze. - Non è né il momento, né il luogo per litigare questo!
- Se avete finito "signore" è il caso di toglierci da qui, non è un buon posto per contrastare un attacco! - ringhiò, scocciato, Moody facendo loro cenno di seguirlo. – E restiamo vicini! - aggiunse umettandosi le labbra per il nervosismo. - Ricordate... Vigilanza costante!
Il resto del gruppo annuì mentre Najin e Ginny si fissarono ancora per un po' in cagnesco prima di accodarsi al gruppo in marcia.
Mentre avanzavano Tonks continuava a scrutare la stanza alla ricerca di qualche segno della presenza di qualsiasi cosa l'istinto le dicesse fosse nascosto in quella sala.
È tutto troppo facile! Non mi piace tutta questa calma!
Le sembrò di vedere un'ombra e fece appena in tempo a dare l'allarme che una strana creatura li attaccò.
Da un punto non precisato della volta del salone, numerosi raggi di fuoco lavico si riversarono sui membri dell'ordine, seguiti da intense scariche di energia azzurra evocata dall'invisibile nemico, di cui nemmeno Moody riusciva ad individuare la posizione.
Ma i raggi e le crepitanti scariche di energia non li colpirono. Fleur, con un'eccezionale prontezza di riflessi, aveva eretto una cupola protettiva che aveva vanificato l'attacco.
La creatura effettuò un nuovo tentativo, scatenando raggi di tipo diverso e recitando qualche oscuro e orribile incantesimo, con la sua voce profonda e stridente, ma anche quell'attacco non ebbe successo come il precedente.
Puntando la sua balestra verso la sommità del soffitto, Tonks cercò di valutare quale potesse essere il punto da cui scaturivano i raggi e scagliò la freccia.
Un urlo di dolore proveniente dall'alto le confermò, poco dopo, che la sua valutazione era stata esatta.
Accanto a lei Najin e Ginny scagliarono, a loro volta, le loro frecce l'aggressore mentre Moody e Fleur, recitando un incantesimo anti-illusione, annullarono la coltrina di invisibilità attorno al loro nemico.
***
Hermione era assorta nei suoi pensieri mentre avanzava lungo il ripido sentiero e, con lo sguardo vigile, scrutava ogni centimetro quadrato della galleria, pronta ad individuare ogni sottile emanazione di calore presente nella roccia e nelle correnti d'aria.
Ad un tratto davanti a sé, lungo la galleria, Hermione percepì una debole aura azzurrina che indicava la presenza di una magia di qualche tipo.
La ragazza fece un cenno ad Harry, che si fermò e la guardò allarmato, e si avvicinò con cautela alla fonte della luce azzurra.
Si incupì quando scoprì che quel bagliore spettrale formava una tenda che sbarrava l'intera galleria come una coltre di luce, senza però rischiarare, neppure minimamente, l'area circostante.
Per un momento Hermione rimase indecisa se creare una luce effettiva per analizzare la barriera o osservarla al buio.
Decise che era più opportuno e saggio vedere la trappola con gli occhi di chi l'aveva creata; quanto al fatto che si trattasse di una trappola, non ne dubitò per un istante.
Vedendo la ragazza ferma al centro della galleria con, sul viso, un'aria pensierosa; Harry si avvicinò cauto e le chiese: - Cosa c'è... perché ci siamo fermati?
- Una trappola! - rispose Hermione continuando a guardare fisso davanti a sé. - E' invisibile, a meno che non si abbia l'Infravisione.
- L'infra che? - chiese Harry con tono confuso.
- L'Infravisione… La capacita degli Elfi Oscuri di vedere nel buio come se fosse giorno e di individuare trappole di natura magica. - spiegò la ragazza come se stesse rispondendo ad una domanda fattale da un professore a scuola.
- Ma tu non sei un Elfo Oscuro, come fai a dire che c'è una trappola? Io non vedo nulla! - la interruppe il Gryffindor.
Hermione piegò le labbra in un ghigno che ad Harry ricordò tanto quelli di Malferret.
- Oh! È vero, non sono un Elfo Oscuro, ma sono una strega che legge molto e… i tomi di casa Black meritano di essere letti! - asserì la ragazza sfoggiando il classico cipiglio con cui guardava lui e Ron quando non ne volevano sapere di fare i compiti. - Ed ho imparato molti incantesimi utili, tra cui questo. Ora vedo benissimo al buio e sono in grado di percepire trappole magiche.
- Quando torneremo a casa sarà meglio che gli dia una letta anch'io... - disse Harry sospirando. Mai come adesso si rendeva conto che era fortunato a avere al suo fianco Hermione, non l'avrebbe più presa in giro per la sua fissazione con lo studio.
- E adesso che facciamo? Come la disattiviamo questa trappola? - chiese poi fissando il nulla davanti a sé.
Hermione si guardò intorno e allargò il suo ghigno.
Una quantità di ossa costellava il passaggio su entrambi i lati dell'aura azzurra, e quei resti erano ammucchiati a casaccio insieme ad armi e ad equipaggiamenti; tutt'intorno, il pavimento e le pareti di roccia erano chiazzati da vecchi e sovrapposti strati di materia organica, e la pietra aveva assunto l'opaco colore rosso scuro proprio del sangue ormai secco da tempo.
Quale che fosse la sua natura, quella trappola sembrava essere indubbiamente efficace.
Lo sguardo di Hermione si concentrò su quell'accozzaglia di resti vari e, inginocchia dosi accanto ad essi, notò che le ossa erano state tranciate di netto da qualcosa che doveva essere stata una lama affilata.
Harry continuava ad osservare l'amica con ansia crescente.
Davvero adatto all’arredamento del luogo! Pensò disgustato osservando le ossa di quegli sfortunati che avevano tentato di oltrepassare la trappola. Quel posto gli piaceva sempre meno e gli ricordava la grotta dove lui e Dumbledore avevano recuperato il falso medaglione di Salasar.
Provava una inquietante sensazione di disagio e temeva che da un momento all’altro gli Inferi sbucassero dal nulla pronti a reclamare le loro vite.
Scosse la testa per scacciare quel tetro pensiero e si concentrò su Hermione che, accoccolata accanto ai resti ai piedi della trappola stava osservando l’ambiente con assoluta dedizione.
Qualcosa ha tranciato di netto la testa di quest’uomo, tagliando elmo e osso con tanta precisione che i contorni di entrambi sono uniformi e lisci, come se fossero stati levigati da un orefice.
Hermione sorrise, quel particolare le diceva molte cose riguardo la morte del guerriero.
Servendosi dei piedi, prese a spostare l'assortimento di ossa umane e animali fino a trovare un massiccio femore che doveva essere appartenuto ad un cavallo. Come si era aspettata l'osso era reciso più o meno all'altezza di dove doveva arrivargli il guerriero, che dalle dimensioni del cranio non doveva essere stato di altezza superiore al metro e sessanta.
Continuando a frugare sotto lo sguardo curioso di Harry, la ragazza mise insieme ossa diverse e le allineò tutte le une accanto alle altre, giungendo così in pochi momenti a farsi un'idea precisa della pericolosità della trappola e, soprattutto, dei suoi limiti.
Hermione guardò trionfante Harry che, alla vista del brillio eccitato negli occhi dell'amica, si rilassò.
È proprio un genio se da questi resti ha capito come arginare la trappola! Pensò ricambiando il sorriso della ragazza.
Hermione raccolse una sasso e lo lanciò verso il passaggio schermato. Appena il sasso toccò la superficie azzurrina dello schermo di luce, da ambo i lati della galleria due lame di un penetrante azzurro, emersero vorticando dalla solida roccia. Eseguirono una traiettoria obliqua, s'incontrarono e s'incrociarono e tornarono a svanire nella pietra.
Hermione si voltò verso Harry e sorrise.
- Forse ho capito! – disse più a se stessa che al suo compagno di casa.
Aveva potuto scorgere il movimento delle lame di luce e capirne il movimento. Prese due sassi e ne tirò uno verso la trappola facendola scattare.
Le lame si mossero lungo la stessa direzione precedente e, quando la ragazza lanciò contro la superficie azzurrina il secondo sasso, esse non subirono alcuna alterazione nel loro movimento e continuarono indisturbate la loro corsa.
Hermione ghignò; per sicurezza attivò nuovamente la trappola lanciando, a distanza di tempo altri due sassi. Ebbe lo stesso risultato e questo la tranquillizzò.
- So come evitare di finire a pezzettini, Harry!
- Benissimo! - esclamò il ragazzo. - Cosa dobbiamo fare?
Hermione sorrise e afferrò la sua bacchetta puntandola verso gli occhiali del ragazzo.
Harry guardò la ragazza interrogativo.
- Devo incantarti gli occhiali affinché tu possa vedere le lame. - disse la ragazza. - Altrimenti non potrai arginarle!
Muovendo in modo circolare la bacchetta Hermione recitò l'incantesimo dell'Infravisione.
Harry fu colto da un lieve capogiro mentre la sua vista passava dal registro normale a quello dell'Infravisione.
- Wao! - gridò il ragazzo osservando il paesaggio che ora gli appariva luminoso e perfettamente nitido.
- Dobbiamo sbrigarci Harry, l'incantesimo non è efficace come la pozione, e dura pochi minuti. - disse la ragazza rifoderando la bacchetta nella tasca interna del mantello.
-Vado prima io, così vedi come funziona la trappola e come fare per arginarla.
Harry annuì. - Stai attenta!
- Non preoccuparti, Harry! - detto questo la ragazza lanciò un sasso verso la trappola che si riattivò immediatamente.
Quando le lame si incrociarono, saltò sopra di esse e passò al di là della trappola, incolume.
Harry, che aveva trattenuto il fiato per tutta l'azione, emise un sospiro di sollievo vedendo l'amica, incolume, dall'altra parte del passaggio.
Come Hermione, lanciò un sasso verso la barriera azzurra che si attivò subito.
Aspettò che le lame si incrociassero e, presa la rincorsa, saltò dall'altra parte senza un graffio.
Harry fece in tempo a notare la maggiore quantità di luce provenire da una delle gallerie, per poi tornare allo spettro normale di visione.
- Accidenti! - esclamò contrariato. - L'incantesimo ha già perso efficacia!
Hermione sorrise.
- Credo che non ne avrai più bisogno! - disse indicando la stessa galleria che Harry aveva notato, per la sua forte concentrazione di luce, prima di perdere lo spettro dell'infrarosso.
- Lì la luce è forte e arriva anche una corrente di aria fredda. – disse la ragazza estraendo una fialetta contenente un liquido scuro dal suo zainetto. - Credo che sia l'uscita! - continuò portandosela alle labbra per berne il contenuto mentre camminava lentamente e circospetta lungo la galleria.
- Cos’è? – chiese il ragazzo bloccandole il polso.
- Una Pozione Anti-Infravisione. – rispose lei sorridendo. – Se non la annullo rischio di rimanere accecata dalla luce intensa che proviene dall’uscita.
Harry annuì e lasciò che la ragazza bevesse la pozione, la vide storcere disgustata la bocca e tossire.
- Tutto ok? – chiese apprensivo.
- Sì! Ma il sapore è davvero orribile! – disse portandosi una caramella alla bocca per annullare il sapore di carne marcia della pozione. – Andiamo! – aggiunse rimettendosi lo zaino in spalla.
Harry la oltrepassò. - Stiamo in guardia, Hermione! - disse passando avanti. - Non sappiamo cosa possiamo incontrare.
Salirono i pochi gradini che li separavano dalla fioca luce che penetrava dall'uscita della galleria.
In cima si ritrovarono davanti ad un arazzo che ostruiva loro il passaggio. Harry lo scansò lentamente osservando quello che vi era al di là di esso.
Un immenso altare, costituito da ossa e marmo nero, si ergeva al centro della navata centrale di una lugubre cappella.
- Mio Dio... - sussurrò, Harry, atterrito mentre i suoi occhi si posavano ai piedi del lugubre altare.
***
Desia osservò l'anello che pendeva dalla catenella di Crow.
- Perché possedete un anello della mia famiglia? - chiese rigirandosi tra le dita il prezioso oggetto.
Crow inspirò il profumo che emanavano i capelli della ragazza.
Sapevano di cenere.
Ha ancora addosso l'odore della morte!
- E' l'anello di Draco. - rispose prendendo, tra le sue, le mani di Desia.
La ragazza sgranò gli occhi e strappò, stizzita, le sue mani dalla stretta del Cavaliere.
Non era abituata al contatto fisico e la cosa la turbava e imbarazzava.
In più quel ragazzo sapeva metterla profondamente a disagio e le provocava strane emozioni.
- Conoscete mio fratello? - chiese guardandolo con sospetto mentre il ragazzo si riprendeva la catenella.
Crow annuì giocando distrattamente con l'anello.
- Mentite! - urlò la ragazza avanzando minacciosa. - Mio fratello non può avere amici tra i cani del Priorato! - gli occhi erano iniettati di sangue, il volto esangue.
Crow afferrò la ragazza per un polso attirandola a sé.
- Io non sono un cane del Priorato, Desia! - ringhiò il ragazzo serrando con forza il pugno sul polso, escoriato dalle catene, della ragazza.
Desia si divincolò ma nel farlo ottenne solo di farsi riaprire la ferita alla spalla. – Lasciatemi! - ringhiò rabbiosa trattenendo un gemito di dolore e senza smettere di guardare con astio e sfida il Cavaliere aggiunse: - E non permettetevi di chiamarmi per nome!
- Scusatemi! - sussurrò Crow allentando la presa.
La ragazza, con un movimento secco, si liberò dalla stretta e massaggiandosi il polso chiese con voce fredda e ostile.
- Spiegatevi, Cavaliere!
In quel Cavaliere Crow percepì tutto il disgusto che la Malfoy provava per il suo Ordine.
Crow si allontanò di qualche passo dalla ragazza e si sedette sugli scalini. Prese nuovamente l'anello dei Malfoy tra le dita e, accarezzandone dolcemente le insegne, tornò a guardare Desia negli occhi.
- La notte in cui Draco ricevette il Dark Mark io ero presente. Quella stessa notte ho promesso a tuo fratello di prendermi cura di te. Sapendo quanto tu sia diffidente, e come dartene colpa dato quello che hai passato, Draco mi ha dato questo anello come prova.
- Tacete! - gridò la ragazza. - Potete averglielo sottratto con la magia, non so come e quando, ma non posso accettare che voi, uno sporco Cavaliere della Sacra Rosa, siate amico di mio fratello! Dimmi come l'hai avut...
- "L'ombra della Morte non abbraccerà mai il Serpente, esso è suo amante e padrone". - disse Crow interrompendo lo sproloquiare della ragazza.
Desia trasalì a quelle parole, solo i Malfoy potevano conoscere quella frase... e solo Draco poteva avergliela rivelata.
- Ora mi credete? - chiese il Cavaliere alzandosi in piedi di scatto.
Desia osservò per un po' il misterioso ragazzo. - Chi siete veramente, Crow? - chiese, con voce dura.
***
Vedere i suoi occhi, con le pupille spente e fisse nel nulla, sconvolse Harry che rimase immobile sotto la volta della cappella sconsacrata.
Hermione, alla vista dello Slytherin emise un gemito di orrore e si affrettò a raggiungerlo.
I suoi passi affrettati risuonavano acuti e striduli sul nero marmo e quel suono accrebbe l'ira di Harry che, serrando convulsamente il pugno sull'arazzo, tremò di rabbia.
Draco giaceva immobile sul pavimento davanti all'enorme basamento dell'altare.
Era sdraiato su un fianco; le dita della mano destra erano ripiegate e creavano sul palmo una piccola infossatura dove, la luce spettrale della luna, segnava strane e allungate ombre.
Sembrava che la luce argentea volesse afferrare quella mano e stringerla a conforto.
Le dita della mano sinistra, abbandonata lungo il fianco, toccavano con riverenza il freddo marmo; erano esangui e sembravano accarezzare dolcemente il pavimento incrostato di sangue essiccato.
Sangue di cui ne era imbrattato non solo il pavimento e parte dell'altare, ma anche il corpo deturpato del Malfoy.
Hermione si accovacciò accanto a quel corpo steso lì, senza volontà e privo di segnali di vita osservandone il viso irrigidito in una maschera inespressiva.
Che sia?
Il solo pensiero che il ragazzo fosse morto la inorridì; ma l'impercettibile alzarsi e abbassarsi del petto dello Slytherin le diedero conforto.
È vivo! Pensò mentre gli occhi le si velavano di lacrime.
- Mio Dio! Che cosa ti hanno fatto, Malfoy!
Con riverenza Hermione sollevò delicatamente la testa dello Slytherin e la strinse, dolcemente protettiva, al petto.
Harry si avvicinò lentamente, la morte e l'orrore nel cuore, mentre Hermione si lasciava andare in un pianto selvaggio stringendo e cullando Malfoy che, non reagendo in alcun modo alla loro presenza, continuava a fissare il vuoto incurante di quello che gli accadeva intorno.
- Hermione, dobbiamo subito portarlo via da qui! - sussurrò poggiando una mano sulla spalla della ragazza che alzò il viso e lo fissò con i suoi occhi addolorati.
- Come hanno potuto fargli questo! Harry? Lo hanno torturato, gli hanno persino accecato un occhio... perché, perché?
Harry scosse la testa in segno di diniego.
- Non lo so Hermione... Queste persone sono bestie, non sono esseri umani! Portiamolo via da qui subito, se è ancora vivo lo deve solo alla sua tempra e cocciutaggine, ma è al limite, ha perso troppo sangue e se non ci sbrighiamo morirà!
Hermione annuì accarezzando dolcemente una guancia dello Slytherin.
- Dallo a me, Hermione! - sussurrò dolcemente il ragazzo mentre si inginocchiava per prendere in braccio Malfoy.
Mentre lo stava per sollevare gli occhi del Gryffindor si posarono su un punto ben preciso del pavimento accanto al corpo dello Slytherin.
- Guarda! Cos'è questa cosa? - disse Harry indicando l'oggetto che aveva attirato la sua attenzione; anche Hermione sgranò gli occhi osservando la strana pietra che giaceva abbandonata sul pavimento.
- Qualcosa a che fare con la condanna di cui parlava Narcissa nella lettera. - rispose la ragazza sfiorando con le dita la gemma.
A quel tocco Draco si agitò, serrò con forza gli occhi e gemette di dolore. Hermione allontanò rapidamente le dita dalla pietra e guardò preoccupata l'amico.
- E credo che qualcosa non sia andata a buon fine, altrimenti Voldemort, attacco o meno, non lo avrebbe lasciato incustodito!
- Infatti! L'incantesimo di Transfert non è riuscito. - rispose loro Severus, uscendo dal suo nascondiglio.
- Snape!- ringhiò Harry puntando rapido la bacchetta contro il Death Eater.
- Potter. - rispose l'uomo senza scomporsi davanti l'implicita minaccia celata nella voce del Gryffindor. - Cosa credi di fare?
- Fartela pagare amaramente, assassino! - gridò il ragazzo. - Sectu...
- Protego! Expelliarmus! - urlò l'ex-docente di pozioni.
Harry evitò il disarmo grazie ad Hermione che, rapida, aveva eretto uno scudo che aveva deviato l'incantesimo.
- Mantieni la calma, Harry! - sussurrò la ragazza afferrando il braccio del Gryffindor. - Avrai un'altra occasione per affrontarlo, ma ora dobbiamo portare fuori da qui Malfoy. E' grave, Harry. Se non ci sbrighiamo potrebbe morire mentre duelli con Snape! - continuò guardando severa il suo compagno.
Harry, senza mai distogliere lo sguardo dal Death Eater, annuì.
- Credi che lui ci lascerà andare indisturbati? - sibilò serrando la mascella, continuando a tenere l'ex-professore sotto mira.
- Per quanto mi disgusti ammetterlo, la signorina Granger ha ragione, signor Potter! - sibilò, sarcasticamente, il Death Eater.
Un'espressione di vaga insofferenza rese ancora più insopportabile, agli occhi di Harry, il sorrisetto di derisione che si allargava sulle labbra del Death Eater.
- Povero signor Potter, quale orribile dilemma lo assale! Affrontare me e lasciare morire Malfoy? Oppure... - una smorfia di disgusto si sostituì il sorrisetto sarcastico. - Scappare con la coda tra le gambe e salvare Malfoy?
Harry scattò in piedi mentre Hermione gli urlava, invano, di ignorare la provocazione.
Snape schivò lo Schiantesimo lanciatogli da Potter e lanciò a sua volta un Incantesimo della Pastoia per bloccare il suo avversario.
Harry eresse uno scudo e seguì il Death Eater che si era nascosto tra il colonnato al lato sinistro della navata centrale.
- Potter, invece di attaccare a testa bassa come un Ippogrifo infuriato, perché non usi la testa? Credi davvero di essere capace di duellare alla pari con un Death Eater? Non ne sei stato in grado né al Ministero né ad Hogwarts, credi di esserne capace ora? - sibilò velenoso l'uomo scagliando uno Stupeficium verso il ragazzo.
Harry schivò l'incantesimo facendosi scudo con una colonna.
- Sono migliorato dall'ora, Snape! E ho giurato a me stesso che avresti pagato per la morte di Dumbledore! - gridò irato il Gryffindor.
Snape ghignò e rapido colpì in pieno il ragazzo con un Everte Statim.
Harry, colto di sorpresa, fu scaraventato in aria e cadde rovinosamente a terra.
- Accio bacchetta!- gridò il Death Eater afferrando, al volo, la bacchetta di Harry e puntò la sua verso il ragazzo che, ancora stordito, si stava, a fatica, rialzando in piedi.
- Come vedi sei uno stolto, Potter! - sibilò ghignando Severus. – Pietrificus…
- Stupeficium! - gridò Hermione scagliando l'incantesimo verso l'ex-professore.
Snape schivò l'incantesimo e guardò ghignando la sua ex studentessa.
- Mi aspettavo di meglio da lei! - disse, con voce ironica, il Death Eater mentre sul viso appariva una smorfia di disgusto davanti al sorrisetto sarcastico della Gryffindor.
- Io mi guarderei le spalle. - suggerì la ragazza allargando il suo sorriso.
Il Death Eater si voltò e sbiancò.
L'incantesimo, che la ragazza gli aveva lanciato, era stato riflesso dalla statua di cristallo su cui si era infranto e ora stava tornando indietro.
Ma il Death Eater fece in tempo a erigere una difesa per proteggersi da esso.
Snape si voltò verso i suoi ex-studenti e porse la bacchetta di Harry ad Hermione.
Hermione lo guardò allibita mentre prendeva la bacchetta che l'uomo le stava porgendo.
- Voldemort ha ucciso Narcissa e ha cercato di trasferire la sua anima nel corpo di Draco; ma per fortuna l'incantesimo è andato a male. - spiegò sbrigativo l'uomo. - Dovete portarlo immediatamente via da qui, prima che lui torni e completi l'opera.
- Perché ci dite questo? - chiese Hermione fissando con sospetto l'uomo.
- Perché Draco è la cosa più preziosa che possiedo. È come un figlio per me e voglio che venga portato al sicuro, lontano da qui!
Harry strappò dalle mani della ragazza la sua bacchetta e la puntò verso Snape.
- Harry non farlo! - supplicò la ragazza scorgendo la luce omicida nei suoi occhi.
- Potter, Dumbledore sapeva che sarebbe morto. La maledizione dell'anello non era contrastabile e presto lo avrebbe corrotto uccidendolo lentamente. Sapeva che a Draco era stato ordinato di ucciderlo e che Narcissa mi aveva obbligato a stringere con lei il Voto Infrangibile. Quindi, mi ha ordinato di convincere Draco a desistere, ma era troppo terrorizzato e preoccupato per la sorte della sua famiglia per darmi ascolto. - disse l'uomo osservando tristemente i ragazzi.
- Quando Dumbledore scoprì dove fosse nascosto il Medaglione di Salasar e quali fossero le protezioni che Voldemort aveva eretto per impedirne il trafugamento, sapeva che sarebbe andato incontro a morte certa e mi ha chiesto di impedire che Draco si sporcasse le mani. Potter, Draco è il Biancospino! - disse con voce accorata.
Hermione, a quelle parole, ebbe un sussulto.
- È per questo che Dumbledore non voleva che fosse corrotto dalla colpa dell'omicidio... è vitale che resti immacolato, lui è...
- Non mi interessano le tue storie... tu hai ucciso Dumbledore, pagherai per questo! - ringhiò Harry mentre la mano, che serrava la bacchetta, tremava vistosamente.
- No! - gridò Hermione frapponendosi tra lui e Severus.
- Harry non capisci, se quello che sta dicendo è vero allora...
- Togliti da lì - la interruppe il ragazzo carico di rabbia.
- Tu non sei un assassino, Harry... - sussurrò Hermione guardandolo con dolcezza. - Abbassa la bacchetta, ti prego!
Il ragazzo serrò la mascella ed inspirò profondamente. Poi, lentamente, abbassò la bacchetta senza smettere per un istante di guardare con disgusto il Death Eater.
- So di essere un assassino, ho dovuto uccidere l'uomo a cui devo tutto!
Dumbledore è stato l'unico amico, l'unica persona a fidarsi di me, a darmi una seconda possibilità e non mi perdonerò mai per quello che ho dovuto fare. So che le mie parole non cambieranno le cose, ma non dimenticate che sono dalla vostra parte.
Snape spostò lo sguardo verso Draco e la sua espressione si adombrò.
- Andate! - ordinò loro fissando intensamente il suo figlioccio steso sul freddo pavimento di marmo. – E portate con voi La Pietra delle Anime!
Hermione non se lo fece ripetere e si affretto a raggiungere Draco. Harry rimase immobile dov'era e continuò a guardare con astio il Death Eater immobile e silenzioso davanti a lui.
- Andiamo, Harry! - sussurrò Hermione stringendo protettiva a sé Malfoy.
Snape si Smaterializzò ed Harry raggiunse Hermione. Raccolse la pietra e la mise nella tasca del suo zaino, poi si chinò su Malfoy e avvoltolo con il suo mantello, lo strinse tra le sue braccia.
- Andiamo! - disse correndo a perdifiato verso il passaggio segreto seguito da Hermione.
Prima che potessero entrarvi, l'ingresso franò davanti ai loro occhi.
- E' scortese da parte vostra lasciarci così presto, Signor Potter!
Harry si voltò, verso la direzione da cui proveniva la voce ed ebbe un tremito di paura trovandosi davanti Voldemort affiancato da Malfoy Senior e da Bellatrix.
Hermione emise un grido strozzato. Harry, invece, guardò con disprezzo i nuovi venuti.
- Voldemort! - sibilò stringendo ancora di più a sé lo Slytherin.
Il Lord avanzò lentamente verso i Gryffindor sorridendo malevolo.
Harry indietreggiò, con Draco tra le braccia era impossibilitato a difendersi.
Lanciò una rapida occhiata ad Hermione che, ripresasi dallo shock di essersi ritrovata davanti Voldemort, stava già mormorando una strana cantilena. Harry intuì che alla ragazza occorreva altro tempo per completare l'incantesimo.
- Signor Malfoy, credevo che il suo prezioso sangue le fosse più caro. - sibilò cattivo verso il Death Eater.
Le parole del ragazzo furono come pugnali affilati che gli squarciarono il cuore.
Come si permetteva di dire una cosa del genere? Che ne sapeva lui del dolore che stava provando in quel momento? Niente! Eppure osava sputare la sua sentenza!
- Potter, fareste meglio a non parlare di cose che la vostra limitata mente non è in grado di cogliere.
Harry socchiuse gli occhi incassando la battuta, poi sorrise e continuò acido.
- Davvero? Di solito persino le bestie danno la loro vita per difendere i loro cuccioli. - con lo sguardo ammiccò al ragazzo che aveva tra le braccia. - Ma sembra che la casta superiore dei Pure-blood preferisca utilizzare il sangue del suo sangue per ottenere promozioni e salvarsi la pelle.
Lucius digrignò i denti puntando la bacchetta contro Potter.
Bellatrix emise un fischio di ammirazione e batté le mani.
- Non sapevo che il piccolo Potter fosse così spiritoso. - aggiunse la donna occhieggiando il cognato con occhi derisori.
- Tu! piccolo inetto, non ti permetto di...
- Taci, Lucius! - sibilò Voldemort afferrando il polso del suo servo. - Il signor Potter vuole solo provocarti, e vedo che ci è riuscito molto bene. - continuò fulminando con lo sguardo il Gryffindor.
- Consegnatemi il signor Malfoy e forse vi lascerò andare. - sibilò mellifluo il Lord avanzando di qualche passo verso i ragazzi.
- Vieni a prenderlo! - gridò Hermione puntandogli contro la bacchetta.
- LUX SERPENSORTIA!
Immediatamente dalla bacchetta della ragazza si diramarono serpenti di luce che si avventarono verso i loro avversari.
Voldemort, Bellatrix e Lucius scagliarono contro i serpenti di luce un Ivanesca ma essi, invece di scomparire, esplosero diramando una luce accecante che illuminò a giorno la cappella.
- Corri, Harry! - gridò la ragazza guidando l'amico dentro una stanza laterale alla scarsella in cui si trovavano.
Una volta all'interno della stanza, Hermione sbarrò la porta con un Colloportus, sapeva che la porta non avrebbe resistito a lungo all'attacco dei Death Eaters e, aprendo la finestra della sacrestia, puntò al cielo la bacchetta e urlò:
- Periculum!
Immediatamente un raggio rosso fuoriuscì dalla sua bacchetta disegnando in cielo scintille rosso fuoco.
Lanciato il segnale la ragazza prese dalla tasca interna del suo mantello una tavoletta e, pronunciando Incanto Proteus, pensò al messaggio da riferire ai suoi compagni.
Titolo: HARRY POTTER e il mistero del Biancospino
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero;
Personaggi: Sirius Black, i Malfoy, i Black, Voldemort, oc, Viktor Krum, Mangiamorte, Ordine della Fenice, Trio, Blase Zabini, Tutti;
Pairing: Bill/Fleur, Draco/Hermione/Ron, Harry/Ginny/OC, Remus/Tonks;
Era: Post-HBP, Harry a Hogwarts (1991-1998) e post.
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali;
Sintesi: La ruota del destino si è messa in moto e Draco Malfoy è stato colui che l’attivata.
Dumbledore è morto ed Harry dovrà portare al più presto al termine ciò che ha lasciato in compiuto per sconfiggere il Dark Lord.
Ma Voldemort e i suoi servi non sono l’unico ostacolo che Harry troverà sul suo cammino.
Misteriose organizzazioni segrete entrano in scena minando ulteriormente il delicato equilibrio delle forze e persone che si credevano nemiche si riveleranno preziosi alleati.
Riuscirà Harry Potter a fermare i folli piani del crudele e spietato Dark Lord, e chi è il misterioso Biancospino di cui parla la leggenda?
Storia: A Capitoli.
Conclusa: No
Capitoli: prologo - Capitolo I - II -III - IV - V - VI - VII - VIII - IX - X - XI - XII -

Capitolo VII
L’ala nera della Morte
Parte III
Il castello di Wilsteria si ergeva sinistramente verso il cielo stellato.
La luna piena era di un insano colore rosso, il colore del sangue.
Orde di Dementors fluttuavano, come vele strappate ancora issate sugli alberi di una nave fantasma, nell'afosa aria estiva.
Furtivamente ogni membro dell'Ordine prendeva il suo posto, pronto a colpire al segnale d'attacco stabilito.
Hermione osservava tutto ciò con estrema tranquillità, era stranamente serena quando il fischio di Funny si levò acuto nel silenzio della notte.
L'Ordine si mosse, e mentre Harry avvolgeva entrambi con l’Invisibility Cloak, Hermione sorrise mentre nei suoi pensieri compariva l'immagine di Draco.
Stiamo arrivando! Resisti!
Pensò sfoderando la bacchetta e dirigendosi con Harry verso il vecchio e disuso passaggio segreto che li avrebbe condotti nel cuore del castello.
La battaglia aveva inizio.
***
Tra il folto del bosco un gruppo di persone scivolava furtiva e silenziosa verso il castello di Wilsteria.
Quando furono ai piedi dei muraglioni del castello, il gruppo si separò in due.
Quello formato da Lupin, Angel, Fred, George e Arthur Weasley si liberò dei mantelli neri con cui si erano mimetizzati, nelle tenebre delle notte, ed iniziarono a fare tutto il rumore possibile per attirare l'attenzione dei Dementors che, sibilando, planarono verso gli invasori.
Angel bevve in un sol sorso la Pozione Polisucco trasformandosi, in pochi secondi, in Harry mentre Lupin e i Weasley puntavano al cielo le bacchette gridando "Expecto Patronum!" provocando il panico nei Dementors che, terrorizzati, fuggivano urlanti inseguiti dagli argentei Patronus.
Le grida dei Dementors raggiunsero le orecchie dei Death Eaters di guardia del portone che corsero immediatamente a controllare cosa diavolo stava succedendo ai piedi delle mura.
Nel frattempo il gruppo composto da Moody, Ginny, Tonks, Fleur e Najin/Harry, che come Angel aveva bevuto la Pozione Polisucco trasformandosi in Harry, approfittando della confusione innescata dai loro compagni, era lievitato fino ai torrioni sguarniti penetrando rapido all'interno del castello.
***
Una fitta nebbia aleggiava a pochi centimetri dall'altezza dal terreno avvolgendo le bianche lapidi del cimitero. Snape procedeva a passo lento, quasi strascicato, tenendo tra le braccia il corpo inerme di Narcissa.
Si fermò in cima ad una collina ai piedi di una grande quercia secolare. Adagiò con dolcezza il corpo della donna sull'erba, leggermente bagnata dall'umidità, e, puntandole contro la bacchetta, recitò un incantesimo.
Il corpo di Narcissa fu avvolto da una teca di cristallo che brillò come un diamante sotto la luce della luna.
- Né il tempo, né l'uomo potranno recarti offesa, resterai così, incorrotta dal tempo e dalla morte, per l'eternità! - sussurrò accarezzando dolcemente la teca che avvolgeva la cara amica.
Grida e rumori di battaglia lo raggiunsero e voltandosi verso il castello vide che era sotto assedio.
- L'Ordine! - gridò correndo verso la battaglia.
***
Desia si trovava in un mondo grigio e inconsistente.
Le membra del suo corpo erano abbandonate in balia del nulla dove pigramente si crogiolava fluttuando.
Non vi era alcun sotto o sopra, solo un'infinita distesa indistinta e opprimente ove vagava alla deriva il suo spirito.
"Desia!" una voce maschile le giunse oltre la cortina del nulla.
"Desia!" continuava a chiamarla la voce.
Desia volse freneticamente ovunque lo sguardo per cercare la fonte di quel richiamo.
Poi una luce abbagliante squarciò la cortina grigia e apparve la sagoma di una ragazza avvolta dalle fiamme scarlatte che protendeva la mano verso di lei.
- Chi sei ? - chiese avanzando verso quella misteriosa figura di cui non riusciva a scorgere, a causa dell'intensità della luce che la accecava, il volto.
Cercò di correre verso di lui, ma il mondo grigio in cui fluttuava divenne oscuro. Tentacoli di tenebra iniziarono ad avvolgersi attorno al suo corpo paralizzandola.
- Aspetta! - urlò verso la figura indistinta che scompariva inghiottita dalle tenebre.
- Non andartene! Dimmi chi sei!
Fiamme nere si avvilupparono attorno alla ragazza sbarrandole la strada.
“Desia!”
Dalle fiamme scarlatte apparve una giovane donna dai lunghi capelli neri, la pelle marmorea, e grandi e profondi occhi rosso sangue dalla pupilla come quella di un felino.
“Desia!” sussurrò, lascivamente, Belial spiegando le grandi e possenti ali nere che spazzarono le tenebre catapultando, sé stesso e la ragazza, in un mondo fatto di vento e sangue.
- Belial! - sussurrò Desia guardandosi intorno inorridita.
“Ti vedo in difficoltà mia giovane bambina!” disse ghignando malevolo mentre si avvicinava sensualmente alla ragazza.
“Hai bisogno del mio aiuto, bambina?”
Desia scosse energicamente la testa indietreggiando lentamente man a mano che Belial si avvicinava.
Un dolore sordo la fece accasciare nel mare di sangue scarlatto che si allargava ai suoi piedi.
La ragazza si sentiva malissimo mentre Belial sembrava ottenere forza dalla sua sofferenza.
”Ti vedo sofferente!” soffiò il demone inginocchiandosi davanti alla ragazza.
Desia alzò lo sguardo fissando con sfida il demone che allargava il suo ghigno fino a svelare le lunghe ed affilate zanne.
La Pietra delle Anime!
“Sì, bambina... il vecchio Voldemort la sta attivando. Fra un po' sarò libero e tu resterai per sempre un fantasma che vaga nel Limbo della Dimenticanza!” Desia sbarrò gli occhi cercando di contrastare la magia della pietra.
Belial rise sguaiatamente vedendo l'inutile sforzo della mortale che tentava di ribellarsi al suo destino.
Belial protese, verso Desia, le mani per stringerla a sé e distruggere la sua mente, ma fiamme violacee aggredirono il suo corpo provocandogli atroci sofferenze.
“Maledetto Custode, mostrati!” urlò Belial liberandosi delle fiamme con il vento.
Le fiamme si raggrupparono tutte in un punto generando un corvo di cristallo nero dagli occhi di ametista che si lanciò verso il demone nel tentativo di accecarlo.
Desia osservò l'uccello attaccare senza sosta Belial che invano cercava di colpirlo.
Quel corvo era fatto solo di spirito, non aveva corpo e gli attacchi del demone lo trapassavano senza procurargli alcun danno.
Belial, invece, gemeva di dolore e frustrazione ogni volta che gli artigli del corvo lo colpivano. Desia osservò il fiero animale che attaccava, impavido, il demone e ne notò gli artigli d'argento.
Quel particolare le ricordò qualcosa, ma non riusciva a ricordare cosa.
- Non so chi tu sia ma ti ringrazio!
Sussurrò la Malfoy iniziando a cantare una nenia in lingua elfica.
Udendo quel canto, Belial si girò di scatto verso il suo Guscio e gli lanciò contro una scarica di lame di vento.
Ma le lame non ferirono Desia, scivolarono sulla sua pelle come seta senza procurarle il minimo graffio.
Belial, applaudendo, rise vedendo che il corpo della ragazza veniva ricoperto da antiche rune che si muovevano sulla sua pelle come serpenti.
“Il povero Voldemort non sarà felice di tutto questo! Il piccolo Draco è riuscito a vincolare la Pietra delle Anime al suo volere”. disse tra il divertito e l’irritato.
Desia lo guardò allibito, non riusciva ad spiegarsi come fosse stato possibile che suo fratello fosse riuscito a dominare il cuore di Belial.”Il Biancospino è sbocciato… Dumbledore ha vinto! Draco appartiene alla Casta dei Lux. Il caro Tom sarà furioso… Non vorrei essere nei panni di tuo fratello, ora!” sussurrò inchinandosi con ossequiante rispetto.
Sentendo la melliflua insinuazione del demone, Desia sgranò gli occhi e lo fissò interrogativa.
Aprì la bocca per parlare ma Belial l'anticipò: “Ma il Vincolo è stato suggellato inconsciamente, il piccolo mortale non ha la più pallida idea di chi sia e quale ruolo rivestirà in questa guerra… Non è ancora abbastanza potente da potermi legare a lungo a sé!” Un sorriso crudele si allargò sulle labbra del Demone.
“ Stanne certa ragazzina, libererò il mio cuore dal suo dominio e quando accadrà vi divorerò entrambi!” - sibilò a denti stretti osservandola con furia cieca.
“Credo che sarai contenta di sapere che, per il momento, tuo fratello è intoccabile; Voldemort non leverà più la sua mano contro di lui, anche perché... presto non sarà più lì!”
- Cosa vuoi dire, Belial? Spiegati!
“Presto ogni interrogativo avrà la sua risposta, Sposa delle Tenebre!”
Il corvo, alle parole di Belial, gracchiò irato mentre Desia cercava di capire il senso delle sue parole. - Belial, cosa sta accadendo? Tu lo sai, devi dirmelo! - gridò avvicinandosi al demone che, ghignando, le fece cenno di tacere.
“Sono ancora il tuo umile servo, mia Sposa! Ma attenta, non ti devo niente e un giorno non sarai fortunata come lo sei stata finora. Io attenderò quel giorno con ansia e quando arriverà nessuno, nessuno...” disse spostando lo sguardo sul corvo. “Potrà impedirmi di banchettare con la tua anima!
Detto questo Belial scomparve tra le fiamme nere e il mondo di sangue e vento tornò ad essere il nulla grigio in cui Dhesia stava precedentemente vagando.
Il corvo dagli occhi d'ametista si posò docile sulla spalla della ragazza che lo accarezzò dolcemente.
- Grazie, chiunque tu sia!
- Io sono il Custode della Sposa delle Tenebre! - le rispose il corvo facendo sobbalzare la ragazza. - La mia unica missione è proteggere la vita della Sposa. Un giorno ci incontreremo e ti dirò tutto quello che vorrai sapere, ma i tempi non sono ancora maturi. - sussurrò il corvo sparendo tra le fiamme violacee.
Desia osservò le fiamme estinguersi mentre mille pensieri affollavano la sua mente.
All'improvviso il mondo grigio in cui era rinchiusa vacillò e si infranse generando una luce dorata che la costrinse a chiudere gli occhi.
Quando riaprì gli occhi, Desia era nuovamente cosciente. Ogni muscolo del suo corpo le doleva.
Sono ancora viva!
Pensò mentre la vista cominciava ad abituarsi al buio rivelandole particolari del luogo in cui era rinchiusa e facendola sprofondare nel più nero sconforto.
***
Nascosti dal mantello Harry ed Hermione riuscirono a raggiungere la piccola cripta sul limitare delle sponde del lago affollate da un branco di Kappa intenti a banchettare una carcassa e che, al loro passaggio, interruppero il loro pasto per annusare l'aria.
Allarmato Harry serrò le mani attorno alla bacchetta, così forte da farsi venire le nocche bianche.
Se ci scoprono possiamo pure dire addio piano! Pensò facendo cenno ad Hermione di trattenere il fiato.
I Kappa, dopo essersi guardati intorno guardiani, tornarono al loro pasto.
Hermione comunicò a gesti al compagno di attendere che finissero di banchettare prima di muoversi dal loro nascondiglio. Aveva notato che la conca sulla testa delle creature era quasi del tutto asciutta e presto i Kappa sarebbero dovuti entrare nel lago per non disidratarsi.
Harry annuì e osservò disgustato i demoni d'acqua dolce finire il loro banchetto e rientrare velocemente in acqua.
Attesero qualche minuto per essere certi che le creature fossero lontane dalla costa e celermente raggiunsero la piccola raduna dove si trovava il cimitero.
Cautamente avanzarono lungo il sentiero tra le tombe e raggiunsero la Cripta segnata sulla mappa.
Aprirono senza difficoltà la porta ed entrarono al suo interno.
- Lumos!
L'incantesimo attivò una piccola e tenue luce sulla punta della bacchetta di Harry che avvicinò alla mappa che Hermione stava osservando attentamente.
- L'entrata del passaggio dovrebbe essere sotto l'Angelo con la falce. - disse la Gryffindor guardandosi attorno.
Harry aumentò l'intensità dell'incantesimo illuminando a giorno la cripta.
Videro la statua dell'angelo in fondo alla parete est e abbassando la falce che teneva tra le mani, attivarono il meccanismo che aprì il passaggio sotto al suo basamento.
Un odore nauseabondo aggredì l'olfatto dei ragazzi che indietreggiarono portandosi le mani al naso, nel vano tentativo di fermare il fetore.
- Andiamo! - disse Harry scendendo lungo il buio e scomodo cunicolo, seguito, quasi subito, da Hermione che, con un incantesimo, sigillò l'entrata della cripta e occultò alla vista l'apertura del passaggio.
Il passaggio era buio ed umido, la muffa incrostava le pareti e gli squittii dei topi risuonavano acuti nel silenzio interrotto solo dal rumore dei loro passi.
Erano in allerta, i sensi tesi al massimo pronti ad individuare eventuali pericoli.
Hermione, a differenza di Harry era tranquilla e procedeva con passo spedito, pungolata dall'immagine che primeggiava nei suoi pensieri, quella del volto del ragazzo che era imprigionato da qualche parte in quel castello.
A differenza di Harry che sudava per la tensione e cercava di vedere dove mettere i piedi utilizzando il Lumos, procedeva sicura dato che vedeva benissimo nell'oscurità.
Era in grado di “vedere” le correnti di aria calda, le siluette delle creature viventi che infestavano il passaggio secreto e del corpo dell'amico come se stesse osservando le riprese di una telecamere a raggi infrarossi.
Devo ringraziare i libri della biblioteca dei Black! Pensò osservando le sfumature di calore emanate dall’ambiente.
Aveva incantato i suoi occhi con una magia oscura che le permetteva di vedere al buio grazie all'Infravisione e distinse chiaramente la grande e lucente apertura che a pochi metri si apriva davanti a loro.
- Siamo arrivati alla Volta della Dannazione. - disse Hermione indicando la grotta.
Harry sorrise sollevato.
Bene! Siamo a metà strada e finora non abbiamo trovato alcun impedimento.
Pensò cercando di illuminare il più possibile l'immensa grotta in cui si trovava con Hermione.
Quando la luce fu abbastanza intensa Harry trattenne un gemito strozzato trovandosi davanti un vero e proprio labirinto costituito da una serie di gallerie tortuose e di cripte fatiscenti e violate.
Remus non aveva fatto accenno a questo!
Pensò il ragazzo vagando con lo sguardo sui cadaveri putrescenti.
- Adesso conosciamo il motivo del nome di questo posto e la fonte di questa puzza orribile, Harry! - commentò Hermione mentre srotolava la mappa cercando di orientarsi nel labirinto.
Harry sgranò gli occhi alla calma affermazione della compagna.
Cristo... ma non c'è niente che la impressiona?
Pensava mentre le rispondeva: - Preferivo non scoprirla. Piuttosto, hai idea di quale sia il passaggio che dobbiamo percorrere per entrare nel castello?
Hermione rimase in silenzio osservando attentamente la mappa confrontandola, contemporaneamente, con il posto dove si trovavano.
Un sorriso soddisfatto fece rilassare Harry.
Quando fa così siamo a cavallo!
- Da quella parte! - disse la ragazza indicando una ripida e fatiscente scalinata scavata nella roccia.
- Sicura? - chiese Harry per niente contento di doversi arrampicare lungo la parete.
- Sicura! - rispose acida la ragazza e, dopo aver rimesso nella sacca la mappa, senza aspettare Harry, guidata da una determinazione che non sapeva nemmeno lei spiegarsi, iniziò a salire i primi gradini.
***
La luce della luna penetrava dall'alto dalla piccola apertura chiusa da una grata di ferro ed illuminava la piccola, e per niente confortevole, stanza in cui era rinchiusa la giovane Malfoy.
Stanza era un eufemismo dato che si trattava di una cella speciale per eliminare i vampiri, un pozzo di pietra umido con tanto di acqua stagnante che le arrivava alle ginocchia. L'acqua era benedetta e, sulla pelle, le provocava un dolore immenso, e le impediva, assieme alle catene d'argento, di far appello alla forza del demone per liberarsi.
Frustrata contò per la centesima volta le maglie delle catene per poi fissare per un lungo istante la luna.
Draco ho un brutto presentimento... questa volta non so se riuscirò a cavarmela, e per colpa della mia debolezza temo che non potremo vederci più!
Una lacrima sfuggì dalle folte ciglia e scivolò veloce lungo la guancia pallida della ragazza che sospirò affranta.
Però per essere dei "santi uomini" questi nobili Cavalieri sono davvero dei bifolchi! Non mi hanno nemmeno estratto le punte delle frecce dalle ferite! Dico io, ma che siamo nel medioevo?
Ispirò fino a riempire completamente d'aria i polmoni e, dimenando selvaggiamente le catene incurante del dolore delle ferite che le si riaprivano, urlò fino a farsi male alla gola.
- Maledetti bastardi! Questo è sequestro di persona! Dove sono i miei diritti di prigioniero politico? Dico a voi! Lo so che c'è almeno un fottuto figlio di buona donna là fuori a fare il cane da guardia! Quindi, stronzo! Muovi il culo e dì a quella troia del tuo capo che se vuole farmi marcire qui le auguro che crepi e che la sua anima venga usata dal diavolo come legna per il barbecue!
Certo un linguaggio così colorito non era appropriato per una dama del suo lignaggio ed era conscia che Salasar si stava rivoltando nella tomba per l'indignazione; ma era conscia che quell'uscita avrebbe spinto il suo secondino a chiamare Lady Tatiana.
La sua voce riecheggiò a lungo nei corridoi delle prigioni fino a scomparire del tutto.
Desia sospirò e con aria stanca tornò a guardare la luna.
Non c'è tormento peggiore al mondo della noia!
Era sempre stata una ragazza che odiava stare senza far niente, se aveva qualcosa che le teneva impegnata la mente, quasi non notava il passare delle ore e persino dei giorni; ma quelle poche ore di confino in quel puzzolente pozzo di pietra le apparivano più intollerabili dei mesi di dura disciplina a cui l'avevano sottoposta a Durmstrang nel periodo in cui si stava avvicinando ai segreti della magia oscura.
Scosse con rabbia le catene e dalle labbra le sfuggì un ringhio di frustrazione.
- Che siate tutti maledetti!
Imprecò irata fissando con odio la porta di ferro che dava accesso al suo pozzo.
***
Tra le grida dei Dementors forme nere affioravano dal nulla circondando i membri dell'Ordine.
Dieci bacchette puntate contro di loro.
Lupin rimase imperscrutabile mentre i gemelli e il signor Weasley puntavano a loro volta le bacchette contro gli avversari.
Ad Angel/Harry sfuggì un gemito di sorpresa e di paura.
- Guarda, guarda. Potter è da un po' che non ci incontriamo. - sussurrò la viscida e petulante voce di Pettigrew che avanzava verso il piccolo gruppo d'intrusi.
Angel/Harry sorrise.
Bene la Polisucco è stata fatta così bene che nemmeno con le loro maschere anti illusione si sono accorti che io non sono Harry!
Quel pensiero le fece per un momento dimenticare di essere in trappola e per giunta in netto svantaggio numerico.
- Dov'è Draco Malfoy? – chiese, avanzando di un passo, squadrando dall'alto in basso l'ex topo di Ron.
Sperava di aver riprodotto alla perfezione le movenze, espressioni e il tono del Gryffindor e attese, col cuore in gola, la risposta dell'uomo.
Alcuni Death Eaters scoppiarono a ridere.
- Ma guarda, guarda, il Prescelto che si preoccupa della vita di un traditore! - sibilò divertito Pettigrew sfoggiando una sicurezza che veniva tradita dal lieve tremore delle sue corte e tozze ginocchia e dal nervoso ed incessante strofinarsi la mano d'argento, dono del suo Signore.
Angel/Harry ricambiò il ghigno.
- Dov'è Draco Malfoy? So che è qui! - rispose acida felice di averli ingannati alla perfezione.
A quelle parole il cerchio dei Death Eaters si strinse maggiormente.
- Non fare l'insolente, Potter! - ringhiò Fenrir facendosi largo tra i Death Eaters avanzando verso di lei. - Non sei nella posizione di poterlo fare. - Aggiunse protendendo la mano pelosa dalle tozze e callose dita su cui facevano bella mostra lunghe, ingiallite e spezzate unghie sporche.
- Non toccarlo! - sibilò Lupin frapponendosi tra Fenrir e Angel/Harry.
- Lupin, chi non muore si rivede! - sibilò mellifluo il licantropo sfoderando un sorriso che mise in mostra i denti gialli.
- Già! - rispose Lupin ricambiando il sorriso di sfida.
- Cosa c’è vuoi forse impedirmi di “giocare” un po’ con il piccolo Potter? – chiese sarcastico il Licantropo.
- Puoi scommetterci i tuoi “ossi preferiti” Fenrir! – lo canzonò Lupin.
I due si fissarono in cagnesco per un lungo istante; poi Fenrir si passò la lingua sulle labbra e assottigliò gli occhi iniettati di sangue.
I gemelli ed Angel/Harry, intimoriti, indietreggiarono di un passo mentre il signor Weasley incominciava a sudare per lo stress ammirando la calma e il sangue freddo di Remus che rimase imperscrutabile davanti alla sottile provocazione del licantropo.
- Vedo che ti ostini a perseguire la strada sbagliata lupacchiotto. - disse fintamente cordiale il licantropo spezzando il silenzioso gioco di sguardi.
- E che tu sei sempre più folle! - rispose, a tono, Lupin sorridendo canzonatore.
A quelle parole Fenrir chiuse completamente gli occhi serrando la mascella e, mentre il suo respiro si ingrossava, digrignò i denti.
- E' tempo che io e te pareggiamo i nostri conti, ingrato! - ringhiò minaccioso riaprendo di scatto gli occhi iniettati di sangue e così simili a quelli di un lupo.
Lupin arretrò mentre Fenrir completava la sua trasformazione in licantropo.
I Death Eaters si allontanarono dal loro compagno che ululava al cielo pregustandosi il lauto banchetto.
Dio! È in grado di mutare di sua volontà! Pensò l'ex-professore di Difesa contro le Arti Oscure sgranando gli occhi per la sorpresa.
Angel, invece, approfittò dell'attimo di confusione e, portando velocemente la mano alla bardioliera, afferrò e scagliò una fiala di pozione sullo sterrato.
Mentre Fenrir stava per lanciarsi su Lupin, una cortina di tenebra si erse intorno ai membri dell'Ordine nascondendoli alla vista degli avversari che si guardarono intorno stupiti.
- REDUCTO! - gridarono i Weasley all'unisono.
Gli alberi vicini ai Death Eaters esplosero e le schegge colpirono in pieno alcuni di essi.
- Correte! - urlò Lupin indicando il portone del castello sguarnito.
- Scappa, scappa.... Tanto non mi sfuggi, Lupacchiotto! - sibilò Fenrir mentre si lanciava al loro inseguimento.
***
Desia stava ancora elencando ad alta voce una serie di insulti più o meno tipici del più colorito linguaggio da scaricatore di porto, quando il suono secco della serratura che scattava rimbombò nel pozzo facendola ghignare soddisfatta.
Finalmente qualcuno si degna di mostrarmi la sua brutta faccia!
Pensò allargando maggiormente il suo ghigno, ghigno che le morì sul viso quando avvertì una strana sensazione di vuoto allo stomaco mentre il familiare e inebriante profumo dolce-agre che le ricordava le ginestre fiorite e il muschio bianco, invadeva la stanza.
Il ragazzo-corvo! Pensò osservando l'elegante figura dell'artefice della sua prigionia fare il suo ingresso nel pozzo.
Il suo viso era sempre coperto da quella maschera d'argento che lasciava scoperti solo i suoi splendidi occhi viola che brillavano come ametista finemente lavorata alla tenue luce della luna; ma non indossava il mantello nero che portava in battaglia offrendo così alla prigioniera la possibilità di scoprire qualcosa di più sulla sua persona.
Lunghi capelli neri, lucidi e sicuramente setosi al tocco, lasciati sciolti, arrivavano fino a metà schiena del ragazzo che era alto almeno sul metro e ottanta.
Il corpo, avvolto da una maglietta nera attillata e da un paio di pantaloni di pelle nera, mettevano in evidenza i muscoli poco pronunciati ma ben modellati.
- Che linguaggio scurrile, miss Malfoy! - disse con tono divertito incrociando le braccia e fissandola con divertita contrarietà.
- Dato che mi ritrovo ad avere a che fare con dei bifolchi che non capiscono la normale e civile discussione, ho semplicemente adottato un linguaggio che foste in grado di comprendere! - rispose acida fissandolo con odio.
Un brillio divertito fece capolino negli occhi del ragazzo che emise un fischio di ammirazione prima di fare un ironico ed irriverente inchino alla sua persona.
- Colpito e affondato, miss!
Desia gli fece la linguaccia e fingendosi offesa voltò il viso dall'altra parte.
Peccato che la maschera alteri la sua voce! Pensò sbuffando. Ma che diavolo vado a pensare, se sono in questa situazione è colpa solo sua! Che mi importa di uno che, se non fosse per queste costrizioni, sarebbe già cibo per vermi! Sempre se ne fosse rimasto qualcosa di lui dopo il passaggio di Belial!
Sorrise in modo enigmatico fissando provocatoria il suo carceriere che si irrigidì sotto lo sguardo indecifrabile della ragazza.
Devo ammettere che è degna del nome dei Malfoy, algida ed altera, velenosa e orgogliosa quanto suo fratello! Osservò attentamente le curve generose della ragazza, gli occhi grigi, i lunghi capelli biondi che ricadevano scomposti sul viso fino a galleggiare sulla superficie dell'acqua e il sangue scarlatto che risaltava sulla pelle di un pallore marmoreo.
Sì, è il ritratto di Draco. Anche in questo stato è sempre elegante e padrona della situazione... sarà un piacere conoscerti, Desia Mozev Malfoy!
- Avete dolore, miss? - chiese indicando le ferite riaperte.
- Non credo che siano affari vostri... signor?
- Crow! - rispose il ragazzo entrando nell'acqua.
- Crow? - rispose Desia inarcando un sopracciglio. – Crow non è un nome!
- Non lo è infatti, è così che mi chiamano i miei confratelli del Priorato. - rispose girandole attorno. - Domani sarete condotta alla presenza della Sacra Rota di Roma e... sicuramente verrete condannata a morte!
Desia si voltò per vedere negli occhi il suo interlocutore e aggrottando la fronte chiese: - Perché mi dici questo?
Crow sorrise, anche se le labbra erano nascoste dalla maschera la ragazza percepì il sorriso dal brillio divertito che riluceva nel suo sguardo.
Con grande sorpresa della Malfoy, Crow estrasse dallo stivale una bacchetta e, recitando un incantesimo, la puntò contro le catene che si spezzarono.
Libera, Desia si massaggiò i polsi osservando sospettosa il ragazzo.
Un mago tra i Cavalieri? L'unica magia ammessa è quella dei Chierici e dei Druidi. Lui non è un Druido, è un Animagus, quindi è come me! Un eretico per il Priorato e la Chiesa di Roma; eppure è un Cavaliere della Sacra Rosa.
Percependo la natura dei possibili pensieri che frullavano nella mente della ragazza, Crow sospirò.
- Non sono quello che sembro e non ho nulla contro di voi.
- disse riponendo la bacchetta nello stivale.
- Vorrei che vi fidaste di me! - sussurrò allontanandosi da lei.
- Perché? - chiese sospettosa mentre il ragazzo raggiungeva la porta del pozzo.
- Non voglio che la sorella di un caro amico muoia in un modo così orribile. Vogliono bruciarvi sul rogo, miss. Ma non morirai così! Fidatevi di me e andrà tutto bene!
- E perché dovrei fidarmi di voi? – chiese Desia indurendo il suo sguardo.
Il ragazzo non disse nulle, portò le mani al collo ed estrasse da sotto la maglietta una catenina d'oro a cui era attaccato un anello.
Con movimenti lenti la sganciò e lanciò l’anello alla ragazza che lo afferrò al volo e sussultò vedendo lo stemma su di esso inciso: un serpente d'argento che stringeva le sue spire intorno ad uno smeraldo.
Malfoy!
Continua…
Titolo: HARRY POTTER e il mistero del Biancospino
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero;
Personaggi: Sirius Black, i Malfoy, i Black, Voldemort, oc, Viktor Krum, Mangiamorte, Ordine della Fenice, Trio, Blase Zabini, Tutti;
Pairing: Bill/Fleur, Draco/Hermione/Ron, Harry/Ginny/OC, Remus/Tonks;
Era: Post-HBP, Harry a Hogwarts (1991-1998) e post.
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali;
Sintesi: La ruota del destino si è messa in moto e Draco Malfoy è stato colui che l’attivata.
Dumbledore è morto ed Harry dovrà portare al più presto al termine ciò che ha lasciato in compiuto per sconfiggere il Dark Lord.
Ma Voldemort e i suoi servi non sono l’unico ostacolo che Harry troverà sul suo cammino.
Misteriose organizzazioni segrete entrano in scena minando ulteriormente il delicato equilibrio delle forze e persone che si credevano nemiche si riveleranno preziosi alleati.
Riuscirà Harry Potter a fermare i folli piani del crudele e spietato Dark Lord, e chi è il misterioso Biancospino di cui parla la leggenda?
Storia: A Capitoli.
Conclusa: No
Capitoli: prologo - Capitolo I - II -III - IV - V - VI - VII - VIII - IX - X - XI - XII -

Capitolo VI
L’ala nera della Morte
Parte II
Canti in una lingua oscura e dimenticata si levavano dai Death Eaters riuniti a cerchio sotto l'immensa e tenebrosa cappella del Castello di Wilsteria, canto che diventava più forte ed intenso via, via che si avvicinava l'ora stabilita per il Supremo Incantesimo.
Narcissa osservava silenziosa lo svolgersi della cerimonia.
A differenza della sorella, che cantava con foga, rimaneva silenziosa, atterrita dal dolore e dall'orrore.
Non si accorse nemmeno dello sguardo divertito che le lanciò il suo Signore, tanto era impegnata a fissare, con occhi vitrei, il lugubre altare costituito da un basamento di ossa umane. Da esso si ergevano due colonne di marmo nero a cui era incatenata la vittima prescelta per il sacrificio.
Un sorriso malvagio tese le sottili labbra di Voldemort mentre la luna raggiungeva il suo Zenit.
La sua pallida e spettrale luce d'argento filtrava dal grande rosone di vetro decorato, illuminando il corpo ferito del giovane Malfoy incatenato all'altare del sacrificio.
Lo sguardo di Voldemort tornò a posarsi sulla vittima sacrificale sconfitta e in attesa del compimento del suo destino.
Inginocchiandosi innanzi al suo Signore, Voldemort sorrise ricordando l'emozione che lo avvolse quando aveva recuperato la Pietra delle Anime.
Finalmente il suo sogno di eternità stava per concretizzarsi.
Grazie alla Pietra e all’Incantesimo del Trasferimento* avrebbe ottenuto un corpo giovane e possente: il corpo di Draco.
E quando anche quel nuovo contenitore per la sua anima sarebbe deperito, avrebbe potuto trasferirla in nuovi corpi fino alla fine del mondo.
La sua lingua saettò come quella di un rettile dalle sottili labbra mentre fronteggiava lo sguardo carico di odio del giovane Malfoy.
Sogghignò vedendo l'orribile taglio lasciato dal ferro rovente, con cui aveva accecato uno dei suoi occhi, correre verticalmente dal sopracciglio alla guancia. Lo sfregio non sarebbe stato un problema, una volta completata la possessione avrebbe rimediato con la magia a cancellare ogni più piccolo segno deturpante.
La luna sovrastò completamente la cappella e Voldemort alzò al cielo le braccia recitando l'Incantesimo di Transfert.
***
Desia aveva il fiato corto, l'attacco a sorpresa aveva spiazzato anche lei e non aveva fatto in tempo a schivare la pioggia di frecce.
Tre erano affondate nelle sua carne: due sulla coscia sinistra e una sulla spalla destra; frecce speciali, munite di punta d'argento imbevuta di acqua santa e di qualche veleno paralizzante, rinforzate con incantesimi clericali anti-magia, che le bruciavano la carne come tizzoni ardenti.
Parò un paio di affondi e cercò di battere in ritirata come tutti gli altri suoi compagni.
Questa volta i Cavalieri erano comandati da Tatiana in persona che, a cavallo di uno splendido Andaluso bianco e avvolta nella sua armatura di lucido ferro, dava ordini precisi ai suoi uomini.
Accanto a Tatiana, i cui rossi e ricci capelli ondeggiavano al vento come le fiamme dell'inferno, dieci Bardi suonavano una musica carica di magia accompagnando otto Druidi che, incessantemente, mormoravano nenie incomprensibili che annullavano la magia.
I Death Eaters, accerchiati e incapaci di scagliare incantesimi, avevano sguainato i loro pugnali, gladi e spade corte cercando di difendersi alla meglio dai Cavalieri.
Lucius dava ordini sconclusionati ai suoi Death Eaters che, per la prima volta nella loro vita, si ritrovarono ad avere a che fare con nemici più preparati e agguerriti di loro.
Tra tutti loro, quello che riusciva meglio a tener testa ai Cavalieri era Greyback che, sotto le spoglie di licantropo(3), stava maciullando un paio di nemici; ma fu costretto anch'egli ad arretrare quando una decina di Cavalieri cominciarono ad attaccarlo contemporaneamente da più lati.
Nel frattempo, Desia provava a schivare e parare, sempre con maggiore difficoltà, gli affondi del cavaliere con cui duellava.
Maledizione, il veleno comincia a fare effetto!
Sentiva le gambe molli e la vista cominciava ad offuscarsi.
Fu colpita un paio di volte, in punti non vitali, e sebbene le ferite subite fossero superficiali, contribuirono a rallentarla ulteriormente.
Stremata cadde a terra. Stava per essere colpita al cuore, quando Lucius intervenne in suo soccorso.
Con una finta riuscì a far penetrare uno dei suoi gladi nello spazio tra l'elmo e il copri gola del Cavaliere squarciandogli l'aorta.
Il suo avversario si accasciò a terra agonizzante. Lucius affondò le lame più a fondo e mentre dava il colpo di grazia al Cavaliere, un'altro nemico, arrivando alle spalle della ragazza, la ferì al fianco.
Desia riuscì a scansarsi in tempo per evitare che la spada penetrasse troppo nelle sue carni, ma il taglio era comunque profondo e zampillava copiosamente sangue.
Nonostante tutto fece leva a tutte le forze rimastale e si lanciò a peso morto sul suo nemico nel tentativo di disarmarlo.
Il Cavaliere, però, era più forte di lei e la gettò, senza difficoltà, a terra.
Stava per calare la sua spada su di lei, ma, con un attacco fulmineo, Lucius lo atterrò e, conficcandogli entrambi i gladi nell'apertura dell'elmo per gli occhi, lo uccise senza alcuna esitazione.
- Stupida! - imprecò il Death Eater. - Vuoi farti ammazzare? Se non sei capace di usare le armi bianche resta all'interno del cerchio!
Desia lo guardò carica di gratitudine. Non avrebbe mai pensato che Lucius potesse rischiare la sua vita per proteggerla. Non l'aveva mai amata e l'aveva sempre considerata una disgrazia, un'ombra di sventura che era calata sulla sua famiglia.
Ma lo sguardo che l'uomo le rivolse cancellò ogni più piccolo barlume di speranza che potesse provare nei suoi confronti qualsiasi sentimento diverso dall'odio.
Non l'ho certo fatto per te! Ti ho salvato solo perché la tua vita è la merce di scambio per la libertà e la salvezza di mia moglie e mio figlio!
Le dissero quei freddi e spietati occhi grigi.
Poi, come se non fosse più degna della sua attenzione, Lucius si allontanò da lei per dare man forte ai suoi compagni.
Con uno strano senso di vuoto e sofferenza nel cuore, la ragazza abbassò lo sguardo e lo puntò sul cadavere al suo fianco.
Non ce la faceva più, ansimava piegata dal dolore mentre i rumori attorno a lei, a poco a poco, si attutivano sempre di più.
Sto per perdere conoscenza!
Se fosse svenuta sarebbe stata inerme e gli uomini di Tatiana l'avrebbero uccisa con facilità.
A fatica si levò in piedi per raggiungere i Death Eaters, e nel preciso istante in cui mosse il suo primo passo verso di essi, un corvo scese in picchiata su di lei.
Desia avvertì il frusciare d'ali e si voltò verso la direzione dell'attacco pronta a colpire l'animale ma, la vista sfocata e la lentezza dei suoi movimenti, resero vano il colpo.
Il corvo planò su di lei affondando i suoi artigli sul braccio che reggeva la corta spada.
L'impatto le fece sfuggire di mano l'arma che, con un tonfo sordo, cadde al suolo mentre il corvo assumeva l'aspetto di un giovane ragazzo avvolto, dalla testa ai piedi, da un nero mantello che, con un movimento fulmineo, l’afferrò per la vita stringendola forte a sé.
Desia avvertì il calore del corpo del Cavaliere sul suo. Il ragazzo la stringeva così forte da annullare completamente la distanza tra loro.
La sua schiena aderiva completamente al petto muscoloso del ragazzo che, sensualmente, fece scorrere una delle sue mani fino al collo della Death Eater che, stupita, fremette sotto quel tocco gentile.
Restarono così per un attimo che a Desia sembrò eterno e, mentre il profumo dolce e acre della pelle del Cavaliere si memorizzava nella sua mente innescandole strane scariche elettriche lungo tutto il corpo, Desia si chiese come mai non la uccidesse.
Avvertì il fiato caldo del nemico sul suo orecchio e poi un dolore acuto.
Il ragazzo, prima di allentare la presa sulla sua preda, l'aveva graffiata con le unghie sul collo.
Desia portò istintivamente la mano alla parte lesa mentre avvertiva un odore stomachevole di rose marce provenire dai graffi; tremò riconoscendo il forte odore del veleno con cui erano imperniate le unghie del suo avversario.
Arsenico!
Si voltò verso di lui, ad eccezione degli occhi, il suo volto era coperto da una maschera bianca.
Rimase incantata da quello sguardo gentile osservando quegli occhi di una meravigliosa tonalità di viola.
Cercò di parlare ma un forte senso di vertigini la colse all'improvviso, e mentre tutto diventava buio, svenne tra le braccia del suo nemico.
***
Draco gridava per il dolore mentre sentiva la magia dilaniarlo, prosciugarlo di ogni energia.
Era come se mille pugnali lo stessero colpendo contemporaneamente. Sentiva le ossa scricchiolare sinistramente, il sangue ribollirgli nelle vene e gli organi interni liquefarsi.
Voldemort continuava il suo canto, la sua voce era roca e scura, negli occhi il brillio dell'aspettativa e della follia, sul viso un sorriso sadico e soddisfatto.
Narcissa tremava di rabbia ma non poteva muoversi, Bellatrix la teneva stretta per un braccio e la osservava con disprezzo.
Voldemort innalzò la Pietra delle Anime verso la luna.
Non appena la Pietra fu inondata dalla luce dell’astro, emise un sibilo che, assieme alla sua accecante luce scarlatta, avvolse la cappella facendola tremare.
Voldemort, per nulla ferito dall'intensa luce della Pietra, annullò completamente la distanza che lo separava da Draco e, ghignando malevolo, completò l'incantesimo.
Lentamente lasciò che la Pietra scivolasse dalle sue mani e, senza smettere di recitare la sua nenia, la osservò rimanere sospesa a mezz’aria tra lui e Draco.
Improvvisamente la luce divenne più forte e un’aura impalpabile iniziò a diramarsi da Voldemort verso Draco che urlò dimenandosi come un pesce fuor d'acqua.
Vedendo che la sua anima stava mettendo radici nel corpo di Malfoy, Voldemort allargò il suo ghigno, ghigno che morì subito sulle sue labbra da rettile quando fu investito da una scarica di energia che lo respinse bruscamente facendo accasciare al suolo.
Vide la Pietra pulsare, spegnersi e cadere a terra con un tonfo secco mentre una luce argentea brillava attorno al corpo dello Slytherin.
Colui che oserà danneggiare il Biancospino sarà maledetto! Le parole della Profezia risuonarono beffarde nella sua mente.
Lui non può essere il Biancospino… lui è un Mago Nero! I suoi occhi furono attraversati da un lampo omicida. Che tu sia maledetto Dumbledore!
Furioso Voldemort estrasse la sua bacchetta e la puntò verso lo Slytherin.
Non posso permettergli di vivere…
- Avada Kedavra! - urlò osservando il raggio di luce verde correre verso il biondo Slytherin.
***
Angel chiuse la porta della camera e con un incantesimo insonorizzò la stanza in modo che nessuno potesse sentirle. Poi con passo deciso percorse la stanza fino al letto dal quale prese la foto dei Malfoy e la mise sotto il naso di Hermione che la guardava sospettosa.
- Cos’è questa? – chiese la Black sondando Hermione con i suoi curiosi occhi verdi.
- E’ una foto! – rispose neutra la Gryffindor.
- Davvero? Credevo fosse una borsa di Dolce & Gabbana! – commentò serafica Angel. - Cosa a significa?
Non ottenne risposta.
- Hermione cosa è successo?
- Cosa vuoi che sia successo? Niente! È solo una foto!
- Lo stai facendo di nuovo! – asserì sedendosi sul letto di fronte a quello dove era seduta Hermione.
- Che cosa? - chiese la ragazza mordendosi nervosamente il labbro inferiore.
- Evadere una domanda con un’altra domanda… è da prima della morte sel preside che ti comporti in modo strano e eviti abilmente le domande. Siamo tutti preoccupati… anche se tu credi che in realtà vogliamo solo farci gli affari tuoi, ti assicuro che voliamo solo accertarci che tu stia bene. – disse Angel guardandola con preoccupazione.
- Sento che il tuo cervello cerca di dare una risposta ad una domanda che ti assale da molto tempo e che penso abbia a che fare con mio cugino, non è così, Herm? - chiese osservando la foto che aveva tra le mani.
Sorpresa Hermione spalancò gli occhi.
Angel alzò lo sguardo e davanti all’espressione meravigliata dell’amica sorrise complice.
- Suvvia Herm, ti conosco da una vita e so come sei fatta, anche se non sono una Legilimens mi basta guardarti in faccia per capire che c'è qualcosa che non va! Sei così cristallina che non serve nemmeno l'empatia per sapere quello che provi.
Hermione arrossì e incrociò le braccia al petto cercando di darsi un contegno. Angel, invece, si fece seria.
- Ho percepito confusione e paura in te, ma non è per la battaglia che dobbiamo affrontare. E' da prima dell'attacco dei Death Eaters ad Hogwarts che sei confusa... è successo qualcosa tra te e Draco?
Hermione, al nome del ragazzo sobbalzò ma continuò a sostenere lo guardo dell'amica e, dopo un paio di minuti in cui restò in silenzio, sospirando distolse lo sguardo e si sdraiò sul letto.
- Scusami, Angel, ma... - le parole le morirono sulle labbra.
Non voleva mentire all'amica ma non poteva dirle quello che era successo tra lei e Draco prima dell'attacco e poi, qualsiasi cosa le avesse detto, non sarebbe stata la verità!
Non sapeva nemmeno lei cosa era successo quella notte... se era veramente successo o se fosse stato solo il frutto della sua immaginazione.
Angel sorrise avvertendo la valanga di emozioni contrastanti affollare il cuore della Gryffindor.
- Non importa! Me lo dirai quando sarai pronta. - disse la ragazza annullando l'Incantesimo Insonorizzante mentre si alzava dal letto per dirigersi alla porta.
Prima di uscire dalla stanza si voltò e guardò dolcemente l'amica che si era sollevata a sedere sul letto.
- Se avrai bisogno di sfogarti... o di un consiglio, fammi un fischio.
E detto questo uscì chiudendosi la porta alle spalle lasciando Hermione da sola con i suoi mille pensieri.
***
Un grido angosciato si levò nella cappella, seguito dall'espressione sbigottita di Voldemort che osservò meravigliato la scena svolgersi a rallentatore sotto ai suoi occhi.
Narcissa Malfoy, sfuggendo alla stretta di Bellatrix, si era lanciata verso l'altare frapponendosi tra la Maledizione e il figlio, ed ora, il suo etereo corpo, giaceva al suolo privo di vita.
Sul suo viso un sorriso triste, mentre i vivaci occhi azzurri erano ora inespressivi e vuoti, irriverentemente fissi in quelli del Lord.
Aveva evitato per un soffio che la Maledizione, respinta dall’amorevole sacrificio della donna, tornando indietro lo colpisse.
Irato guardò con disgusto la donna per un lungo istante, poi emise una risata sprezzante mentre puntava nuovamente la bacchetta verso il giovane Malfoy che, sconvolto, osservava il cadavere della madre.
Voldemort fece scorrere il suo sguardo sul ragazzo, rimirandone il volto pallido che appariva come una grottesca maschera di orrore.
Sul suo petto, che si alzava e abbassava velocemente, era comparsa, nitida e ammonitrice, una cicatrice a forma di fulmine all'altezza del cuore.
A quella vista Voldemort digrignò i denti e scagliò una Cruciatus verso il biondo Slytherin.
Ma Draco non avvertì dolore, il suo corpo era diventato insensibile a ciò che lo circondava mentre un dolore, maggiore di quello provocatogli dalla Maledizione, gli dilaniava l'anima.
In quel preciso istante, i Death Eaters che avevano accompagnato Dhesia nella sua prima caccia si Materializzarono all'interno della cappella.
Lucius, vedendo il corpo esamine della moglie ai piedi del suo Signore, rimase immobile osservando, inespressivo, la scena.
Dentro di sé un dolore sordo prendeva possesso del suo animo e un odio viscerale verso quel mostro senza cuore che aveva cercato di fare chissà cosa a suo figlio e di uccidere a sangue freddo sua moglie.
Voleva ucciderlo, ma non poteva farlo. Sarebbe morto inutilmente… i suoi compagni lo avrebbero ucciso prima ancora che avesse sfoderato la bacchetta.
Doveva calmarsi e attendere paziente il momento della sulla sua vendetta.
Greyback, invece, dopo essersi ripreso dallo stupore per l’inaspettata morte di Narcissa, zoppicando si affrettò verso il suo Signore intento ad infierire a suon di Cruciatus contro il giovane Malfoy.
- Mio Signore mi perdoni. - sussurrò inchinandosi al suo cospetto.
Voldemort posò il suo sguardo sul licantropo e sibilò:
- Cosa è successo?
Greyback tremò e abbassando lo sguardo sussurrò:
- Mio Signore siamo stati attaccati dal Priorato di Sion e... - deglutì a vuoto mentre l’espressione del suo Signore diventava rabbiosa. - Ci hanno sopraffatto…
Ci mancavano anche quei fanatici esaltati al servizio di Xavier a mettermi i bastoni tra le ruote! - Dov’è Dhesia? – chiese notando l’assenza della ragazza.
Fenrir diventò ancora più pallido e con voce tremante rispose:
- E’… è stata presa prigioniera...
Voldemort non emise un suono si limitò a puntare la bacchetta verso il licantropo scagliandogli contro una Cruciatus.
Poi si voltò verso Draco, in ginocchio, lo sguardo ancora fisso sul cadavere della madre, e dopo avergli dato un calcio nello stomaco, facendolo gemere di dolore, si voltò verso i suoi Death Eaters.
- Sparite! - urlò.
Ma prima che i suoi servi si ritirassero, gridò: - Severus! Porta questo cadavere fuori da qui e tu, Lucius, vieni con me! Dobbiamo discutere della questione Priorato! - e mentre i suoi servi tornavano alle loro quotidiane mansioni Lucius si affrettò a seguire il suo Signore verso il suo studio. Oltrepassò quello che restava della sua famiglia senza degnare di uno sguardo né Severus che aveva tra le braccia il corpo di Narcissa né Draco.
Farlo avrebbe ulteriormente incrementato la sua rabbia… non poteva permetterselo.
Quando Malfoy e il Lord abbandonarono la cappella Severus, stringendo maggiormente al suo petto il corpo freddo della donna, si attardò ad accarezzare dolcemente la testa bionda del suo figlioccio in un vano tentativo di comunicargli la sua partecipazione alla perdita subita.
Poi, dopo averlo liberato dalle catene, si Smaterializzò fuori dalla cappella lasciando lì, sul freddo marmo, il giovane Malfoy immobile e muto nel suo dolore.
***
- Non hai preso la pozione, vero? – sibilò Harry sbattendo con forza la porta della camera della Diurna.
Najin, massaggiandosi i polsi, lo fulminò con lo sguardo.
- Quell’idiota meritava una lezione!
- Quell’idiota lo hai quasi dissanguato! – ringhiò Harry frugando in un cassetto del comò.
- Esagerato! La quantità che gli ho sottratto non bastava nemmeno a riempire una tazza di caffè! – sbuffò sistemandosi i capelli davanti allo specchio.
- Non avevi mai aggredito nessuno… - sussurrò, pallido, Harry mentre versava la pozione in un calice.
- Anche se posso vivere senza nutrirmi di esseri umani, Harry! Io sono un Mezzo Vampiro… è la mia natura! – rispose prendendo il calice che il ragazzo le stava porgendo. – E se non fosse per questa pozione che neutralizza i miei istinti, non sarei diversa dagli altri vampiri!
Harry notò la tristezza che trapelava dalle sue parole ma era troppo arrabbiato con lei per essere gentile.
- Capisco che per la tensione per la battaglia tu abbia dimenticato di assumere la tua dose giornaliera di Anti-Vampiro, ma… che non si ripeta più! La situazione è già tesa senza che tu ti metta a banchettare con il sangue dei miei amici!
- Sono anche i miei amici e ti assicuro che sono la prima a provare disgusto per quello che ho fatto… Anche se Ron se lo è meritato! quest’ultimo pensiero lo tenne per sé mentre sorseggiava la Pozione.
Harry la osservò in silenzio poi, dopo essersi fronteggiati in silenzio per diversi minuti, uscì dalla stanza.
Percorse con lunghe e nervose falcate la distanza che lo separava dalla camera della Slytherin a quella in cui era stato portato Ron.
Si fermò davanti alla porta ma non osò entrare.
Aveva una strana sensazione, come se ci fosse un baratro tra di loro…
Forse Ron aveva ragione… era impazzito e stava mettendo in pericolo la vita di tutti! E per chi poi? Per qualcuno che forse nemmeno lo voleva il loro aiuto e che magari aveva organizzato tutto per consegnarli nelle mani di Voldemort.
Eppure qualcosa gli diceva che non era così!
Ron non poteva capire… Quella notte non era lì con lui… non né visto né sentito quello che era veramente successo.
Il rumore di una porta che si apriva lo fece sobbalzare.
- Harry?
Si voltò e vide Angel uscire dalla stanza di Hermione. Non disse nulla, le diede le spalle e, frettolosamente, scese al piano di sotto.
Continua…
* L’Incantesimo di Transfert è Ispirato a Naruto e agli studi di Orochimaru per l’immortalità.
* Da come descritto nel sesto libro della saga della Rowling Fenrir è in grado di trasformarsi in licantropo a suo piacimento.
* Il Gladio è una spada corta usata dai centurioni romani.
* La stella a 5 punte capovolta in un cerchio non è un simbolo di magia nera, occultismo o satanismo... esso è un simbolo della magia bianca e significa protezione... poi che lo abbiano adottato anche per l'occultismo è altra storia. Nella storia viene usato secondo la sua tipologia originaria quella di protezione dal male; nella storia è infatti un sigillo che permette a Desia di proteggersi da Belial. Il numero 666 indica la Bestia, il diavolo ed è stato inciso sulla pelle della ragazza dai cavalieri della Sacra Rosa.
* Najin è una Diurna: Questa tipologia di Mezzo Vampiro è ispirata al film Blaide. Come il protagonista di questa storia Najin non viene danneggiata dal sole e per placare la sua sete di sangue assume una particolare pozione, una Pozione Anti-Vampiro, simile alla Anti-Lupo usata da Remus per non trasformarsi in Licantropo.
Titolo: HARRY POTTER e il mistero del Biancospino
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero;
Personaggi: Sirius Black, i Malfoy, i Black, Voldemort, oc, Viktor Krum, Mangiamorte, Ordine della Fenice, Trio, Blase Zabini, Tutti;
Pairing: Bill/Fleur, Draco/Hermione/Ron, Harry/Ginny/OC, Remus/Tonks;
Era: Post-HBP, Harry a Hogwarts (1991-1998) e post.
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali;
Sintesi: La ruota del destino si è messa in moto e Draco Malfoy è stato colui che l’attivata.
Dumbledore è morto ed Harry dovrà portare al più presto al termine ciò che ha lasciato in compiuto per sconfiggere il Dark Lord.
Ma Voldemort e i suoi servi non sono l’unico ostacolo che Harry troverà sul suo cammino.
Misteriose organizzazioni segrete entrano in scena minando ulteriormente il delicato equilibrio delle forze e persone che si credevano nemiche si riveleranno preziosi alleati.
Riuscirà Harry Potter a fermare i folli piani del crudele e spietato Dark Lord, e chi è il misterioso Biancospino di cui parla la leggenda?
Storia: A Capitoli.
Conclusa: No
Capitoli: prologo - Capitolo I - II -III - IV - V -VI - VII - VIII - IX - X - XI - XII -

Capitolo V
L’ala nera della Morte
Parte I
Con gesti nervosi iniziò a preparare lo zaino con l’occorrente per la missione.
Piegò il Mantello dell’Invisibilità e lo mise nella tasca davanti assieme alla mappa del passaggio segreto che dal lago lo avrebbe condotto direttamente al cuore della fortezza nemica.
Gli tremavano le mani per la rabbia e la frustrazione e l’ennesima lite avuta con Ginny non lo aveva certo aiutato a calmarsi.
Erano giorni che non facevano che discutere, bastava un niente per scatenare la furia della Gryffindor.
Sapeva che era ancora arrabbiata con lui per il modo in cui era finita la loro storia e per la sua complicità con Najin che non faceva altro che inasprire la già tesa situazione tra di loro.
Si stese sul letto e fissò il soffitto della sua stanza.
Non hai il diritto di dirmi cosa devo o non devo fare!
Aveva ragione. Lui non aveva alcun diritto di impedirle di combattere, ma il solo pensiero che potesse correre un qualche pericolo lo angosciava profondamente.
Invano, aveva cercato di convincerla a desistere, ma alla fine la rossa aveva avuto la meglio. Sospirò rassegnato e spostò lo sguardo su Hermione che, china sui libri di magia oscura che aveva trovato nella libreria di casa Black, era intenta a memorizzare il più gran numero possibile di incantesimi.
Da quando avevano terminato con le pozioni, la Gryffindor si era rinchiusa nella sua stanza immergendosi completamente nello studio. Alzava la testa dai libri solo per osservare, determinata, una foto che teneva sempre a portata di mano.
Vedendola nuovamente afferrare e guardare intensamente la fotografia, Harry sorrise chiedendosi come mai la sua amica tenesse con sé la foto della famiglia Malfoy.
Più di chiunque altro lei era la persona che era stata maggiormente bersagliata dagli scherzi e dai commenti sgradevoli dello Slytherin e iniziò a collegare lo strano comportamento di Hermione con Malfoy.
Era da prima dell’attacco dei Death Eaters ad Hogwarts che era diventata strana. Aveva sempre la testa tra le nuvole e quando si parlava dello Slytherin era sempre tesa e nervosa.
- Vuoi davvero andare a salvare Malferret? – chiese Ron facendo sobbalzare il ragazzo che, voltandosi verso il Gryffindor, si adombrò incontrando quegli occhi azzurri, sempre allegri e cordiali, scrutarlo con freddezza glaciale.
- Ron, ne abbiamo già parlato sino allo sfinimento. - sospirò mettendosi a sedere.
- Non ti permetterò di trascinare la mia famiglia in questo suicidio! - sibilò Weasley afferrando Harry per il colletto della camicia.
- Lasciami, Ron! - gridò Harry scansandolo in malo modo da sé. - Capisco i tuoi sentimenti, ma non possiamo lasciar morire un innocente!
- Innocente? Chi? Malfoy?
Hermione alzò lo sguardo dal pesante volume che teneva sulle ginocchia e scosse, rassegnata, la testa.
- Ron, Malfoy è solo una vittima della situazione lui… - Harry non riuscì a completare la frase perché si ritrovò a terra, colpito dal destro dell’amico.
- Ma che diavolo? – sibilò portandosi la mano al naso rotto e sanguinante.
- Tu sei un pazzo! Vi farete ammazzare tutti! E per che cosa? Per salvare il culo proprio a colui che sarà il primo a ballare sulla tua tomba, Harry! - urlò Ron prima di lanciarglisi contro.
I due iniziarono a darsene di santa ragione; Harry cercava di difendersi evitando di ferire il rosso ma alla fine iniziò a fare sul serio anche lui.
- Smettetela subito, tutti e due! - gridò Hermione cercando di dividere i due ragazzi.
- Che succede? – chiese Ginny uscendo dalla sua stanza e trovandosi davanti il fratello e Harry pendersi a pugni sul pavimento, scosse la testa stizzita per il loro comportamento infantile.
Nel frattempo, attirati dalle urla provenienti dal piano di sopra, Najin, Angel e i gemelli corsero subito a vedere cosa diavolo stava accadendo.
- Divergenze di opinioni? – chiese Fred avvicinandosi alla sorella.
- E secondo te? – rispose acida Ginny che, per evitare che Hermione rimanesse coinvolta nella rissa, cercava di trattenere l’amica.
- Avanti bambini, basta giocare! – celiò George frapponendosi tra i due e, aiutato da Fred, riuscì, senza non essersi preso prima qualche calcio, a dividere i due.
- Lasciami Fred! – ringhiò Ron dimenandosi come una furia. – Giuro che sta volta gli rimetto in sesto il cervello a suon di pugni!
Ignorando le minacce del fratello, Ginny si avvicinò ad Harry e, puntandogli contro la bacchetta, gli fermò l’emorragia al naso.
- Va meglio? – chiese accarezzandogli il viso.
- S… Sì! – rispose imbarazzato Harry.
Najin assottigliò gli occhi e si adombrò in viso assistendo a quello scambio di effusione e Angel, appoggiata alla balaustra delle scale, la scrutò dispiaciuta mentre cercava di ignorare le emozioni violente che albergavano nel cuore di Ronald.
- Quell’idiota vuole farci rischiare la pelle per salvare un fottuto Death Eater! – sbraitò il ragazzo cercando di far ragionare i suoi amici.
- Chiudi quella fogna, Lenticchia! – sibilò a denti stretti Najin.
- Ha parlato la leccapiedi! Dimmi Najin anche tu sei in combutta col tuo amichetto per farci fuori? – insinuò Ron guardandola con disprezzo.
- Dopotutto sei una Slytherin… e i Non Morti come te non sono forse fedeli a Tu-Sai-Chi?
- Modera i termini e datti una calmata, Lenticchia! – sibilò la Diurna serrando i pugni.
Ron le sputò in faccia e sibilò malevolo: - Non prendo ordini da una Slytherin che solo fino all’anno scorso scodinzolava dietro a quell'infame di Malferret!
Najin lo atterrò a terra con un pugno e, poggiandogli il palmo della mano sul petto, lo bloccò al suolo. Le iridi dei suoi occhi erano diventate rosse come le fiamme dell’inferno e la sua espressione predatrice fece deglutire a vuoto il Gryffindor.
- E' ora che qualcuno ti insegni un po' di educazione, Lenticchia! - ringhiò prima di affondandogli i canini nel collo.
***
Il piccolo paese, immerso nelle verdi e rigogliose lande scozzesi, brulicava di vita.
Ogni casa, ogni strada e vicolo era addobbato con luci e coccarde dai mille colori e mentre il profumo delle cibarie provenienti dalle numerose bancarelle riempiendo l'aria di mille aromi invitanti, una processione di devoti Muggle seguiva la statua del Patrono festeggiando ignari del loro destino.
I Death Eaters, avanzando nelle tenebre, bloccarono ogni via di fuga generando, con la magia, muri invisibili che chiusero ogni accesso alla piazza.
Il rumore dei loro passi era schermato dall’incantesimo insonorizzante applicato sulle loro calzature e il nero dei mantelli li mimetizzava perfettamente con le tenebre della notte.
Inosservati si allinearono lungo la piazza dove la popolazione danzava, cantava e si rifocillava.
Desia non vide realmente, ma percepì che il suo gruppo si stava muovendo. Guardò, con pietà, gli ignari abitanti che sarebbero a poco stati trucidati.
Lucius le diede un colpetto sulla spalla ordinandole di sfoderare la bacchetta e di avanzare.
La ragazza voleva urlare, fuggire lontano da quel luogo, ma i suoi piedi avevano messo radici e la lingua era paralizzata. Sperò che il padre scambiasse erroneamente i suoi respiri affannosi per giubili d'esultanza provocati dall’eccitazione per il massacro che tra poco avrebbero messo in atto e, ansiosa, osservò il suo profilo assorto e concentrato.
Poi le sue orecchie furono ferite dai sibili degli incantesimi che piombarono sulla piazza come una raffica di granate.
La musica e i balli proseguirono solo per un attimo sostituiti dalle grida di orrore quando, mentre nel cielo comparivano le lugubri insegne di Voldemort, alcuni di loro caddero a terra morti.
- No! - gridò Desia, ma la sua voce si disperse tra le grida di panico dei Muggle e tra quelle di battaglia dei Death Eaters che, usciti dalle tenebre, stavano lanciando su di loro i più disparati incantesimi.
Anche Desia corse verso la battaglia, bacchetta alla mano, pur non avendo coscienza delle sue azioni.
Voleva soltanto fermare la battaglia, porre fine all’atroce scena che si stava svolgendo sotto ai suoi occhi:
I Death Eaters si facevano strada tra i Muggle a colpi di Avada e Cruciatus, spietatamente, abbattendoli come fastidiose mosche e inveendo a lungo sui corpi anche dopo che la luce della vita si era spenta nei loro occhi.
Una donna terrorizzata in fuga entrò nel raggio di tiro della Malfoy che serrò le dita intorno alla bacchetta cercando di sopire la voce del demone dentro di lei.
Rimase immobile combattendo contro il demone che, eccitato dal caos e dall'odore pungente della morte che appestava il villaggio, cercava di prendere possesso del suo corpo.
La donna avanzò ancora di qualche metro verso di lei ma, all’improvviso, si accasciò a terra priva di vita dopo che un raggio verde l’aveva colpiva alla schiena.
Dhesia osservò inorridita il Death Eater che aveva appena assassinato la Muggle e che, ridendo selvaggiamente, stava prendendo a calci il cadavere.
- Avanti bimba! - gridò a Desia, il volto contorto in una gioia furiosa, gli occhi brucianti di una luce che alla ragazza sembrò folle e demoniaca.
- Muoviti o perderai tutto il divertimento! – continuò il Death Eater dando un ultimo calcio alla donna morta prima di voltarsi di scatto dall'altra parte alla ricerca di un'altra vittima.
Desia era sgomenta e profondamente disgustata da quello che i suoi occhi vedevano.
Non che lei non si fosse mai sporcata le mani di sangue, ma il sangue che aveva versato non era innocente e comunque i nemici erano sempre stati suoi pari: streghe, maghi, cavalieri, demoni, vampiri… creature, insomma, capaci di difendersi e di combattere ad armi pari con Belial; ma soprattutto il sangue che Desia/Belial aveva versato, le vite che aveva reciso erano quelle di coloro che gli davano la caccia per ucciderla.
O io o loro! E la loro morte era l'unico modo per aver salva la vita, ma tutto questo è aberrante! Queste persone non ci hanno reso alcuna offesa o minaccia!
Pensò osservando, inorridita, un Death Eater che stava facendo lievitare, a molti metri dal suolo, un vecchio. Dopo essersi divertito a sballottarlo su e giù per la piazza lo innalzò per diversi metri di altezza dal suolo e annullò il suo incantesimo facendolo sfracellare a terra.
Nel frattempo Fenrir Greyback, trasformatosi in licantropo , dilaniava con i suoi artigli tutto quello che di vivente incontrava, trastullandosi in particolare con i bambini e dei quali gustava, con estremo piacere, le morbide e succulenti carni.
Davanti quello scempio disumano, nell’animo della Malfoy vorticavano le più disparate gamme di emozioni.
Trattenne a stento un coniato di vomito vedendo Greyback spaccare il cranio a un bambino con la pressione della morsa della sua mandibola e si irrigidì quando una bambina, sfuggita al massacro della sua famiglia che stava bruciava assieme alla sua casa, corse verso la sua direzione urlando disperata.
Rabbia, orrore, angoscia e un fiume di altre contrastanti emozioni la investirono come un fiume in piena sopendo del tutto la voce di Belial che la incitava al massacro.
Osservando Greyback nell'atto di alzare al cielo il muso sporco di sangue deformato da un ghigno terrificante, la ragazza rabbrividì.
Era agghiacciante e disgustoso vedere quelle zanne appuntite luccicare alla luce della luna mentre il sangue fresco, da esse, scivolava colando sul mento.
Incurante, Fenrir gettò lontano il cadavere che aveva tra gli artigli e puntò la bambina che correva verso Desia leccandosi le labbra lentamente, in un gesto osceno.
La ragazza a quella vista si riscosse dal suo stato di trance e avanzò rapida verso la Muggle, l'afferrò per un braccio e la sbatté in malo modo a terra levandole contro la bacchetta.
Fenrir Greyback ringhiò di protesta, visto che la Malfoy l'aveva privato della sua preda, e scrollando le spalle si voltò verso Malfoy senior che era sopraggiunto al suo fianco.
Lucius osservava inespressivo la figlia che aveva sollevato lo sguardo verso di lui.
Desia trasalì osservando quell'uomo spietato che si stagliava fiero e solenne nel campo di battaglia.
Il suo aspetto era, ai suoi occhi, agghiacciante: un demone coperto dalla testa ai piedi del sangue della decina di Muggle morti ai suoi piedi, i lunghi capelli biondi che vorticavano al vento e un ghigno sadico e crudele dipinto sul volto dall'espressione ferina.
- Uccidi per la gloria del Dark Lord! - le gridò Lucius sprezzante.
- Per la gloria del Dark Lord! - ringhiò Desia pronta a recidere la giovane vita che si stava dimenando, urlando e singhiozzando, sotto il suo peso.
Recitando l'Anatema Senza Perdono, abbassò la mano con cui impugnava la bacchetta su di lei e, osservando con la coda dell'occhio il padre, faceva si che il raggio verde sfiorasse la bambina scaricandosi al suolo.
Per completare l’illusione, Desia allungò l'altra mano, afferrò la bambina per il colletto della camicetta e la scaraventò a terra a faccia in giù.
Lei urlò, illesa ma terrorizzata e Desia vide il padre che, non essendosi accorto del suo inganno, si era voltato per uccidere un Muggle che scappava nella sua direzione.
- Resta giù! - sussurrò all'orecchio della bambina.
Sapeva che la piccola era troppo scossa per capirla, ma cercò di mantenere il proprio tono confortante in modo che capisse l'inganno.
Quando sentì i passi di suo padre e degli altri Death Eaters avvicinarsi, Desia pregò di aver fatto un buon lavoro e che la sua vittima le reggesse il gioco.
- Ben fatto! - commentò Lucius rivolgendosi ai suoi sottoposti. - Una ottantina di questi sporchi Muggle morti da lasciare in pasto agli orchi e nessuno di noi ferito! Il nostro Lord sarà davvero soddisfatto! - poi abbassò lo sguardo sulla bambina immobile ai piedi di Desia. Un ghigno sarcastico si allargò sulle sue labbra.
Finché farai il tuo dovere mio figlio vivrà...
- Questa sera sei stata brava, vedi di continuare così! – disse soddisfatto mentre spostava lo sguardo dalla Muggle alla figlia.
Goyle senior le diede una pacca sulla spalla e, a voce alta, disse: - Mai vista un'Avada lanciata con tanta precisione ed eleganza!
Desia dovette lottare duramente con sé stessa per sublimare il proprio disgusto, ma i Death Eaters che la stavano guardando erano talmente estasiati dal bagno di sangue che non l'avrebbe notato comunque, come non notarono la pioggia di frecce ed incantesimi che si abbatterono, all’improvviso, su di loro.
***
I gemelli osservavano terrorizzati Najin banchettare col sangue del fratello che, con occhi vacui, fissava il soffitto.
Harry si alzò di scatto e, afferrata per le spalle la Diurna, la allontanò con forza dal Gryffindor.
- Sei impazzita, Najin? - sibilò a denti stretti.
La Slytherin si leccò le labbra, ripulendole dal sangue vermiglio del ragazzo, e rise sguagliatamente.
Non ha preso la pozione! Constatò Harry notando il colore degli occhi della ragazza.
- Ron! – gridò Hermione inginocchiandosi accanto al ragazzo.
Vedendo la scena Najin sorrise sorniona.
- Non preoccuparti, Castoro! - disse con voce melliflua. – Quello svitato del tuo fidanzato non tirerà le cuoia per così poco!
- Ronald non è il mio fidanzato! E non chiamarmi Castoro, Denti Aguzzi! - rispose, con lo stesso tono, la Gryffindor squadrandola rabbiosa.
Non mi sei mai piaciuta Serpe! Sapevo che prima o poi ti saresti rivoltata contro! Pensò guardando in malo modo Harry con la coda dell'occhio.
Proprio non riusciva a capire come lui potesse fidarsi di lei. Poi nella sua mente comparve il volto di Draco e lei avvampò.
Che centra ora, Malferret! Perché diavolo penso sempre a lui?
Ad Angel non sfuggì la scarica emozionale di Ginny che, terrorizzata si era rannicchiata in un angolo, né quella di Hermione. Fissò la Mudblood e, inarcando un sopracciglio, la sondò attentamente.
Quello che percepiva era confusione unito ad un sentimento nuovo, qualcosa di embrionale che la stessa Hermione non capiva.
- Ma quante storie! Un po' di pozione Rimpolpa Sangue e torna come nuovo! – celiò la Diurna. * – Mi stai facendo male, Harry!
Il ragazzo ignorò la protesta della Slytherin e intensificò la sua stretta.
I suoi occhi erano colmi di ira. Angel avvertì una piccola fitta allo stomaco e tossì per richiamare l'attenzione di Harry che si voltò verso di lei con espressione scocciata, poi, rendendosi contro di aver liberato le sue emozioni dimenticandosi di lei cercò di tranquillizzarsi.
- Tranquillo, Harry. Najin non voleva fargli del male, era l'unico modo per calmarlo. Almeno se ne starà buono durante lo svolgimento della missione e non rischieremo che si presenti all'improvviso sul campo di battaglia rischiando di mandare tutto ai Troll! - asserì la Black con voce pacata. Harry annuì e poi tornare a fissare duro la Diurna che cercava di liberarsi dalla sua stretta.
- Io e te dobbiamo fare un discorsetto, Najin! - disse con voce fredda e tagliente.
La ragazza sbuffò contrariata mentre Harry la spinse in malo modo in camera chiudendosi alle spalle la porta.
Continua…
* Il Gladio è una spada corta usata dai centurioni romani.
* La stella a 5 punte capovolta in un cerchio non è un simbolo di magia nera, occultismo o satanismo... esso è un simbolo della magia bianca e significa protezione... poi che lo abbiano adottato anche per l'occultismo è altra storia. Nella storia viene usato secondo la sua tipologia originaria quella di protezione dal male; nella storia è infatti un sigillo che permette a Desia di proteggersi da Belial. Il numero 666 indica la Bestia, il diavolo ed è stato inciso sulla pelle della ragazza dai cavalieri della Sacra Rosa.
* Diurna: Questa tipologia di Mezzo Vampiro è ispirata al film Blaide. Come il protagonista di questa storia Najin non viene danneggiata dal sole e per placare la sua sete di sangue assume una particolare pozione, una Pozione Anti-Vampiro, simile alla Anti-Lupo usata da Remus per non trasformarsi in Licantropo.
Titolo: HARRY POTTER e il mistero del Biancospino
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero;
Personaggi: Sirius Black, i Malfoy, i Black, Voldemort, oc, Viktor Krum, Mangiamorte, Ordine della Fenice, Trio, Blase Zabini, Tutti;
Pairing: Bill/Fleur, Draco/Hermione/Ron, Harry/Ginny/OC, Remus/Tonks;
Era: Post-HBP, Harry a Hogwarts (1991-1998) e post.
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali;
Sintesi: La ruota del destino si è messa in moto e Draco Malfoy è stato colui che l’attivata.
Dumbledore è morto ed Harry dovrà portare al più presto al termine ciò che ha lasciato in compiuto per sconfiggere il Dark Lord.
Ma Voldemort e i suoi servi non sono l’unico ostacolo che Harry troverà sul suo cammino.
Misteriose organizzazioni segrete entrano in scena minando ulteriormente il delicato equilibrio delle forze e persone che si credevano nemiche si riveleranno preziosi alleati.
Riuscirà Harry Potter a fermare i folli piani del crudele e spietato Dark Lord, e chi è il misterioso Biancospino di cui parla la leggenda?
Conclusa: No
Capitoli: prologo - Capitolo I - II -III - IV - V - VI - VII - VIII - IX - X - XI - XII -

Capitolo IV
Nell'Oscurità immobile
Parte III
Desia percorreva la stretta e buia scalinata che conduceva alle segrete di Wilsteria, il cuore le martellava forte nelle orecchie mentre l'ansia la divorava.
Quando Lucius si fermò davanti ad una pesante porta di ferro e la spalancò, si sentì mancare mentre l'odore acre di sangue e carne bruciata le aggredì le narici provocandole un coniato di vomito che riuscì a stento a trattenere.
Varcò esitante la soglia mentre i suoi occhi si abituavano a poco a poco alla quasi inesistente luce dei bracieri.
Trattenne un grido quando distinse tra le ombre la figura immobile e devastata di un giovane ragazzo incatenato.
- Draco! - urlò correndo verso il fratello.
- Mio Dio! Cosa ti hanno fatto? Rispondimi, Draco! - gridò senza più riuscire a trattenere le lacrime.
Il corpo del biondo Slytherin era deturpato da squarci, tagli e bruciature. Mio Dio!
Esclamò notando l'orribile ferita che, percorrendo in senso verticale dal sopracciglio alla guancia, suo fratello aveva all'occhio destro.
Devono averlo accecato con un ferro rovente.
Constatò notando che i bordi del taglio erano bruciati e il sangue grumoso e coagulato.
- Draco... - sussurrò accarezzando dolcemente il viso del ragazzo che sospirò riprendendo lentamente conoscenza.
- D... Des... ia? - sussurrò rauco.
Dio ti ringrazio è vivo!
- Sì, Drack... sono io, sono Dhesia!
Il ragazzo alzò lentamente la testa, sul viso un'espressione provata e severa.
- Non... dovevi... venire.
- Non dire sciocchezze stupida Serpe! Possibile che non riesci a stare lontano dai guai?
Lo rimproverò dolcemente la ragazza asciugando la lacrima che scendeva veloce lungo la livida e sporca guancia del ragazzo.
- Neanche... tu ci riesci! - rispose Draco sfoderando un bellissimo sorriso.
- Ma che scenetta commovente! - sibilò una voce fredda ed ironica.
Draco si irrigidì mentre Desia si voltava verso la zona da cui proveniva la voce.
Il Lord, che fino ad allora era rimasto nascosto nelle tenebre della cella, avanzò lentamente verso la ragazza, un sorriso simile ad un ghigno che gli deformava la faccia da rettile rendendolo mostruoso.
- Voi? - sibilò a denti stretti la Mozev mentre la paura prendeva possesso del suo corpo.
- E' un piacere incontrati, signorina Mozev… o meglio, Malfoy! Spero che il suo viaggio sia stato piacevole!
Avanzò di un passo e Desia indietreggiò istintivamente sempre più intimorita.
- Non avvicinatevi! - sibilò portando la mano alla bacchetta. Sapeva che era un suicidio affrontare Voldemort ma qualcosa le diceva che non doveva farsi assolutamente toccare da lui.
- Come osi rivolgerti così al tuo Signore? - urlò scandalizzato Lucius.
- Io non ho padroni, non sono un cane! - rispose lei squadrando dall'alto in basso il padre mentre sul suo viso si dilaniava un'espressione di puro disgusto e disprezzo. Voldemort assottigliò lo sguardo ghignando pericolosamente mentre le sue dita si muovevano rapidamente come se suonasse la tastiera di un pianoforte, tradendo l'ira e la tensione.
- Bada, Desia! - sibilò Lucius sfoderando fulmineo la bacchetta, disarmando senza difficoltà la figlia.
- Crucio! - gridò Lucius, ma la maledizione non colpì Dhesia che si era lanciata dietro una Vergine di Ferro per proteggersi dall'attacco.
Draco assisteva sconvolto alla scena, si sentiva frustrato, era costretto ad assistere impotente all'impari battaglia.
Lucius continuava a lanciare incantesimi verso la figlia che cercava disperatamente di raggiungere la sua bacchetta, facendosi largo tra gli strumenti di tortura usandoli come scudo.
Con uno scatto felino riuscì a raggiungere la bacchetta ma prima che riuscisse a toccarla essa schizzò via e diresse verso Voldemort che la afferrò al volo.
- Non è carino puntare la propria bacchetta e riservare parole tanto offensive ad un amico!
Desia lo guardò piena di orrore mentre, cercando qualcosa per proteggersi, afferrò uno dei ferri roventi nel braciere accanto a lei e lo puntò verso i due uomini. Voldemort rise e applaudì all'inutile ed intraprendente mossa della ragazza.
- Che tu sia una vera Malfoy è indiscutibile! Il sangue non è acqua! Velenosa e ribelle come tuo fratello... ma so come ammansirti, mio piccolo Aspide! - asserì con voce melliflua il Lord accarezzando col dorso della mano il viso della ragazza che si ritrasse disgustata..
- Oh! Come siamo timide, mia cara Aise. - disse, ridendo, Voldemort.
- Come ti ho già detto prima... se fossi in te sarei più gentile con un vecchio amico che non incontri da molto tempo.
- Non ho assassini tra i miei amici! - sibilò Desia.
La temperatura della stanza si abbassò improvvisamente e un vento lieve, iniziò a vorticare intorno alla ragazza.
Voldemort non si fece per nulla intimorire dalla implicita minaccia della Malfoy e ricambiò il suo sguardo ostile con un sorriso malevolo.
- Aise, Aise... - sussurrò scuotendo la testa con un tono sconsolato, per poi mutarlo immediatamente con un'inflessione minacciosa.
- Fai attenzione bimba, o il caro e vecchio Belial potrebbe banchettare con le carni del tuo adorato fratellino! - terminò Voldemort estraendo un piccolo scrigno dalla tasca della tunica.
Dhesia impallidì vedendo quello che Voldemort aveva estratto dallo scrigno. Tra le sue ossute e squamose dita splendeva un grande rubino rosso sangue su cui pulsavano rune antiche e frasi scritte in greco e latino. Voldemort sorrise serrando la sua stretta su di esso e a quel gesto una scarica elettrica attraversò il corpo di Desia che, mentre il colore dei suoi capelli si alterava ritmicamente dal biondo al moro, iniziò ad ansimare. Notando l'espressione dolorosa della Malfoy Voldemort aumentò la forza della stratta.
- Sai cos'è vero? La Pietra delle Anime... il cuore fossilizzato di Belial! E' molto bello non trovi? - sibilò godendo del dolore della ragazza.
- C... come hai fatto a trov...? - ansimò combattendo contro il demone che cominciava a dimenarsi furiosamente per liberarsi.
- Fa male, vero? - chiese il Lord sorridendo maligno.
"Desia lo senti vero? Senti la tua energia vitale venire meno?"
Taci Belial!
"Tra un po' non potrai darmi ordini, Desia!"
Credi che lui ti lascerà libero Belial? No! Lui ti rinchiuderà in quella pietra e sarai suo schiavo!
Belial non rispose mentre Desia gemeva di dolore.
Poteva avvertire la preoccupazione di Belial.
Sono riuscita ad istillargli il dubbio... Ho guadagnato un po' di tempo! Pensò la ragazza cercando di riprendere fiato.
- Non è piacevole quando non sei tu a liberarlo vero? E' come se qualcosa ti dilaniasse in due dall'interno.
Desia cadde in ginocchio potandosi una mano al cuore.
Respirava a fatica e poteva percepire la forza del demone cercare di infrangere il sigillo sul braccio che iniziò a sanguinare.
- Belial è molto vicino a liberarsi dal tuo controllo vero? - chiese Voldemort rigirandosi la Pietra delle Anime tra le dita. - Ne avverto l'essenza.
Bastardo!
Avvertiva il Demone scalpitare, ne sentiva l'energia invaderle ogni cellula del corpo, non avrebbe retto ancora a lungo e non era sicura che avrebbe riavuto indietro il suo corpo una volta che Belial fosse stato liberato dalla Pietra.
- Non credo che tu sia nella posizione di comportarti in modo sgradevole con me, piccola Malfoy! - disse ridendo di gusto guardando la ragazza pallida, sofferente e tremante per l'odio e la paura che la divorava.
- E credo che gradirà la carne di tuo fratello.
Draco tremò mentre spostava freneticamente lo sguardo dal Lord alla sorella.
Che diavolo è quella pietra, Desia? chiese consapevole che la sorella avrebbe percepito il suo pensiero nonostante la mente chiusa.
Chi possiede la Pietra delle Anime può aspirare ad avere il controllo su Belial... e Voldemort è un mago potente, potrebbe richiamarlo anche contro la mia volontà! sussurrò la ragazza nella mente del fratello.
Il biondo Slytherin rabbrividì.
Mio Dio! Quindi potrebbe costringerti ad uccidermi?
Sì!
- Ti starai chiedendo perché non liberi il Demone e metta in atto le mie minacce invece di torturati, non è così Aise? - sibilò mellifluo il Lord. Desia lo guardò dritto negli occhi priva di qualsiasi emozione, troppo concentrata a contrastare Belial.
- Perché voglio che tu faccia qualcosa per me! Ma prima... - Voldemort sorrise. - Voglio una prova della tua fedeltà! - disse allargando le braccia.
- Perché dovrei fare qualcosa per te? Perché dovrei dimostrarti la mia fedeltà? So che mi ucciderai non appena avrai bisogno di Belial... quindi cosa ci guadagno a diventare un tuo servo?
- La vita di tuo fratello e la libertà! Sai che se volessi potrei prendermi la tua fedeltà contro la tua volontà. Basta che liberi Belial e gli offra il sangue della persona a cui il suo Guscio tiene di più... il demone mi resterà fedele e tu scomparirai per sempre!
- Desia non farlo! - urlò Draco. - Mi ucciderà lo stesso, è una menzogna!
Seccato da quella intromissione, Voldemort scagliò una Cruciatus contro Draco che gemette di dolore.
- No!
- No? - chiese Voldemort senza interrompere la tortura. - No fermatevi o No non sarò un vostro servo?
Desia abbassò la testa sconfitta.
- Avrete la mia fedeltà!
Soddisfatto Voldemort interruppe la Cruciatus e assunse un'aria trionfante mentre, con un secco gesto della bacchetta, liberava dalle catene Draco.
- Lucius, prendi tuo figlio... - ordinò indicandogli il figlio a terra. - E avvicinati a me!
Lucius si affretto ad obbedire, afferrò Draco e lo trascinò fino al suo Signore.
Quello che sperava si era realizzato, Voldemort si era stancato di rivolgere le sue attenzioni a Draco e aveva deciso di sostituirlo con Desia.
Non gli interessava nulla del destino di quella ragazza, non l'aveva mai considerata sua figlia, ma Draco era tutta la sua vita e non avrebbe esitato ad uccidere di sua mano la ragazza se questo avesse salvato la vita di suo figlio, il suo unico figlio.
Prese devotamente la mano che il suo Signore gli porse e, dopo averla baciata suscitando il disgusto di ambo i sui figli, attese i suoi ordini.
- Vieni, Desia. - sibilò il Lord porgendo l'altra mano alla ragazza che, sebbene restia, ubbidì.
A fatica la ragazza si rimise in piedi e si avvicinò a Voldemort.
Non appena poggiò la mano in quella del Lord si ritrovò all'interno di un grande salone dove un gran numero di Death Eaters erano riuniti in attesa del loro Padrone.
- Miei fedeli Death Eaters, questa notte una nuova strega consacrerà la sua vita alla nostra nobile causa. - tuonò solennemente il Lord mostrando loro Desia.
- Severus! - chiamò il Lord.
- Accompagna i Malfoy nella stanza adiacente e assicurati che si rendano presentabili per la cerimonia di investitura.
Severus si inchinò e senza dire una parola accompagnò i due ragazzi dove gli era stato ordinato.
***
Hermione controllava in modo quasi maniacale le pozioni che sarebbero occorse per la missione Ala nera della Morte.
Un sorriso si dipinse sul suo viso.
Certo che Moody poteva trovare anche un nome meno macabro per questa operazione.
Sospirò cancellando anche l'ultima pozione dalla lista che l'Auror le aveva redatto.
Aveva pensato spesso a Malferret in queste ore che aveva dedicato alla preparazione delle pozioni e per un attimo aveva persino desiderato avere il biondo Slytherin tra i piedi.
È sempre stato il migliore in pozioni... se avessi solo la metà del suo intuito e talento avrei finito già da ore!
Pensò mentre riempiva l'ultima ampolla di Pozione Ricostituente bloccando a mezz'aria il mestolo quando si rese conto di quello che aveva appena elaborato il suo cervello.
Da quando in qua desidero avere quell'arrogante, razzista, egocentrico, bastardo tra i piedi?
Si chiese stupita, ma non riuscì a elaborare il pensiero perché due apprensivi ed interrogativi occhi verdi gli si piantarono davanti.
- H... Harry? - quasi urlò per la sorpresa.
- Hermione ma che hai? È da un pezzo che ti chiamo, ma non hai sentito quello che ti ho detto? - chiese il ragazzo sbuffando contrariato.
- Scusa... stavo pensando che forse avremo bisogno di maggiori quantità di Pozione Ricostituente. - mentì la ragazza non avendo voglia di condividere con l'amico che il motivo del suo essere sovrappensiero in quei giorni fosse a causa di Malfoy.
- Neanche al San Mungo hanno questa scorta, Hermione! Se continuiamo così possiamo rifornire il mondo magico per i prossimi mille anni!
La ragazza sorrise alla battuta, Harry era incredibile come riuscisse a restare calmo anche all'alba di una battaglia.
- Senti Harry, credi che riusciremo a liberare Draco? - chiese diventando seria.
Harry strabuzzò gli occhi per la sorpresa, non tanto per la domanda, ma per il fatto che Hermione avesse chiamato Malfoy per nome.
Osservò attentamente il viso della ragazza, aveva una luce strana negli occhi mentre fissava un punto imprecisato davanti a sé, come se stesse seguendo il filo di ricordi lontani.
Harry non poteva certo immaginare cosa fosse successo la notte precedente a quella in cui i Death Eaters erano penetrati ad Hogwarts, lei non lo aveva detto a nessuno e non era nemmeno sicura che fosse accaduto davvero.
In un primo momento aveva creduto che lo Slytherin fosse stato maledetto o fosse sotto l'effetto di qualche sostanza strana...
Era, come ogni notte, impegnata nella ronda serale; uno dei tanti compiti che incombevano sui prefetti.
Come al solito tutto era tranquillo e mentre stava salendo le scale che l'avrebbero condotta al suo dormitorio, Hermione trovò ad attenderla, vicino al quadro della Fat Lady, il suo incubo peggiore: Draco Malfoy. Aveva la divisa in disordine, i capelli spettinati e lo sguardo assente mentre si fissava le punte delle scarpe.
Non aveva l'aria strafottente e snob che era solito avere.
L'espressione era tesa e sembrava tormentato da pensieri angoscianti. Avvertendo dei passi verso la sua direzione il ragazzo alzò lo sguardo e osservò attentamente la Gryffindor.
Non vi era odio, disgusto, rabbia in quello sguardo, ma quello che Hermione vi lesse fu soltanto disperazione.
- Credo che tu abbia sbagliato dormitorio, Malfoy! - disse la Gryffindor studiando il suo nemico.
Non lo aveva mai visto in quello stato e non sapeva come affrontarlo e, soprattutto, il fatto di non avere la più pallida idea del perché fosse lì la rendeva irrequieta.
Draco scrollò elegantemente le spalle e si guardò intorno come se si stesse assicurando che fossero davvero soli.
Poi, lentamente tornò a guardare la Mudblood senza tradire alcuna emozione.
- Cosa vuoi, Malfoy? - chiese avanzando, guardinga, verso di lui.
Il fatto che Draco se ne restasse muto e fermo, scrutando, in modo quasi morboso, un punto imprecisato al di là dalle sue spalle, fu sconcertante per Hermione che, trovando estremamente sospetto quel comportamento, cautamente portò la mano alla bacchetta.
- Che c'è, Malfoy? Miss Purr ti ha mangiato la lingua? - chiese velenosa avanzando lentamente.
Draco continuò a tacere mentre il suo sguardo assumeva una luce che mai la ragazza avrebbe pensato potesse rivolgerle: uno sguardo carico di affetto.
Sempre più stupita e perplessa, non poté fare a meno di bloccarsi a metà strada e imbarazzarsi dal modo in cui la stava guardando e restò immobile mentre Draco avanzava lentamente verso di lei.
- Hermione...
La ragazza sobbalzò sentendo la dolcezza con cui lo Slytherin aveva pronunciato il suo nome e quando le sue braccia le cinsero la vita, si sentì il cuore in gola.
Non riusciva a muoversi, era come pietrificata, prigioniera di quello sguardo magnetico che sembrava sfiorarle l'anima.
- Hermione! - sussurrò il ragazzo stringendola a sé rabbiosamente. Hermione avvertì il lieve tremore del ragazzo e senza rendersene conto ricambiò l'abbraccio.
Appena avvertì le mani della Mudblood sulla sua schiena, Draco la scostò bruscamente da sé. Hermione indietreggiò leggendo la rabbia che ardeva in quei freddi occhi grigi e, con espressione interrogativa, guardò il ragazzo che, afferrandola per le spalle, la obbligò a tornare tra e sue braccia.
- Perché tu? - chiese disperato prima di impossessarsi delle sue labbra.
La Gryffindor percepì il desiderio represso e la disperazione dello Slytherin, e lo shock, unito alla sorpresa, la rese incapace di respingerlo.
Sapeva che era sbagliato, che doveva fuggire e schiaffeggiare quell'insolente sfacciato, ma il corpo ignorò la sua volontà.
Schiuse le labbra e permise a Draco di approfondire il bacio che, alla sua resa, divenne più dolce e intenso. Le mani che scorrevano sulla sua schiena le provocavano brividi di piacere e meccanicamente portò le sue dita tra i fini crini dorati della Serpe che gemette sulle sue labbra.
Il mondo era ora una vaga presenza di cui non riusciva a cogliere l'essenza, i sensi e la mente erano offuscati, l'unica cosa che era capace di percepire era il profumo e il sapore di Draco.
Era come se fossero una cosa sola ed Hermione si ritrovò a desiderare che quel momento durasse per sempre.
Quando le loro labbra si separarono si sentì mancare e cercò istintivamente lo sguardo dello Slytherin che le sorrise mestamente.
- La mia colpa... - sussurrò Draco accarezzandole dolcemente il viso.
- La mia condanna!
Hermione lo guardò senza capire, ma prima che potesse dire o fare qualsiasi cosa, la Serpe le voltò le spalle e, scendendo di corsa le scale, scomparve inghiottito dalle tenebre.
- Sì! Riusciremo a liberarlo. - la voce decisa di Potter la riportò al presente e, abbassando lo sguardo, annuì mentre Harry, percependo la sua ansia, l'abbracciava cercando di rassicurarla.
***
La sala era debolmente illuminata dalle luci delle fiaccole stendevano lunghe e sinistre ombre sul freddo pavimento di pietra romanica.
Avvolta dal nero abito cerimoniale, Desia avanzava a testa alta verso la sua condanna. Non vi era paura nel suo sguardo.
I Death Eaters le fecero largo e le concessero di arrivare al magico pentagono che avrebbe intensificato, con la magia, il vincolo che tra poco sarebbe stata costretta a compiere.
Il Dark Lord era in piedi innanzi a lei, in tutta la sua oscura e sinistra magnificenza.
Con dignità Desia si inginocchiò e attese l'inevitabile mentre il suo sguardo si posava sulla Pietra delle Anime.
Poteva tentare di prenderla e di Smaterializzarsi lontana da quell'orribile luogo, ma questo avrebbe condannato a morte suo fratello.
Con estrema fatica alzò lo sguardo e lo incrociò con quello di Voldemort che la stava scrutando con eccitata anticipazione.
Se saprò giocare bene le mie carte Draco sarà intoccabile!
Il Lord la invitò a tendere il braccio verso di lui e Desia ubbidì.
Trattenne a stento il suo disgusto quando quelle squamose ed ossute dita si strinsero con forza sul suo polso.
- Incīdo! (1)- sibilò il Dark Lord ferendo il braccio della Malfoy con la magia.
Il sangue colò sulla Pietra che iniziò a riluce e pulsare.
Il vento iniziò ad infuriare nella sala e Desia gemette di dolore avvertendo il Demone dimenarsi per impedire che il rituale si completasse.
- Fai la tua parte! - ordinò Voldemort puntando la sua bacchetta contro il punto in cui Draco assisteva al rituale.
Desia chiuse gli occhi cercando di placare l'ira di Belial che lottava con tutto se stesso per impedire che il suo cuore fosse legato per sempre al padrone della Pietra delle Anime.
Doveva trattenerlo per tutto il tempo necessario a Voldemort per l completamento del rituale. Poteva sentire la forza di Belial bruciargli il corpo e gridò a causa del terribile dolore che la stava dilaniando.
Era come se qualcosa si stesse facendo strada nella sua carne, bruciando e lacerando ogni ostacolo.
Tossì sangue mentre si accasciava a terra contorcendosi.
Voldemort, incurante della sua sofferenza iniziò a recitare una nenia incomprensibile mentre la pietra illuminava a giorno la sala.
- Aeternus vincŭlum! - gridò il Dark Lord ferendosi e lasciando che il suo sangue fosse assorbito dalla pietra.
- Dominātio!
La luce divenne accecante e improvvisamente si oscurò.
Il rituale era stato compiuto.
Soddisfatto Voldemort si inginocchiò davanti a Desia che, a terra, respirava a fatica.
Con la bacchetta le scostò le ciocche di capelli che le coprivano il viso e ghignando malevolo le ordinò di rimettersi in piedi.
La Malfoy fece leva con entrambe le braccia per aiutarsi a mettersi in piedi. Ogni più piccolo movimento le procurava dolori lancinanti, la testa le scoppiava, la vista era offuscata e si sentiva venire meno. Ma non poteva permettersi di svenire, doveva obbedire... doveva rimettersi in piedi. Mordendosi le labbra per non urlare, si alzò e, tenendo rispettosamente la testa china, attese i suoi ordini.
Lucius era raggiante, vi era soddisfazione e sollievo nel suo sguardo. Desia aveva compiaciuto il loro Signore garantendo così la sopravvivenza di Draco.
Si voltò verso suo figlio credendo di leggere l sollievo sul suo viso ma non fu così.
Non vi era affatto gioia o soddisfazione nei suoi occhi; Lucius vi lesse i medesimi sentimenti che aveva scorto in quello di Desia: disgusto, rassegnazione, tristezza e un senso di sporcizia.
- Ed ora... mi dimostrerai la tua fedeltà! - sibilò mellifluo Voldemort.
Desia si sentì morire quando il Lord le diede l'ordine di recarsi a caccia di sporchi Muggle e di versarne il sangue in suo onore.
Ma cosa poteva fare?
Non poteva rifiutarsi di obbedire e mentre Draco veniva ricondotto da Severus nella sua cella, si inchinò al volere del suo padrone e si unì ai Death Eaters che l'avrebbero aiutata nella sua missione.
***
Nascosto in un angolo della sala, una figura avvolta da un nero mantello aveva osservato con apprensione la lugubre cerimonia.
Senza essere visto si allontanò dalla sala e si diresse verso I giardini del castello.
I suoi occhi color dell'ametista scrutarono il cielo coperto da fitte nubi.
Assicuratosi di non essere stato seguito, il Death Eater estrasse il cellulare (3) dalla tasca posteriore dei pantaloni e compose un numero.
Una voce femminile rispose al di là della cornetta e, senza fretta, il Death Eater fece rapporto.
***
In un silenzio assoluto, tutti gli abitanti di Grimmauld Place n° 12, erano meticolosamente assorti nello svolgimento dei loro rispettivi compiti.
Aleggiava in quel silenzio la consapevolezza che quella notte avrebbe avuto inizio la guerra, la vera guerra, e che se non fossero stati precisi e sincronizzati come orologi svizzeri, avrebbero potuto fallire e perdere la vita. Bill, Fleur, Fred e George, seduti sul tappeto persiano davanti al camino, affilavano le punte delle frecce e le lame dei pugnali d'argento.
Najin e Tonks, sedute comodamente sul divano, oliavano scrupolosamente le balestre mentre il signor Weasley controllava che le corde non fossero usurate o che qualche ingranaggio fosse inceppato.
Moody, Minerva e Lupin stavano visionando le mappe delle segrete, cercando di individuare in quale livello era rinchiuso Malfoy.
Angel, seduta sulla scala, stava caricando delle bandoliere con le fiale di pozioni preparate da Hermione.
Era stizzita, tutta quell'ansia e quelle emozioni le ronzavano dentro come un nido di vespe dandole il tormento. Lanciò un'occhiataccia alla signora Weasley che stava passeggiando nervosamente avanti e indietro per il salottino.
- Maledizione! - sbuffo mentre cominciava a riempire di fiale un'altra bandoliera.
- Cosa c'è, Angel? - chiese preoccupata Minerva alzando dalle mappe.
- Diavolo! Lo sanno tutti che sono empatica eppure nessuno tiene per sé le sue emozioni! soprattutto la signora Weasley! Capisco che è terrorizzata all'idea di perdere qualcuno della sua famiglia, però... se non sa controllarsi potrebbe almeno lasciare questa stanza!
Minerva annuì comprensiva e fece un cenno a Tonks che, seguendo lo sguardo della donna passare.
- Oh una fame! - disse alzandosi dal divano. - Molly c'è ancora un po' di quel meraviglioso pasticcio che ci hai servito a pranzo? - chiese avvicinandosi alla donna che sobbalzò quando la mano di Tonks le si poggiò dolcemente sulla spalla.
- N... no! è finito!
Notando l'angoscia che traspariva dall'espressione tormentata della donna, la Metamorphomagus l'abbraccio.
- Stai tranquilla, Molly!
- Facile a dirsi, Tonks! - rispose mestamente la donna.
- Ho paura!
- Tutti abbiamo paura, Molly. - rispose sorridendo mentre I suoi capelli assumevano uno stravagante colorito verde chiaro. - Ma andrà tutto bene... siamo preparati questa volta!
Molly la osservò non tanto convinta della cosa.
- Ma credo di interpretare il bisogno di tutti dichiarando che se non mettiamo subito qualcosa sotto i denti sverremo per la fame! Perché non ci prepari uno dei tuoi eccezionali spuntini super energetici?
- Va bene! Se avete fame corro subito a preparare qualcosa. - rispose Molly.
- Perfetto! - disse la Metamorphomagus con voce entusiasta.
- Posso darti una mano? Non mi fido di Kreaker, non vorrei che mi mettesse nel cibo qualche schifezza mentre gli dai le spalle!
Molly rise di gusto a quell'affermazione.
- Conoscendolo non si lascerebbe certo sfuggire l'occasione! - rispose Molly mentre le due donne, per la gioia di Angel si dirigevano verso la cucina.
Continua...
NOTE
(1) Tagliare
(2) Vincolo eterno. Dominazione.
(3) I primi Motorola... quei cosi enormi che sembravano citofoni!
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Draco Malfoy, Hermione Granger, Harry Potter, Ron Weasley, Lavanda.
Drarry
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Harry, Hermione, Ron e Lavanda.

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Dramione


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Harry Potter & Half Blood Prince Fanart
1) Draco Malfoy: Potion lesson
2) Draco vs Albus
3) Sectusempra: Draco vs Harry
4) Draco and Severus destiny
5) Sectusempra: Draco vs Harry2
6) Fenrir
7) Draco Malfoy















